Una (vera) carriera nell'IT

di Giuseppe Cubasia - Come inizia una carriera nell'IT? Cosa succede nelle imprese italiane col passare degli anni? Quando cambiare azienda? La via del Bravo Informatico è stretta, a volte sinuosa. Occhio ai vicoli

Roma – Esistono due strade principali per iniziare una carriera in questo lavoro, entrambe conducono allo stesso posto e per entrambe, come vedremo, è determinante un fattore chiave noto a tutti sotto il nome di “Scelta” aziendale, ma che in realtà nasconde molto di più di quello che dice.

La prima strada è quella tecnica che consiste nel fare a poco a poco tutti i gradini della scala gerarchica. Molti ingegneri, statistici, matematici, periti o gente di talento con un diploma hanno iniziato così, dal basso. C’è chi ha studiato tantissima teoria (il cui 90% nella realtà lavorativa non è applicata né applicabile, a meno di lavorare in nicchie di mercato), e chi ha iniziato da subito a battere i tasti sulla tastiera, per poi approfondire la teoria successivamente.

La carriera tecnica è rapida ed entro 4 – 6 anni ci si può fregiare del titolo di esperto, attualmente ottimi settori in cui specializzarsi sono il Web, l’IT Security ed il Datawarehouse. A questo punto la carriera ha un primo stop, a meno di non essere una risorsa molto richiesta per il proprio know-how specifico (ad esempio su alcuni CRM).

In genere a questo punto qualcuno vi appioppa il titolo (senza nessuna remunerazione aggiuntiva) di coordinatore, con la motivazione: tu ne sai più degli altri essendo il più “esperto”.

Il coordinatore ha la perfetta conoscenza del ciclo di sviluppo del software (ISO 900x). Egli sa cosa serve per realizzare cosa. Ai suoi skill tecnici si aggiunge la capacità di saper scrivere documenti tecnici, i più diversi, dall’architettura, all’analisi dei requisiti, fino al piano di testing, e la grande disponibilità a supportare l’intero team per risolvere situazioni critiche.
Un buon coordinatore dopo qualche tempo si trasforma in una perfetta macchina d’assemblaggio: da una parte entrano i requisiti, dall’altra escono le soluzioni.
E qui il bravo informatico termina la propria carriera per abbracciare la professione del bravo manager.

La seconda strada invece inizia con una laurea in economia e commercio. Chi sceglie questa strada è quello che potremmo chiamare l’esperto di prodotto o di Business.

Per il nostro esperto il funzionamento interno del sistema è assolutamente sconosciuto, ma in compenso conosce perfettamente (o dovrebbe) il flusso dei dati e la tematica di Business che il sistema implementa.
Questi esperti li riconoscete perché lavorano quasi esclusivamente con sistemi di financial, bancari o logistici. Tra i loro skill vi sono una grossa capacità di comunicazione, l’accuratezza per i dettagli formali ed una conoscenza generale sul ciclo di sviluppo. Per tutto il resto fanno conto sulla professionalità dei bravi informatici.
Anche loro dopo 4 anni si fregiano del titolo di esperto, ma non è detto che debbano integrare il loro skill con altre approfondite conoscenze “tecniche”, mentre è necessario che approfondiscano il Project Management (PM).

La conoscenza del PM è un requisito necessario per essere un Bravo Manager , così come lo è l’attenzione al ROI ed al Budget aziendale, ma non è condizione sufficiente per un avanzamento nella carriera di una persona IT. Si possono possedere ottimi Skill e comunque avere una carriera bloccata. Questo accade, a prescindere dal tipo strada che avete imboccato all’inizio, per un semplice ed unico motivo chiamato “Scelta” Aziendale.

