Troll, brevetti e la pax di Google

La nuova iniziativa di licensing di Mountain View punta a tagliare la strada ai troll che vorrebbero lucrare su Android e le tecnologie collegate all'OS mobile. Che sia l'inizio di una nuova epoca di pace brevettuale?

Roma – Google è la punta di diamante di un nuovo patto di non aggressione brevettuale che ruota intorno alle tecnologie collegate ad Android: si chiama Android Networked Cross-License , ma è stato presentato con il più sintetico nome PAX .

Secondo le disposizioni previste dall’accordo PAX, i partecipanti si riconosceranno reciprocamente licenza gratuita per lo sfruttamento brevettuale di tecnologie collegate ad applicazioni Google e Android sviluppate per i dispositivi qualificati a supportare il sistema operativo di Big G.

Non si tratta del primo tentativo portato avanti da Google sul fronte della lotta ai cosiddetti patent troll, ovvero quelle entità commerciali che non producono o non vendono alcun prodotto specifico, ma hanno un discusso metodo di business basato su aggressive strategie legali volte all’ottenimento di royalty o altre compensazioni per la proprietà intellettuale che hanno acquisito da altri: per questo già nel 2015 Google aveva lanciato il suo Patent Starter Program con cui offriva alle startup l’accesso a gran parte del suo enorme portafoglio brevettuale e il LOT Network, accordo di cross licensing che vede Mountain View promuovere insieme a Dropbox, SAP e Canon una vera e propria condivisione di proprietà intellettuale (con conseguenti patti di non aggressione).

Nel frattempo i pericoli delle offensive brevettuali sembrano essersi concentrati sul suo sistema operativo Android, così il nuovo tentativo di Mountain View di costituire una alleanza anti-aggressione brevettuale si concentra proprio su questo: Google PAX è il frutto della collaborazione con i partner di Android, tra cui spiccano Samsung, LG, Foxconn, HMD, HTC, Coolpad e Allview e che insieme detengono un portafoglio brevettuale mondiale di 230mila titoli.

Curiosamente, proprio Microsoft, che di Android rimane uno dei principali aggressori, ha lanciato nei mesi scorsi un’iniziativa simile con il medesimo obiettivo di risolvere alla radice il problema della proliferazione di cause brevettuali.

Claudio Tamburrino

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti