UE: Google giustifichi la conservazione dei dati

Il gruppo di lavoro Articolo 29, che affianca la Commissione Europea, chiede spiegazioni a BigG su come tratta i dati degli utenti, perché li raccoglie e perché li conserva così a lungo
Il gruppo di lavoro Articolo 29, che affianca la Commissione Europea, chiede spiegazioni a BigG su come tratta i dati degli utenti, perché li raccoglie e perché li conserva così a lungo

La pratica di Google di conservare le informazioni dei propri utenti è finita nel mirino del gruppo di lavoro Articolo 29 , che affianca la Commissione Europea nelle questioni che riguardano la privacy e i dati personali dei cittadini. Google, riportano le cronache , ha ricevuto una lettera in cui l’organismo europeo chiede di sapere il motivo per cui il colosso di Mountain View conserva indirizzi IP e dati degli utenti .

Una richiesta simile a quella avanzata , nei mesi scorsi, dalla Datatilsynet , Authority norvegese che opera per garantire il rispetto di leggi locali, accomunabili alle direttive che l’Unione Europea ha emesso in materia. La risposta era stata formulata da Google anche in maniera implicita, attraverso il blog ufficiale , e si presume che le argomentazioni tracciate saranno le stesse con le quali BigG si difenderà dall’atteggiamento inquisitorio dell’organismo UE.

Google aveva sottolineato con orgoglio la recente decisione di rendere anonimi dati come log ed indirizzi IP dopo un periodo di 18-24 mesi, e aveva avanzato delle giustificazioni a questa politica di data retention , seppur limitata nel tempo. Conservare i dati serve a migliorare i servizi offerti e a crearne di nuovi, ritagliandoli sulle esigenze degli utenti; aiuta Google a tutelarsi nei confronti delle frodi e degli attacchi da parte di malintenzionati, i quali potrebbero accedere ai dati degli utenti per fini illeciti.

Questa politica, a parere di BigG, si giustifica inoltre nel quadro della Direttiva UE che regola la data retention a fini di sicurezza: BigG vorrebbe uniformarvisi con anticipo. Un eccesso di zelo ? La Direttiva fa riferimento agli ISP e ai “fornitori di servizi di comunicazioni elettroniche”, ma non prende in considerazione i motori i ricerca.

Se Google fa un vanto delle pratiche che intende mettere in atto, inquadrandole in un contesto che sembra favorire il netizen , è diversa l’opinione espressa uno dei membri del gruppo Articolo 29, raccolta dal New York Times : il periodo di conservazione sarebbe sproporzionato , e la politica di Google sarebbe di impronta meramente commerciale .

Una prospettiva che nasce dalle considerazioni sull’importanza sempre maggiore per Google del proprio settore pubblicitario, con acquisizioni e sconfinamenti nell’ambito di media diversi , ma anche dalle pratiche annunciate dal motore di ricerca, che potrebbero spingersi, fra gamer e netizen ordinari , alla profilazione del singolo utente in un modo mai visto prima.

Pratiche e annunci che suscitano timori presso i cittadini, rimbalzano sui media e hanno iniziato ad allarmare anche l’Unione Europea, che con la lettera dei giorni scorsi sembra aver posto le basi per un atteggiamento risoluto nei confronti di BigG.

Google, riporta AP , ha dichiarato che fugherà ogni dubbio rispondendo ufficialmente prima della prossima riunione del gruppo di lavoro, prevista per giugno, e ha offerto la sua disponibilità ad avviare un dialogo con tutti gli stakeholder , con l’intento di migliorarsi a favore dei suoi utenti, e di tutti i netizen .

Peter Fleischer, responsabile per la privacy di Google, attraverso Reuters ha inoltre richiamato l’attenzione dell’organismo UE sulle politiche di Microsoft e Yahoo!, che sembrano invece passare inosservate. Ma, assicura Bloomberg News , facendo riferimento ad un’intervista rilasciata il mese scorso da un membro del gruppo Articolo 29, anche i due competitor sarebbero marcati stretti, pur non essendo ancora stati oggetto di richiami espliciti.

Gaia Bottà

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27 05 2007
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