Siamo all’ennesimo capitolo dello scontro tra Pavel Durov, co-fondatore e CEO di Telegram, e la Russia. Il Paese in cui è nato l’ha messo nel mirino ormai da parecchio tempo, accusandolo a più riprese di aver favorito attività terroristiche attraverso la sua piattaforma di messaggistica. Oggi l’autorità locale FSB ha emesso un mandato di arresto internazionale (Google Traduttore), ma non è dato sapere quali Stati dovrebbero aderire.
Mosca vuole arrestare il CEO di Telegram
Il dito di Mosca è puntato soprattutto contro l’utilizzo del servizio da parte di civili e militari ucraini, dall’inizio dell’invasione in poi, per preparare e coordinare atti di sabotaggio e terrorismo
. La replica del diretto interessato non si è fatta attendere ed è arrivata sotto forma di una fotografia pubblicata su X. Non è accompagnata da alcuna didascalia, ma il significato non è poi così difficile da comprendere.
— Telegram Messenger (@telegram) July 29, 2026
Durov, 41 anni e all’estero fin dal 2014, sostiene da tempo che le accuse mosse nei suoi confronti siano semplicemente un diversivo, il tentativo di spostare l’attenzione su sue presunte colpe con il solo scopo di inventare nuovi pretesti per limitare l’accesso dei russi a Telegram
. Al momento, l’applicazione è utilizzata da decine di milioni di utenti nel Paese, anche per la possibilità che offre di comunicare in modo protetto, grazie alla crittografia integrata.
I tanti attriti tra Pavel Durov e la Russia
Oltre ad aver co-fondato la piattaforma con il fratello Nikolaj, ha dato vita nel lontano 2006 anche a VKontakte, definito il Facebook della Russia. Il social network è ancora attivo (è il sito più popolare in patria e nella Top 50 al mondo), ma dal 2014 non ha più nulla a che fare con Durov, uscito dal progetto per divergenze di vedute con il presidente Vladimir Putin. Oggi la piattaforma è controllata dalla banca di stato Gazprombank e dalla compagnia di assicurazioni Sogaz.