Ubuntu al Core della Internet delle Cose

Il gran capo di Canonical presenta una nuova iniziativa dedicata ai dispositivi iperconnessi, un release di Ubuntu minimale e facilmente aggiornabile da remoto. Addio a vulnerabilità e crisi di insicurezza, promette l'azienda
Il gran capo di Canonical presenta una nuova iniziativa dedicata ai dispositivi iperconnessi, un release di Ubuntu minimale e facilmente aggiornabile da remoto. Addio a vulnerabilità e crisi di insicurezza, promette l'azienda

Mark Shuttleworth ha visto il futuro della Internet delle Cose (IoT), e ora sostiene che la rivoluzione di gadget e dispositivi iper-connessi sarà basata su Linux – o per meglio dire Ubuntu. Canonical offrirà quindi una nuova variante di Ubuntu Core espressamente pensata per la IoT , garanzia di qualità FOSS e di aggiornamenti continuati al codice.

Ubuntu Core è una versione ridotta all’osso (128MB) della celebre distro Linux, e la release per i dispositivi IoT è stata ovviamente modificata per una maggiore compatibilità con questo genere di gadget. L’OS è in grado di girare sia su chip ARM (ARMv7) che x86, richiedendo 600MB di RAM e 4GB di storage Flash per operare correttamente.

Ubuntu Core per IoT farà ovviamente ampio uso del già meccanismo di update chiamato Snappy , un nuovo sistema di distribuzione degli aggiornamenti pensato per sostituire il modello “apt-get” garantendo maggiore flessibilità e velocità nella segnalazione e installazione delle nuove versioni dei pacchetti software integrati in Ubuntu.

Proprio la disponibilità degli update, idealmente costante nel corso del tempo, dovrebbe essere uno dei punti fermi dell’offerta Ubuntu Core per IoT: Shuttleworth e Canonical propongono alle aziende di dispositivi connessi di farsi carico della distribuzione centralizzata dei firmware aggiornati, promettendo che la community open non mancherà di patchare pericolose vulnerabilità di sicurezza scovate nel codice.

Alfonso Maruccia

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22 01 2015
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