Accade semplicemente che l’Azienda debba nominare dei responsabili su cui basare le sue scelte future e questa scelta non cade su di VOI. La scelta dovrebbe essere fatta in base ad un Assessment ed ad altri parametri oggettivi che l’ufficio del Personale raccoglie sulla personalità, sulle prestazioni e sui valori e skill della persona, ma quasi sempre è semplicemente il frutto di un’indicazione del diretto superiore.
Il motivo per cui si faccia così è da ricercare nei maggiori costi aziendali che una ricerca di dati oggettivi comporta, ma da ultimo vi è anche da considerare che è un indubbio vantaggio per un Responsabile poter nominare le persone che ritiene di sua fiducia.

La persona di fiducia diventa cosi PM (Project Manager), cui è dato l’obiettivo principale dichiarato di portare dei risultati economici all’azienda e quello implicito, secondario, e spesso mai dichiarato, d’adoperarsi per la crescita professionale delle persone di cui è responsabile.

È un dato di fatto che le aziende, quelle italiane specialmente, su quest’ultimo obiettivo abbiano previsto degli scarsi investimenti, anzi spesso i PM sono lasciati totalmente soli e suppliscono con l’improvvisazione e la faccia tosta alla mancanza di preparazione e metodo nello sviluppo della persona. La bassa preparazione alla gestione delle risorse (One minute Manager, chi era costui?!) dà cosi adito ad episodi degni del migliore Dilbert, che entrano di diritto nelle leggende aziendali.

Per coloro sui quali non è ricaduta la “Scelta” aziendale, la poca trasparenza sulle motivazioni che hanno portato ad essere stato escluso dalla selezione, unita alla mancanza di aggiornamento professionale ed alla sensazione di vivere giorno per giorno senza un preciso obiettivo professionale (per non usare parole grosse come Iter di carriera) sono tutti fattori che contribuiscono a portare la carriera del Bravo Informatico su un binario morto.

Dopo qualche tempo passato nella posizione (circa 15,18 mesi) ci si scopre ad essere degli esperti tecnici (e/o coordinatori e/o PM), ma degli assoluti sprovveduti nelle tecniche relazionali che appaiono l’unica strada percorribile per smuovere una carriera.
Quando si arriva a questa conclusione ci si comporta come i topi in gabbia, ci si sceglie un angolino all’interno dell’organizzazione e si evita ogni possibile coinvolgimento perché qualsiasi cambiamento si avverte come inutile o peggiorativo.
Meglio sarebbe cambiare ambiente, prima d’arrivare a questo punto, se si è ancora in tempo.
Non appena si cambia ambiente si scopre che le stesse qualità che la “Scelta” Aziendale aveva ignorato sono invece assai apprezzate, con il doppio vantaggio dell’accrescimento dell’autostima, ma soprattutto della cifra scritta in basso a destra che si legge alla fine del mese.

Non è che però le persone di fiducia se la passino meglio. Da una parte hanno lo stress di portare a casa dei risultati passando su tutto e tutti, dall’altra la necessità di motivare un team che di motivazioni ne ha ben poche. Per supplire a questo tendono ad accentrare il lavoro e a farsi carico di tutto, arrivando a lavorare anche 50-80 ore la settimana, perdendo di vista la capacità primaria di un PM, quella di saper delegare per non morire affogato.

Presto o tardi questo tipo di PM si trasforma in una persona poco gradita o cambia ambiente per la propria salute ed allora può darsi che la “Scelta” aziendale ricada su di VOI.

Nel frattempo lavorare nell’IT, per chi ha passione e voglia sperimentare, porta sempre qualche nuova interessante novità con cui cimentarsi ed alla fine qualcosa di buono esce sempre.

