USA, malware sulle Fortune 500

Una nuova ondata di malware investe aziende di grosso calibro, siti governativi e istituzioni universitarie. Per una raffica di click e un mega elenco di password per giocare online

Roma – Secondo alcuni esperti di sicurezza informatica, negli States sono decine di migliaia i siti facenti capo ad aziende Fortune 500 , ad agenzie governative ed istituzioni accademiche infettati con codice malevolo, i cui obiettivi sono la cosiddetta click fraud e il furto di credenziali connesse a giochi online delle persone che li visitano.

“È stata colpita una grande varietà di siti”, spiega a The Register Mary Landesman, ricercatrice di ScanSafe , azienda che informa i propri clienti in tempo reale sui siti infettati da malintenzionati. “È un esempio di ciò che noi vediamo tutti i giorni. Per le aziende che hanno forti interessi nella presenza sul Web, è davvero il momento di dare uno sguardo più approfondito alla propria politica in fatto di sicurezza”.

Un avvertimento piuttosto forte, quello di ScanSafe, visto che sarebbero quasi centomila le URL afflitte dall’exploit, tra le quali anche quelle dei siti di Computer Associates, dello Stato della Virginia , della città di Cleveland e dell’Università di Boston. Visitando uno di questi siti si viene trasferiti sul dominio uc8010.com , a partire dal quale l’exploit tenta di compiere la propria missione.

Il trucco sfruttato, spiega il CTO di SANS Internet Storm Center Johannes Ullrich, è quello di impiegare l’iniezione di codice malevolo tramite versioni non aggiornate di SQL installate sui server oggetto dell’attacco ( SQL injection ). Con uno script Java viene effettuato il trasferimento del visitatore sul sito finale , che tenta la forzatura mediante molteplici vulnerabilità conosciute.

Se il trucco riesce, viene installato un keylogger che sottrae le credenziali di accesso a siti e servizi. Non solo: l’exploit forza i malcapitati navigatori a visitare siti di terze parti, progettati per retribuire l’invio di traffico. A questi i cracker avevano in precedenza sottoscritto abbonamenti come affiliati e, dalle visite procurate dall’exploit, hanno così ricavato denaro .

In passato non sono mancati episodi altrettanto gravi. Lo scorso anno, in una circostanza simile furono prese di mira aziende dello stesso calibro, con l’obiettivo di alimentare una vasta azione di spamming .

Marco Valerio Principato

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Flavia Marzano scrive:
    Gli ultimi 10 milioni...
    Non si sa dove sono finiti gli ultimi 10 milioni... altra lettera al Ministro?Mi aiutate?Flavia Marzanohttp://finalmentelibero.ning.com/profiles/blogs/e-gli-ultimi-10-milioni-dove
  • davide impegnato scrive:
    LI HO TROVATI!!!
    http://www.altalex.com/index.php?idnot=37499Che siano gli stessi 10 milioni? può essere?Davide ImpegnatoPs. Articolo che riguarda il regalo del Tesoro ai COCOCO: se compri un PC con sistema operativo preinstallato (quale?!), ti regaliamo 200 euro (non sarà che ti regaliamo il sistema operativo?!).Qui la pagina del progetto:http://vci.sogei.it/cococo/area_beneficiari/cosa_acquistare.htmSarranno QUEI 10 milioni?!
  • Redmond 2008 scrive:
    Ecco il codice aperto per l'italia
    http://www.codiceaperto.org/
  • Io non ho paura scrive:
    L'Italia aspetta?
    Da quale sondaggio vi risulta che l'italia (quindi la maggioranza della popolazione) vuole l'open source?Per quel che vedo io la maggiorparte degli addetti al settore (lamer esclusi) ritiene l'open source la morte dell'industria del software, in cambio di prodotti scadenti e anonimi.
    • CCC scrive:
      Re: L'Italia aspetta?
      - Scritto da: Io non ho paura
      Da quale sondaggio vi risulta che l'italia
      (quindi la maggioranza della popolazione) vuole
      l'open
      source?

