UK, guerra di parole sulla sorveglianza

I colossi tecnologici statunitensi lanciano un allarme corale sui rischi connessi alla nuova proposta di legge sul tecnocontrollo britannica. Una legge obsoleta in pochi anni, dice la difesa, mentre i cittadini non si fidano degli ISP
I colossi tecnologici statunitensi lanciano un allarme corale sui rischi connessi alla nuova proposta di legge sul tecnocontrollo britannica. Una legge obsoleta in pochi anni, dice la difesa, mentre i cittadini non si fidano degli ISP

Dopo la levata di scudi di Apple nei confronti della proposta di legge britannica nota come Investigatory Powers Bill (IPB), ora tocca a una coalizione di pesi massimi del settore tecnologico fornire le motivazioni per cui il nuovo tecnocontrollo in salsa UK sia un’idea a dir poco disastrosa.

Il parere scritto fatto pervenire alle autorità inglesi è firmato da Facebook, Google, Microsoft, Twitter e Yahoo!, ed è perfettamente in linea con l’allarme lanciato in precedenza da Apple: una proposta come Investigatory Powers Bill attenta alla privacy e alla sicurezza dei cittadini, e inviterà altri paesi a istituire sistemi analoghi mettendo a rischio l’industria tecnologia nel suo complesso.

Le parole del testo sono vaghe e potrebbero costringere i colossi di rete a ridurre l’efficacia delle protezioni crittografiche per i dati degli utenti, visto che la proposta di legge mette per iscritto l’obbligo, per i fornitori di servizi di comunicazione, di collaborare per rendere disponibili i dati “in chiaro” nel caso in cui le autorità o le forze dell’ordine lo richiedessero.

L’industria hi-tech americana – che di fatto detiene il controllo della maggioranza del mercato mondiale delle comunicazioni – si è schierata in blocco contro la proposta britannica, ma anche dalle aziende impegnate nel settore della difesa fanno sapere di non apprezzare la legge: le nuove norme verranno rese obsolete dal progresso tecnologico in cinque anni, dicono .

Qual è il parere dei cittadini britannici sull’aumento dei poteri di tecnocontrollo da parte delle autorità? Secondo uno studio di Broadband Genie , il 63 per cento della popolazione sarebbe favorevole alla proposta ma una percentuale altrettanto maggioritaria (67 per cento) non si fida dei provider per l’archiviazione a lungo termine dei dati di rete.

In attesa di ulteriori opinioni e della votazione finale sulle nuove norme, dai membri della Camera dei Lord britannica arriva un autentico rimbrotto a Google, Facebook e compagnia, e agli allarmi che hanno lanciato: le aziende di rete statunitensi vorrebbero avere a disposizione un mercato in cui le forze dell’ordine non possono arrivare, ha scritto il Lord Jeff Rooker sul Guardian , e una simile richiesta non va accolta.

Alfonso Maruccia

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12 01 2016
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