Tesla, quello scomodo investimento in Bitcoin

Tesla, quello scomodo investimento in Bitcoin

Tesla è tra i gruppi che hanno maggiormente investito in Bitcoin e ora quell'investimento necessiterà di riflessioni e spiegazioni approfondite.
Tesla è tra i gruppi che hanno maggiormente investito in Bitcoin e ora quell'investimento necessiterà di riflessioni e spiegazioni approfondite.

Tesla è il gruppo che più di ogni altro nel recente passato si è sbilanciato nei confronti delle criptovalute effettuando un cospicuo investimento in Bitcoin. L’approccio è quello tipico del CEO, con Musk che non ha esitato a dar carta bianca al “Master of Coin” Zack Kirkhorn per una mossa che a molti è sembrata fin dalla prima ora scomposta. Tuttavia quando si guadagna si ha sempre ragione, quindi l’accrescersi delle quotazioni aveva coperto le voci di quanti non ritenevano opportuno quell’investimento da 1,5 miliardi di dollari.

La crescita dell’asset era stata repentina, arrivando vicina ai 2 miliardi a fine dicembre, ma da quel momento in poi la caduta delle crypto è stata continua e pesante. Non si tratta di semplice volatilità, fattore che sicuramente sia Tesla che Musk avevano messo in conto: la fase odierna è una fase di ripensamento complessivo di test sui fondamentali e di una profonda caduta della fiducia.

Tesla e BTC

Con la recente caduta delle quotazioni, è chiaro quindi come vi sia un impatto diretto anche su Tesla, sebbene soltanto con la prossima trimestrale potrà essere chiaro a quanto ammonti la perdita ed a quanto ammonti, soprattutto, il quantitativo residuo di Bitcoin detenuto dal gruppo. Con ogni probabilità Tesla non farà passi indietro rispetto alla propria posizione: il Bitcoin resta la criptovaluta con la maggior possibilità di ripresa e sarà su questa speranza che l’azienda costruirà la propria fiducia nell’investimento. Il gruppo non ha mai fatto mistero di “credere nel potenziale a lungo termine degli asset digitali, sia come investimento che in qualità di alternativa liquida al contante“, del resto.

Tesla del resto non è stata l’unica: Square, l’azienda fondata da quel Jack Dorsey con cui Musk ha direttamente a che fare all’interno del board di Twitter, solo nel mese di febbraio aveva investito ben 170 milioni di dollari, ritrovandosi ora probabilmente con qualcosa meno di 100 milioni residui (il valore del BTC è sceso nel frattempo da 50.000 a 30.000 dollari circa).

L’investimento di Tesla nei Bitcoin aveva già fatto discutere poiché ben poco coerente con la politica ambientale del gruppo: Musk si è sfilato dalla polemica chiedendo passi avanti in termini di sostenibilità al mondo crypto, ma intanto foraggiava con 2 miliardi di dollari questo tipo di attività. La caduta delle criptovalute ha punito gli avanguardisti dell’investimento, creando nuove basi su cui riconsiderare quegli investimenti. E’ opportuno che una grande azienda investa in criptovalute se tale investimento non diventa asset di sviluppo per prodotti e servizi? Come giudicare un imprenditore che sbilancia l’azienda su investimenti speculativi di questa caratura? Musk ha sbagliato e le criptovalute son da lasciare ai wallet dei comuni investitori, oppure la sua visione resta integra e la caduta è da considerarsi come mero incidente di percorso?

I “to the moooon” che hanno accompagnato i viaggi di SpaceX nello spazio erano la colonna sonora di un crypto-entusiasmo che ha evidentemente costruito le proprie basi sui tweet, sull’immagine e sulle idee di Elon Musk: oggi, proprio dopo la caduta della Luna, Musk deve fare i conti con un wallet alleggerito, con un’operazione Twitter in discussione e con gli azionisti Tesla che si chiedono cosa Musk intenda fare nei mesi a venire. Un investimento scomodo, insomma, che in fase di hype pesava meno e che ora richiederà invece spiegazioni e decisioni.

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Pubblicato il 18 mag 2022
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