      Per quel che vedo io la maggiorparte degli
      addetti al settore (lamer esclusi) ritiene l'open
      source la morte dell'industria del software, in
      cambio di prodotti scadenti e
      anonimi.se anche così fosse (e non è), per l'italia ciò che paventi sarebbe sono un bene:mentre ci sono varie multinazionali del software, tutte "straniere", qui da noi l'industria del software non esiste (ci sono solo quattro sedicenti software house che non vanno molto più in là di scadentissimi gestionali VB)...per cui se si verificasse la "morte dell'industria del software" (ovvero di quelle multinazionali) avremmo tutto da guadagnarci: nuovi spazi di mercato... (che naturalmente sarebbero occupati da altri, tipo germania, dove la cultura e le industrie il sw libero sono molto più diffuse....)
    • www.aleksfa lcone.org scrive:
      Re: L'Italia aspetta?
      - Scritto da: Io non ho paura
      Da quale sondaggio vi risulta che l'italia
      (quindi la maggioranza della popolazione) vuole
      l'open source?La politica fatta coi sondaggi... li conosciamo i risultati.
      Per quel che vedo io la maggiorparte degli
      addetti al settore Chi? Conosci la maggior parte degli addetti di qualche settore? E quale? Hai fatto un sondaggio?
      ritiene l'open source la morte dell'industria
      del software, in cambio di prodotti scadenti e
      anonimi.Chi lavora nel settore può constatare la grande qualità e rapidità di sviluppo del software libero, il cui movimento è tutt'altro che morente ed i prodotti sono tutt'altro che anonimi.Se poi non hai mai sentito nominare MySQL, Apache, Firefox, PostgreSQL, GNU/Linux, Thunderbird, OpenOffice, Eclipse, allora non sai nulla di informatica.Se poi ritieni che società come Google, IBM, Amazon, Red-Hat, Sun Microsystems, Novell, Dell, NYSE siano così poco avvedute da investire pesantemente in un settore morente, allora sarebbe il caso di domandarsi se per caso non ti stai sbagliando.O no?Più che la morte dell'industria del software sarebbe la fine di UNA industria del software.
      • rockroll scrive:
        Re: L'Italia aspetta?
        Più che la morte dell'industria del software sarebbe la fine di UNA industria del software. Mi sei piaciuto, straquoto!
    • pippo75 scrive:
      Re: L'Italia aspetta?
      - Scritto da: Io non ho paura
      Da quale sondaggio vi risulta che l'italia
      (quindi la maggioranza della popolazione) vuole
      l'open source?sondaggi, basta commissionarli poi decidi tu i risultati, anzi li decidi prima e li concordi con l'azienda che fa il sondaggio
      Per quel che vedo io la maggiorparte degli
      addetti al settore (lamer esclusi) ritiene l'open
      source la morte dell'industria del software, in
      cambio di prodotti scadenti e
      anonimi.a: le ditte vogliono da sempre il tutto chiuso, sopratutto in Italia, dove anche in disegno piuù elementare è closedb: tutto vogliono l'open source, ma in quanti lo fanno?c: lo stesso programma quanto con o senza sorgenti?d: a quanti interessa qualcosa dei sorgenti del programma?leggo dall'articolo:""Al fine di estendere e sostenere in tutto il territorio nazionale la realizzazione di progetti per la società dell'informazione""non è che poi saranno liberi solo se degradati o a bassa risoluzione? Altrimenti paghi la siae.""L'Italia può assumere una posizione di leadership nell'ambito della produzione ed erogazione di servizi e soluzioni basate su codice a sorgente aperto""Tolto il Mame, che progetti di rilievo esistono fatti in Italia?
  • ninjaverde scrive:
    Idee quasi profane
    Premetto che non sono un tecnico informatico anche se ho scambi di idee con tecnici informatici.1) Open source: che sia Linux o windows. Qui si tratta di Sistemi Operativi che permettono il funzionamento di milioni di macchine nel mondo (oltre che in Italia).Quindi, come i brevetti per i ferri chirurgici, e direi anche dei farmaci salva-vita, dovrebbero essere dei "brevetti aperti". E' inconcepibile che un SO che fa funzionare milioni di macchine ad un certo punto potrebbe essere ritirato dal mercato o dall'uso. Se La Microsoft volesse lo potrebbe anche fare. Ciò metterebbe in crisi l'economia mondiale. E' un potere enorme che vine dato per legge ad un solo soggetto.Per "fortuna" o perchè qualcuno ha cercato una alternativa, c'è un Linux, e spero presto, anche un SO Windows aperto. 2) Ciò detto non è affatto accettabile che tutto il software sia rigorosamente aperto. Poichè questo vorrebbe dire che i programmi particolari diverrebbero "oggetti" facilmente piratabili. La conseguenza sarà, che chi ci ha lavorato su dovrebbe di fatto regalare il suo lavoro.Quindi occorre selezionare le priorità, e capire ciò che è meglio per una cosa e ciò che è meglio per un'altra.Un SO chiuso è un'assurdità, poichè ci va di mezzo la sicurezza, la privacy, l'ottimizzazione del funzionamento di una macchina, si limita la possibilità della modificabilità del sistema che potrebbe essere diversa a seconda delle esigenze dell'utente.Ovvio che ci deve essere una licenza adeguata che salvaguardi i diritti degli autori o distributori come avviene attualmente per il software libero.Per programmi particolari, fatti "su misura" è ovvio che il discorso può anche essere quello di proteggere maggiormente il contenuto per motivi commerciali. Se un autore ritira il suo prodotto particolare, non mette in crisi tutto il settore informatico... Non ha di certo il potere di un monopolista.