Le persone brave, capaci e che portano vantaggi all’azienda sono sempre ricercate, anche se non sempre hanno possibilità di arrivare in alto. Come diceva Machiavelli: anche il Principe più accorto ha solo il 50% di possibilità di riuscire.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

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  • A O scrive:
    solo una intergazione...
    Come sempre succede, concordo con il Sig. Calamari.Anche se su un punto ci sarebbe forse una integrazione da fare, laddove si dice: Gli unici che ne hanno bisogno, un bisogno disperato perché è in ballo la loro esistenza, sono le aziende che mediano ed incettano i proventi del diritto d'autore [...] Queste aziende non credo siano le uniche ad avere bisogno (o a poter trarre vantaggio) da questi scenari di Grande Fratello.Purtroppo mi pare che, da qualche tempo e sempre di più, molti politici e governi (di tutto il mondo) stiano meglio comprendendo le "potenzialità" di condizionamento, controllo e coercizione offerte da una società in cui l'informazione, la conoscenza, l'economia, ecc... siano del tutto digitalizzate con l'impiego di tecnologie come DRM, TC e così via...Se ne stanno rendendo conto non tanto nel senso che capiscono di dover proteggere la libertà dei cittadini, ma piuttosto, appunto, nel senso di come meglio sfruttarne (al di là di quanto già facciano) le "potenzialità" di condizionamento, controllo e coercizione offerte da una società digitale...E la cosa più preoccupante, forse, è che tra le prime (le aziende) e i secondi (politici e governi) si iniziano a intravedere chiare strategie di collaborazione sinergica...che dite? Cassandra? complottismo?...
  • Ricky scrive:
    condivido e sottolineo...
    L'ho gia' fatto presente piu' volte e come me altri hanno condiviso.Tra chi crea e chi compera (fruisce) ci sono troppi parassiti che negli anni si sono installati come i loro rootkit.PRIMA non si avevano molte alternative,in effetti non si avevano alternative perche' NON NE VENIVANO CREATE proprio per poter controllare e "disciplinare".Con internet si e' aperto uno spiraglio e la sua affermazione come veicolo di contenuti ,di qualsiasi tipo, ha regalato a noi tutti nuove speranze.Tramite la grande rete si possono raggiungere cose che prima erano impensabili.Tralasciamo per un attimo informazione e CONOSCENZA che sono imprescindibili e soffermiamoci sul "non necessario" ovvero FILM e MUSICA.Adesso si puo' tagliare i ponti con i parassiti di cui parlavo e quindi questo getta un'ombra cupa sui loro GUADAGNI... ovviamente devono ricorrere ai ripari e come lo fanno?1)REPRESSIONE, a tutti i costi, per scoraggiare il P2P2)Creazione di LEGGI AD HOK.Considerate la facilita' con cui costoro sono riusciti a far passare punizioni "esemplari"come SOLO con le major potevamo avere.3)Creazione di DRM invasivi per poter comunque avere il controllo della filiera sin dall'inizio.Ascolti quello che vogliono loro,come vogliono loro,pagando quello che loro reputano "giusto" o per meglio dire "EQUO" visto che questa parolina piace tanto a chi rastrella soldi senza produrre nulla.In fine,costoro vorrebbero controllare tutto e ci chiedono di FIDARCI del loro operato...evidentemente chi infila rootkit all'interno del tuo pc sbattendosene delle LEGGI che pretende tu osservi ha un ottimo biglietto da visita per proporsi come ENTE GARANTE di se stesso.Qui va' rivisto tutto...POTARE I RAMI SECCHI per rendere tutto piu' fruibile,meno costoso e sopratutto...SENZA CONTROLLI DRM.
  • Carlo Strozzi scrive:
    Il problema di fondo
    Ottimo articolo, come spesso lo sono quelli di Calamari. Ho dato un'occhiata alla proposta che lui critica ed ho potuto prendere atto come questa proponga (penso proprio intenzionalmente) ancora lo stesso vecchio equivoco di fondo: da una parte c'è che produce qualcosa di intellettuale, dall'altra c'è chi lo consuma, e in mezzo c'è solo il mercato, quindi i quattrini. Tutto viene perciò ricondotto a possibili sistemi per riaffermare questo principio di esplicita mercificazione -- già non sempre vero neppure nel mondo materiale -- anche nel mondo immateriale. La realtà è ben più articolata, e questo risulta indigeribile a molti. Internet a fatto sì che tutti, se lo vogliono, possano essere al tempo stesso produttori e consumatori di immaterialità (il che non implica che siano tutti artisti, ma perché quelli "di cassetta" lo sono sempre ? Non mi pare, viste certe porcherie, o perlomeno è soggettivo). Questa immaterialità può essere fruita da altri non necessariamente a fronte di un corrispettivo economico, ma spesso per altre motivazioni, quale la voglia di farsi conoscere, la volontà di far qualcosa per gli altri (non mi pare che il non-profit sia un settore marginale), oppure, nel caso del software, la consapevolezza che l'apporto di altri potrà regalarci uno strumento che mai avremmo potuto creare da soli. Tutto ciò che nega l'evidenza delle cose è destinato al fallimento, anche se talvolta ciò avviene dopo lacrime e sangue, ma avviene. Chi, spesso inascoltato, si batte per riaffermare la verità lo fa proprio affinchè questa non si riaffermi da sola in modo traumatico. Qui ho scritto qualcosa, per chi fosse interessato: http://www.strozzi.it/cgi-bin/CSAI/tw6/it/LRI/tw-recent-pages/
  • Giovanni Guiso scrive:
    stimo Calamari, e vorrei che le sue idee
    Magnifico articolo, mi riconosco perfettamente nel ritratto che Calamari con cotanta grazia e speranza tratteggia ed evoca.L'unico rimpianto è che le sue idee abbiano una diffusione inferiore al loro valore. Ovviamente in questo caso sarei più. che felice di sbagliarmi.Peccato che Paolo Nuti non legga queste pagine. Grazie da un insonne cronico come me.
  • Papaya scrive:
    Caro Marco
    Con l'aria che tira dovresti preoccuparti se avessi più di 17 lettori. Vorrebbe dire che le tue idee non valgono nulla.
  • Nome e cognome scrive:
    Bravo calamaio!!
    Sono sempre con te, anche quando non posto messaggi nel forum!! Sono sempre stato d'accordo con quello di tuo che ho letto. Continua così!!! Non ti demoralizzare né fermare, perché ho la sensazione che la maggior parte delle persone non siano dei polli come si pensa! I tuo articoli fanno sempre riflettere e aiutano a capire meglio come si muovono i potenti alle nostre spalle! :)
    • Ciccio87 scrive:
      Re: Bravo calamaio!!
      - Scritto da: Nome e cognome
      Sono sempre con te, anche quando non posto
      messaggi nel forum!! Sono sempre stato d'accordo
      con quello di tuo che ho letto. Continua così!!!
      Non ti demoralizzare né fermare, perché ho la
      sensazione che la maggior parte delle persone non
      siano dei polli come si pensa! I tuo articoli
      fanno sempre riflettere e aiutano a capire meglio
      come si muovono i potenti alle nostre spalle!
      :)Quoto tutto, d'accordissimo, grande Calamari
  • nevernow scrive:
    Scenari
    Chiariglione non ha mai perso occasione per sostenere DRM e compagnia bella...A margine, io continuo a credere che senza copyright continuerebbero ad esistere la musica, il teatro, la letteratura... forse ci sarebbe solo qualche Independence Day in meno e qualche Clerks in più. E in compenso tutto il mondo della creatività sarebbe inevitabilmente molto meno mercificato. Scenario apocalittico? A me non pare.
    • Ignorante Informatic o scrive:
      Re: Scenari
      - Scritto da: nevernow
      A margine, io continuo a credere che senza
      copyright continuerebbero ad esistere la musica,
      il teatro, la letteratura... Come non quotarti! ;)Senza alcun dubbio, continuerebbero ad esistere.Proteggere un'opera è un diritto, ma lo si può fare anche in termini meno restrittivi ( considerando che è proprio l'utente finale a determinarne il successo ).
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