Universal pronta a rompere con iTunes

La major comunica ad Apple di non voler rinnovare il contratto di distribuzione di brani sullo store per il prossimo anno. Lo strapotere di Jobs sul mercato non va giù all'industria di settore, abituata a dettar legge

Roma – In piena frenesia da debutto per il suo nuovo killer device iPhone , Apple deve vedersela con nuovi guai sul fronte della distribuzione di contenuti multimediali su iTunes Store. La questione è bollente, perché lo store digitale di maggior successo della Rete potrebbe perdere uno dei suoi pilastri , quella Universal Music Group – attualmente proprietà del conglomerato francese di media Vivendi – che con il 25,5% del mercato rappresenta la più grossa etichetta discografica al mondo e membro dell’elite dell’industria tradizionalmente indicata come le Quattro Sorelle del disco.

UMG, riferisce il New York Times , ha notificato a Cupertino la propria intenzione di non rinnovare il contratto annuale di distribuzione dei brani su iTunes , stando a quanto appreso da dirigenti che hanno preferito l’anonimato visto il momento delicato delle contrattazioni tra le due società. Senza intese ben definite, Universal distribuirà a proprio piacimento quanto riterrà più opportuno ad Apple, potendo inoltre pretendere da quest’ultima la rimozione dei contenuti con una semplice richiesta scritta, qualora le condizioni di vendita non risultassero più soddisfacenti.

Il colpo per la casa della Mela è di quelli pesanti: tra gli artisti scritturati da UMG spiccano personalità del calibro di U2, The Killers , Bon Jovi, Elton John, 50 Cent e il tenore Luciano Pavarotti. Giudicando a posteriori, la rottura è il prevedibile risultato della continua tensione tra l’istrionico Jobs e le major, che da sempre lamentano la scarsa interoperabilità della tecnologia DRM di iTunes con lettori che non siano iPod e il controllo di Apple sui prezzi di vendita dei brani, fermi da anni a 0.99 centesimi di dollaro.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la famigerata lettera aperta con cui Jobs ha denunciato i guasti provocati dall’utilizzo delle restrizioni anticopia che, insieme alla decisione di lanciare un servizio DRM-free assieme ad EMI, ha allargato la frattura tra Apple e il resto dell’industria musicale fino ad arrivare alle tensioni di questi giorni. Una decisione, quella del publisher, che non è senza conseguenze sul business: da sola, la distribuzione su iTunes è valsa per il 15% dei ricavi di Universal nel primo quarto del 2007, corrispondenti a qualcosa come 200 milioni di dollari.

Lo strappo, ad ogni modo, per ora sembra interessare la sola etichetta di Vivendi, avendo il colosso Sony BMG già rinnovato il contratto con iTunes per il prossimo anno. Gli osservatori di mercato consigliano prudenza: Ken Hertz, legale esperto nel settore dello spettacolo, con procure importanti come quella dei Black Eyed Peas e della starlette Beyoncé, ammonisce sullo scontro diretto con Jobs: “Quando i tuoi consumatori sono drogati di iPod, contro chi è che stai andando?” ammonisce l’avvocato, secondo la cui opinione l’industria dovrebbe andarci con i piedi di piombo , cercando margini per aumentare la concorrenza senza per questo imbastire guerre fratricide che danneggiano gli stessi produttori.

Non sono d’accordo alcuni dirigenti delle etichette, che secondo il NY Times spingono per usare la spranga di ferro contro la gestione tirannica del mercato da parte di Apple . Il prezzo tradizionale di 0,99 centesimi di dollari a brano su iTunes Store, ad esempio, che secondo Jobs riduce la pirateria e invoglia nuovi acquirenti, dovrebbe essere più elastico secondo quanto dichiarato dal presidente di Warner Music Group (l’altra del gruppo delle quattro sorelle) Edgar Bronfman Jr.

“Noi crediamo che non tutte le canzoni, né tutti gli artisti né tutti gli album sono stati creati uguali” pontifica Bronfman, che vorrebbe poter decidere a piacimento dell’etichetta eventuali sconti, offerte speciali o creste prezzi maggiorati per la paccottiglia i brani-tormentone che vanno al momento.

Sia come sia, il potere di Jobs, che deriva dal gestire il terzo gigante della vendita in rete dietro ai colossi della distribuzione discount Wal-Mart e Best Buy, non va più giù a Universal, evidentemente interessata a mantenere il monopolio sulla musica come succedeva ai bei vecchi tempi dell’oramai declinante business del disco.

Si può scommettere ad ogni modo sul fatto che la vicenda non finisca qui: tutto sta a verificare quanto questo rigurgito di modelli economici arcaici – l’oligopolio sulla musica commerciale da parte delle grandi sorelle, senza nessun canale “altro” obbligatorio per la distribuzione dei contenuti com’è attualmente iTunes – riuscirà a strappare in concessioni alla casa della mela morsicata.

Alfonso Maruccia

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  • SpeedPlus.b iz scrive:
    distruzione DDoS
    La comunità internet è stata frastornata, recentemente, dalle ripercussioni di un enorme 'distributed denial of service attack' (DDoS). DDoS opera da eserciti di computer zombie che inondano i bersagli con traffico senza senso. È come se vi precipitaste a casa per raccogliere una lettera importante, per scoprire che la vostra casa è completamente piena di posta indesiderata. Gli attacchi DDoS non sono nuovi ma quest'ultimo ha alcune caratteristiche davvero interessanti. Siti anche importanti, come Twitter, sono stati colpiti. In secondo luogo, i dispositivi zombie lanciando l'attacco hanno colpito dei prodotti innocui come le telecamere. In terzo luogo, l'attacco ha avuto sucXXXXX perché ha preso di mira Dyn (una società che gestisce uno dei bit chiave dell'infrastruttura di rete). Dyn ha la responsabilità di dire al tuo browser dove connettersi. È come l'ufficio postale dopo un bombardamento: tutte le case sono ancora lì, ma le lettere non possono arrivare. Infine, l'attacco era notevole per la sua mancanza di raffinatezza sono sospettati i cosiddetti 'script kiddies'. Questo moniker viene utilizzato per descrivere gli hacker di bassa abilità, che utilizzano strumenti disponibili pubblicamente. È difficile proteggersi da questo tipo di attacco, ma un semplice passaggio sarebbe quello di mettere al bando i produttori che utilizzano le password di default sui dispositivi che producono.
  • Nom cognom scrive:
    curiosita'
    Ma questi root kit quali su quali o.s. funzionano? ;)
    • unaDuraLezione scrive:
      Re: curiosita'
      contenuto non disponibile
    • Alfonso Maruccia scrive:
      Re: curiosita'
      Sostanzialmente tutti, incluso sVista.Comunque nè l'MPack nè lo "Storm Worm", che è nella fattispecie un trojan che funziona con protocolli di P2P per imbastire le botnet di PC zombi, che io sappia installano moduli rootkit sul sistema. Almeno non nelle varianti (in quest'ultimo caso) su cui mi sono informato a suo tempo....
      • TNT scrive:
        Re: curiosita'
        - Scritto da: Alfonso Maruccia
        Sostanzialmente tutti, incluso sVista??? Guarda che funzionano solo su Windows.
        Comunque nè l'MPack nè lo "Storm Worm", che è
        nella fattispecie un trojan che funziona con
        protocolli di P2P per imbastire le botnet di PC
        zombi, che io sappia installano moduli rootkit
        sul sistemaE invece sbagli.Lo Storm Worm USA rootkit. Mpack invece non c'entra nulla e non ha senso paragonarlo a Storm Worm: il primo e' un malware per Windows, il secondo e' un framework che va installato su server e che crea exploit per installare malware "da remoto" su Windows.Mpack serve per installare Storm Worm o qualsiasi altro malware (o volendo, anche non-malware): crea delle pagine con exploit che andranno a colpire i browser che le visitano, eseguendo del codice che permettera' di "installare" da remoto. Una macchina che abbia Mpack non e', di per se', "infetta" (a meno che questo non sia stato messo su da qualcuno che ha avuto accesso indebitamente alla macchina): il 99% dei server che hanno su Mpack sono appartenenti direttamente ai criminali. Anche per quanto riguarda l'attacco ai server Aruba/Hosting Solutions, Mpack non era stato messo direttamente su quei server: semplicemente i server Aruba e Hosting Solutions erano stati bucati ed in tutti i siti era stato inserito un iframe che rimandava ai server con su Mpack.
        • TNT scrive:
          Re: curiosita'
          - Scritto da: TNT
          - Scritto da: Alfonso Maruccia

          Sostanzialmente tutti, incluso sVista

          ??? Guarda che funzionano solo su Windows.


          Comunque nè l'MPack nè lo "Storm Worm", che è

          nella fattispecie un trojan che funziona con

          protocolli di P2P per imbastire le botnet di PC

          zombi, che io sappia installano moduli rootkit

          sul sistema

          E invece sbagli.

          Lo Storm Worm USA rootkit. Mpack invece non
          c'entra nulla e non ha senso paragonarlo a Storm
          Worm: il primo e' un malware per Windows, il
          secondo e' un framework che va installato su
          server e che crea exploit per installare malware
          "da remoto" su
          Windows.Ops (come si capisce da quello che ho scritto dopo) ho inverito l'ordine: ovviamente intendo dire che Storm Worm e' il malware per Windows e Mpack il framework.
  • Energia scrive:
    Livello di rischio
    Dall'articolo si legge che il rischio è molto alto, ma dal sito della symantec (linkato dallo stesso articolo) si legge:Trojan.SrizbiRisk Level 1: Very LowRischio molto basso.
    • Alfonso Maruccia scrive:
      Re: Livello di rischio
      Rischio delle botnet in generale, intendevo. E il caso dello "Storm Worm", che mesi fa ha infettato mezza Europa raggiungendo una diffusione ragguardevole (nessuna epidemia comunque), stà lì a dimostrarlo....
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