    • Marco Grazia scrive:
      Re: Idee quasi profane
      Diciamo che lei ha una visione da non informatico e ciò è bene in quanto è impensabile pensare ad un'informatica per tutti, se poi, non ci sono le persone come lei.Però almeno in un punto dissento da lei, e cioè nel punto 2 quando lei parla della pirateria, in particolare della possibilità di piratare un software solo perché specifico.A tal fine le ricordo che il software libero sta sempre dietro ad una licenza, che non ci sono programmi di serie A e di serie B, che taluni siano così poco "particolari", è espressione sua, da poter essere tranquillamente "piratati", è sempre espressione sua, ed altri che invece non conviene far piratare.A tal riguardo le faccio notare che i programmi più piratati sono proprio i programmi closed source che gnu/linux è un programma aperto e copiabile (non piratabile che è un'altra cosa) che lei può se vuole, copiare e rivendere.Ci sono aziende come novel o redhat, tanto per citarne due a caso, che hanno fatto di questa filosofia il loro stile di vita e non mi pare che stiano navigando in brutte acque, ma tutt'altro.La pirateria, quella vera, si applica sulle licenze e non sul prodotto, infatti se lei legge un'EULA di un qualsiasi prodotto closed source, si accorgerà che in esse più che altro è vietata la copia del prodotto sia per scopi personali, che per altri scopi. (più altre cose)Mentre in una qualsiasi licenza libera, questa copia viene addirittura incoraggiata.Oltretutto lei stesso si contraddice quando dice che un SO chiuso è un assurdità, consideri che un SO è un programma e che nel suo stesso assunto di prima è "particolare" dove ci hanno lavorato migliaia di persone; perché secondo lei questo dovrebbe essere libero, mentre altri programmi no, ci pensi.Pensi anche ad un'altra cosa, free non vuole dire sempre gratis, ma libero, libero anche di farsi pagare per esso.MG
      • ninjaverde scrive:
        Re: Idee quasi profane
        Forse non ci siamo capiti bene.Un SO libero: è ovvio che avrà una licenza, ma deve essere una licenza che permetta all'utente di gestire la macchina come vuole. Ovvio no?Un software particolare può essere "non copiabile", poichè copiarlo vuol dire distribuire copie o usarlo su un numero di macchine X non previsto dal contratto. E' ovvio che per queste limitazioni oltre quelle della licenza, vi possano anche essere altre protezioni, tipo compilazione, trasformazione a basso livello se non progettazione ad ok. In questo caso appunto la gestione della macchina sarà condizionata dal SO o dal programma stesso, che comunque non dovrà inficiare il funzionamento base del computer.
        • www.aleksfa lcone.org scrive:
          Re: Idee quasi profane
          - Scritto da: ninjaverde
          Forse non ci siamo capiti bene.
          Un SO libero: è ovvio che avrà una licenza, ma
          deve essere una licenza che permetta all'utente
          di gestire la macchina come vuole. Il software libero è tale se la sua licenza garantisce all'utente la libertà usarlo senza limitazioni, copiarlo e distribuirlo come preferisce (anche a pagamento), modificarlo per adattarlo alle proprie esigenze o per trarne nuovi software e poi ridistribuirne il risultato come preferisce (anche a pagamento), ottenere insieme al compilato anche il codice sorgente del software. La sola limitazione importante è l'obbligo di utilizzare nella redistribuzione lo stesso tipo di licenza, in modo da continuare a garantire le stesse libertà.
          Un software particolare può essere "non
          copiabile", poichè copiarlo vuol dire distribuire
          copie o usarlo su un numero di macchine X non
          previsto dal contratto.Il software libero deve essere "copiabile" altrimenti non è libero. E non c'è limite al mumero di macchine su cui può essere installato, né alle copie effettuabili, né al modo in cui si vorrà distribuire tale software.
          vi possano anche essere altre protezioniIl software libero non ha protezioni poiché l'obbiettivo è quello di garantire l'assoluta libertà: sarebbe un controsenso.
          tipo compilazione, trasformazione a
          basso livello se non progettazione ad ok. In
          questo caso appunto la gestione della macchina
          sarà condizionata dal SO o dal programma stesso,
          che comunque non dovrà inficiare il funzionamento
          base del
          computer.Non è chiaro il riferimento, chiaramente sono pensieri di un "profano" (absit iniuria verbis). Ma capisco che, non conoscendoli, i princìpi cui si ispira il free software possano apparire "estranei" ad un mondo in cui profitto e mercato sembrano farla da padroni. Ho assistito allo sbigottimento di mio padre quando gli ho spiegato perché sul suo PC c'era GNU/Linux e non Windows.Per approfondire l'argomento consiglierei di leggere "Software libero, pensiero libero", una raccolta di saggi di R.Stallman: si trova facilmente su internet anche in italiano, in due volumi. A distribuzione libera, naturalmente. Oppure ci sono le dichiarazioni di principio sul sito della distribuzione Debian (http://www.debian.org/index.it.html) dove è chiarito per i non-addetti cosa sia un SO libero.
  • andy61 scrive:
    Siamo pratici e propositivi!
    Conosciamo l'Italia, e soprattutto la scarsa, se non nulla, praticità nel suo approccio ai problemi.Dal punto di vista pratico, 10 milioni corrispondono a 25.000 Euro a 400 piccole aziende (lo stipendio per una risorsa neanche tanto pagata): pensate che possano farsene un gran che?Il problema è che in Italia non c'è coordinamento: tutte le realtà devono (o vogliono) reinventare l'acqua calda; non c'è condivisione dei dati, né delle applicazioni; e tutti costruiscono le proprie basi dati e le proprie applicazioni, assolutamente equivalenti a quelle di tutte le realtà omologhe (comuni, province, anagrafi, etc. etc. etc.)Aggiungo un'informazione: per esperienza personale ho riscontrato che nella pubblica amministrazione esistono molte persone volonterose, disponibili, preparate ed attive che potrebbero essere motivate, invece che tarpate nei propri sforzi.L'approccio storico della P.A. è quello di fare megaappalti, dando sostanzialmente il monopolio nello sviluppo e nel controllo delle applicazioni ad aziende private, che poi (ovviamente) fanno di tutto per mantenere la propria posizione dominante, eliminando o controllando la concorrenza.Come è noto, i monopoli sono in antitesi con qualità ed economicità, oltre al fatto che fanno arrivare i denari sempre nelle tasche delle grandi aziende, che sono le uniche che possono permettersi di essere ammesse e partecipare a gare d'appalto di grandi dimensioni.L'approccio che personalmente suggerisco invece è un bottom-up: partire dal basso, dalle esigenze più condivise, per creare infrastrutture condivise da tutta la P.A., con possibili rientri economici anche dal settore privato, che potrebbe beneficiare di tali servizi dietro un riconoscimento economico dei costi.Alla base di tutto ci vuole un coordinatore che raccolga le esigenze, e pubblichi proposte, aperte a tutti , sottoforma di RFC; seguendo le prassi ormai consolidate per rivedere e consolidare le bozze finali degli standard, si passa all'approvazione delle specifiche, sulla cui base possono essere bandite gare pubbliche, non necessariamente nazionali, aperte anche ai piccoli, sia per la realizzazione che per la manutenzione e la conduzione dei servizi appaltati.Per quanto riguarda lo sviluppo (rigorosamente Open Source), ritengo molto più proficuo che tutte le realtà locali si 'tassino' di 10.000 Euro, che aspettare che qualche ministero stanzi 10 milioni.Pubblicando i sorgenti delle applicazioni, tutti potrebbero offrirsi per la manutenzione del codice, e tutti potrebbero fornire suggerimenti e correzioni.Per confutare da subito molte obiezioni, la security by obscurity è morta da tempo.E la peer review pubblica porterebbe a soluzioni condivise che preverrebbero mancanze di competenza da parte di organi centrali.La parola chiave deve comunque essere interoperabilità : i formati dei dati ed i protocolli di interscambio devono essere pubblici, non devono esistere ridondanze, e non devono essere imposti requisiti che possano ricondurre implicitamente a fornitori non Open Source: qualunque cosa deve poter essere implementata utilizzando tecnologie gratuite.Saranno poi valutazioni (ben motivate e sottoposte a peer review) di eventuali requisiti prestazionali piuttosto che di qualità dei supporto a far adottare un prodotto piuttosto che un altro.La qualità del servizio, soprattutto per le piccole realtà, la si consegue non con appalti quadro fatti da Roma, ma con piccoli appalti a società locali, presenti sul territorio, che possono garantire tempi di risposta e prezzi competitivi rispetto ai pochi colossi che possono interloquire con i ministeri.Ovviamente alla base di tutto devono essere definite linee guida e policy chiare e che devono essere condivise ed accettate, senza deroghe, da tutti.Chiudo qui: non è la sede per approfondire oltre.Sono naturalmente disponibilissimo ad approfondire con chiunque sia interessato all'argomento.
    • www.aleksfa lcone.org scrive:
      Re: Siamo pratici e propositivi!
      Molto di ciò che dici è già stato codificato dalla legge italiana negli ultimi anni. Tecnologie aperte, interoperabilità, formati standard e liberi, protocolli di attuazione e comitati di controllo e di indirizzo sono già stati attivati a partire dal 2005.Un'accelerazione alla fase organizzativa è stata avviata nella seconda metà del 2006, a cominciare dall'adozione di infrastrutture software libere nei due rami del Parlamento (lo scorso Luglio Richard Stallman e Bruce Perens in persona hanno partecipato ad una audizione alla Camera dei Deputati). Ovviamente resta molto da fare, ma sembra che si sia imboccata la strada giusta.
      • andy61 scrive:
        Re: Siamo pratici e propositivi!
        Ti ringrazio per il commento.So di quanto è stato codificato dalla nostra legge, ma come ben sai, in Italia c'è una bella differenza tra ciò che viene legiferato e ciò (e come) viene realizzato, senza considerare i tempi biblici legati all'attuazione, che in qualche modo passa sempre attraverso lunghissime gare d'appalto che finiscono frequentemente nelle mani dei grandi del mercato, con grande ritardo, portando quindi all'implementazione di idee buone con progetti e tecnologie spesso superati al momento dell'aggiudicazione.Di fatto, non mi è noto di portali di qualche ministero ove siano pubblicati (per tutti, non solo per i le parti coinvolte nei progetti) specifiche e sorgenti di software utilizzato (o in fase di adozione).Anzi, mi permetto di aggiungere che persino i fornitori tendono a non rilasciare tutto il codice e le specifiche, in modo da mantenere un controllo ed un monopolio di fatto sui progetti acquisiti.Ritengo che vi sia una grande comunità di persone che parteciperebbe attivamente alla realizzazione di software veramente aperto per la nostra P.A., sia esterno che interno (io per primo).Senza contare la quantità di contributi (in termini di ricerca) che potrebbero pervenire dalle università e dai finanziamenti per l'innovazione.Ma il concetto di peer review è evidentemente come il diavolo e l'acquasanta per il nostro governo (lo dimostrano emendamenti e commi infilati di nascosto all'ultimo momento prima della votazione delle leggi, il totale disattendimento dei referendum popolari e delle osservazioni che provengono dalla comunità - vedi blog di Beppe Grillo).Un approccio che secondo me potrebbe funzionare è quello per cui gli enti locali si relazionassero con i colleghi su tutto il territorio, condividendo know how, esperienze e sforzi realizzativi, definendo standard di fatto funzionanti ed effettivamente utilizzati, creando quindi realtà che fungerebbero da zoccolo iniziale su cui costruire tutti gli strati superiori delle logiche applicative.... basterebbe così poco ...
        • www.aleksfa lcone.org scrive:
          Re: Siamo pratici e propositivi!
          - Scritto da: andy61
          in Italia c'è una bella
          differenza tra ciò che viene legiferato e ciò (e
          come) viene realizzatoNon solo in Italia. Ma è vero che generalmente il tempo scorre inutilmente.
          Di fatto, non mi è noto di portali di qualche
          ministero ove siano pubblicati (per tutti, non
          solo per i le parti coinvolte nei progetti)
          specifiche e sorgenti di software utilizzato (o
          in fase di adozione).Non credo ci siano. Sono a conoscenza però di direttive ministeriali in relazione alle raccomandazioni del CNIPA sulle caratteristiche obbligatorie dei software per la PA. La direzione è molto chiara verso scelte libere, non vincolanti verso fornitori ed attente all'utilizzo di formati documentali accessibili a tutti senza la necessità di software specifici.Molte amministrazioni locali stanno lavorando all'adeguamento, altre hanno già completato il processo, altre ancora remano al contrario. Un buon esempio è quello della Provincia di Bolzano, in cui anche nelle scuole è presente software libero. C'è anche una distribuzione GNU/Linux sviluppata ad-hoc per le scuole (la FOSS, se non sbaglio).
          Ritengo che vi sia una grande comunità di persone
          che parteciperebbe attivamente alla realizzazione
          di software veramente aperto per la nostra P.A.,
          sia esterno che interno (io per primo).Anche io. Nel frattempo sto organizzando un po' di materiale informativo da portare alle scuole della zona allo scopo di informare dell'esistenza del software libero e del suo valore educativo (ed anche economico).
          Senza contare la quantità di contributi (in
          termini di ricerca) che potrebbero pervenire
          dalle università e dai finanziamenti per
          l'innovazione.Normalmente i dipartimenti di informatica rilasciano i software sviluppati sotto licenza GPL. Con qualche eccezione, devo dire.
          Un approccio che secondo me potrebbe funzionare è
          quello per cui gli enti locali si relazionassero
          con i colleghi su tutto il territorio,Da quel che so è quel che comincia ad accadere: comuni che scoprono quanto il vicino risparmia che s'informano e vanno a visionare il nuovo sistema. Giovani assessori mi hanno già chiesto consulenza in proposito. Magari non decidono subito, ma almeno se ne parla.
          basterebbe così poco...Se vuoi, puoi contattarmi tramite il mio sito (vedi firma)
  • Marco Pistis scrive:
    La fiera dell'ipocrisia
    Interessante notare che tra i firmatari ci siano gli organizzatori di un seminario sulla "fantastica" e "nuova" piattaforma Microsoft:http://www.claudiocugusi.it/pagine/articoli_dettaglio.asp?ID=3258Non è che più che l'Open Source siano i 10 milioni di euro ad interessare?
    • Alessio scrive:
      Re: La fiera dell'ipocrisia
      - Scritto da: Marco Pistis
      Interessante notare che tra i firmatari ci siano
      gli organizzatori di un seminario sulla
      "fantastica" e "nuova" piattaforma
      Microsoft:
      http://www.claudiocugusi.it/pagine/articoli_dettag
      Eh ma ormai l'hanno capito anche loro che dire opensource è come dire web 2... parole vuote per coprire speculazioni e i politici si beano a dirle, convinti di fare la figura da competenti.
      • www.aleksfa lcone.org scrive:
        Re: La fiera dell'ipocrisia
        - Scritto da: Alessio
        dire opensource è come dire web 2... parole vuote
        per coprire speculazioni Infatti tu stai partecipando ad una discussione su web grazie a quelle parole vuote come web 2 ed open source.Ah, la gente che parla di ciò che non conosce...
        • pippo75 scrive:
          Re: La fiera dell'ipocrisia

          Infatti tu stai partecipando ad una discussione
          su web grazie a quelle parole vuote come web 2 ed
          open
          source.

          Ah, la gente che parla di ciò che non conosce...mi metto nella lista dei somari.mi spieghi cosa sarebbe questo web2.quali sono le motivazioni che hanno messo in piedi il nome?che specifiche ha?rispetto al web1 cosa cambia?che compatibilità ha?
          • www.aleksfa lcone.org scrive:
            Re: La fiera dell'ipocrisia
            - Scritto da: pippo75
            mi metto nella lista dei somari.Di solito lo fanno le menti migliori.
            mi spieghi cosa sarebbe questo web2.
            quali sono le motivazioni che hanno messo in
            piedi il nome?Sarò breve, ma puoi approfondire cercando in rete. Gli addetti ai lavori vorranno aggiungere o correggere le mie affermazioni che saranno volutamente semplici e generiche.Persino incomplete, ma non sto a scrivere un trattato.In sostanza si tratta di una serie di tecnologie non nuove, ma utilizzate insieme per integrare servizi software sui siti web che permettano maggiore interattività e dinamicità dei contenuti (tra le altre cose). La tecnologia principale è chiamata Ajax (asynchronous java and XML), ma il nome "Web 2.0" è più o meno una creazione della stampa specializzata per stabilire un cambiamento concettuale profondo rispetto ai siti internet di prima generazione. Il cambiamento più evidente è l'interattività tra creatore e fruitore dei contenuti. I blog, i commenti dai lettori, i network sociali, servizi come youtube e google maps sono prodotti del web 2. Anche questo commento.Prima i siti erano (soltanto) ipertesti più o meno statici, senza possibilità di intervento da parte dei lettori, se non tramite appositi form da inviare via e-mail.
            che specifiche ha?

            che compatibilità ha?Le tecnologie utilizzate (javascript e xml, soprattutto, ma anche xhtml ed altro) erano già presenti in precedenza, ma è cambiato il modo di utilizzarle insieme. Inoltre sono nati nuovi strumenti, evoluzioni di quelli precedenti...Non so cosa intendi per compatibilità. Tutti i browser sono "compatibili". Ho notato, da sviluppatore, che essere strettamente osservanti delle specifiche tecniche può dare problemi con IE, ma per ragioni di non-adesione agli standard del software MS. Qualche differenza c'è nei server, ma nemmeno molta in verità. Questo però è un altro discorso.Ho detto poco e confusamente. Nel caso chiedi pure ancora.
    • losse scrive:
      Re: La fiera dell'ipocrisia
      - Scritto da: Marco Pistis
      Interessante notare che tra i firmatari ci siano
      gli organizzatori di un seminario sulla
      "fantastica" e "nuova" piattaforma
      Microsoft:
      http://www.claudiocugusi.it/pagine/articoli_dettag

      Non è che più che l'Open Source siano i 10
      milioni di euro ad
      interessare?Tra i firmatari c'è anche il sig. Bartolini che ha sviluppato anche un ottimo software opensource (e mi pare GPL) per il data-mining per la PA di prato (ho avuto modo di assistere ad una sua presentazione al linux day 2006 di prato).Le università..si sa.. basta che siano soldi..che siano dello stato, della Ms o di chi altro..
  • golf-ball scrive:
    occasione persa...per stare zitto
    non credo tu sia molto pratico di informatica.per una volta che "lo stato" fa una cosa degna,direi anche giusta, cogli l'occasione per stare zitto e diminuire la tua ignoranza informatica
  • anonimo scrive:
    stiamo in dittatura quindi
    non si sceglie ciò che è meglio tecnicamente, ma ciò che è meglio filosoficamente.Tra dirigenti, responsabili incompetenti, mazzette e rotture di scatole varie ci mancava solo il movimento open source.Spero un giorno in cui persone compententi si siedano ad un tavolo e scelgano seriamente ciò che è più adatto che sia open, closed o quello che vi pare.
    • H5N1 scrive:
      Re: stiamo in dittatura quindi
      Questo è accaduto, accade tuttora ed accadrà sempre e comunque.Odio doverlo ammettere, ma politici, dirigenti e burocrati sono come i principali (a Roma "principale" = "datore di lavoro"): il più pulito c'ha la rogna.Ma questo è indipendente dal fatto che il Software sia o meno "open".Per quanto riguarda l'esempio di italia.it, non mando ancora giù la reazione di Prodi: il Governo (i ppochi) usa il denaro dello Stato (i tutti) e si rifiuta di dichiarare come e soprattutto perchè.Non tollero che con i MIEI (nostri) soldi si sperperi senza perlomeno avere la sincerità di ammetterlo.Ma questa è un'altra storia...
    • Alessio scrive:
      Re: stiamo in dittatura quindi
      - Scritto da: Lemon
      produce. Un esempio: il famoso portalone
      italia.it, non so che tecnologie abbiano usato,
      ma open o closed cosa cambiava? si sono fregati i
      soldi...
      basta.Addirittura nel contratto si chiede il rilascio del codice sorgente, tecnologie open, che ti credi?Il sito è su un server Apache/Red Hat, W il software opensource che fa risparmiare miliardi di euro :-)Date: Wed, 09 Jan 2008 09:56:22 GMTServer: Apache/2.0.46 (Red Hat)Cache-Control: no-cacheExpires: Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 GMTPragma: no-cacheX-WEBSERVER: itmlqws030Vary: Accept-EncodingContent-Encoding: gzipKeep-Alive: timeout=1, max=500Connection: Keep-AliveTransfer-Encoding: chunkedContent-Type: text/html; charset=UTF-8Content-Language: it200 OK
    • Anonimo scrive:
      Re: stiamo in dittatura quindi
      Se non può, non deve sfociare nel solito magna magna all'italiana allora non ha neanche senso cominciare...
    • Alessio scrive:
      Re: stiamo in dittatura quindi
      - Scritto da: Lemon
      La scusa delle licenze MS o altre è solo una
      scusa per fare proseliti tra i
      boccaloni.E' vero, la PA spende molto di più in manutenzione e noleggio delle fotopiatrici che in software. ma questo non fa notizia.
      • Chazer scrive:
        Re: stiamo in dittatura quindi

        E' vero, la PA spende molto di più in
        manutenzione e noleggio delle fotopiatrici che in
        software. Osservazione completamente Off - Topic. Questo vuol dire che "chi se ne frega se le nostre tasse vengono spese per licenze software che si potrebbero evitare"?
    • www.aleksfa lcone.org scrive:
      Re: stiamo in dittatura quindi
      - Scritto da: anonimo
      non si sceglie ciò che è meglio tecnicamente, ma
      ciò che è meglio filosoficamente.Cioè? La sicurezza è filosofia? L'indipendenza da aziende di software proprietario è filosofia? La garanzia di supporto è filosofia? Il risparmio dei costi di licenza è filosofia? Detto questo, il free software è di qualità superiore a quello proprietario. Ma se non sei un programmatore non puoi capire il senso dell'espressione "qualità del software".
      Spero un giorno in cui persone compententi si
      siedano ad un tavolo e scelgano seriamente ciò
      che è più adatto che sia open, closed o quello
      che vi pare.La scelta è stata compiuta proprio perché sono state coinvolte persone competenti: hai letto le firme?
    • pippo75 scrive:
      Re: stiamo in dittatura quindi

      - quanti sono i dipendenti della PA che lavorano
      con una suite
      d'ufficio?facciamo finta una licenza per persona.
      - quanto costa annualmente la licenza per Office
      M$ (te lo dico io: circa 180.000 euri per 500
      installazioni)Ma tu conosci solo MSOffice? Se leggermente limitato.Anzi sei molto limitato. Correzione, sei limitato.Perchè ogni anno devono aggiornare le licenze e sopratutto tutte le licenze? Io ho visto per anni girare office 97, forse comperavano la licenza ma la tenevano nel cassetto?
      - sai fare le moltiplicazioni???più o meno fa 1 euro ( ma anche meno ) annuali a persona che si spende in licenza Office.
      ciao boccalonese sono boccalone perchè spendo 1 euro in licenza di office ad anno, cosa sono quando spendo milioni di euro per strutture finite e mai usate della PA ( fonte striscia la notizia ) ?
      • www.aleksfa lcone.org scrive:
        Re: stiamo in dittatura quindi
        - Scritto da: pippo75
        Perchè ogni anno devono aggiornare le licenze e
        sopratutto tutte le licenze? Io ho visto per anni
        girare office 97, forse comperavano la licenza ma
        la tenevano nel cassetto?Non è la licenza MSOffice a dover essere acquistata ogni anno, ma quella per la connessione al server Windows. Ogni singolo PC deve disporre di una licenza per essere connesso, la licenza ha durata annuale. Le licenze sono vendute da MS in moduli di 10, in tal modo, se io ho 16 postazioni, pago 20 licenze (5 sono comprese con il server).

        ciao boccalone
        se sono boccalone perchè spendo 1 euro in licenza
        di office ad annoNo, perché non ti informi sul costo delle infrastrutture software prima di parlare.
Chiudi i commenti