USA, nessun compromesso sull'affare Oracle-TikTok

Una eventuale stretta di mano tra Oracle e TikTok dovrà soddisfare appieno i requisiti di sicurezza chiesti da Washington, altrimenti scatterà il ban,
Una eventuale stretta di mano tra Oracle e TikTok dovrà soddisfare appieno i requisiti di sicurezza chiesti da Washington, altrimenti scatterà il ban,
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Lo scorso fine settimana l’intervento di un giudice ha scongiurato in extremis la messa al bando di TikTok negli Stati Uniti, ma lo spauracchio del ban non è ancora del tutto cosa archiviata. Oracle e la parent company cinese ByteDance dovranno siglare un accordo del tutto conforme alle richieste avanzate da Washington per quanto concerne la sicurezza, senza alcuna eccezione.

TikTok: ban senza un accordo con Oracle conforme alle richieste

Per il gruppo di Redwood la strada potrebbe essere in salita. Il contratto proposto in data 20 settembre prevede che tutte le informazioni relative agli utenti americani di TikTok siano gestite all’interno dell’infrastruttura cloud di Oracle nel territorio statunitense. La società californiana otterrebbe poi il 12,5% della neonata TikTok Global (con sede in Texas) e un altro 7,5% finirebbe nelle mani di Walmart. A ByteDance rimarrebbe la fetta più grossa della torta, pari all’80%.

Termini che hanno fatto storcere il naso alle autorità USA, inclini ad appoggiare un’acquisizione vera e propria (come quella proposta a inizio agosto da Microsoft) e non una collaborazione basata di fatto sulla fornitura di un servizio. Queste le parole di Steven Mnuchin, Segretario al Tesoro dell’amministrazione Trump, raccolte oggi dalla redazione di Reuters in occasione di un incontro organizzato da CNBC.

Tutto il codice dovrà trovarsi negli Stati Uniti. Oracle sarà responsabile di riscrivere il codice, di pulirlo, di garantire che sia ospitato in modo sicuro nel suo cloud e dovrà soddisfare tutti i nostri requisiti.

A complicare ulteriormente il quadro una nuova legge introdotta nelle scorse settimane dalla Cina che vieta la cessione a realtà estere di tecnologie cosiddette “sensibili” senza aver prima ottenuto un’esplicita autorizzazione da parte di Pechino. Gli algoritmi messi a punto da ByteDance e delegati a gestire l’indicizzazione dei contenuti su TikTok sembrano poter rientrare in questa categoria: un ennesimo ostacolo a un completo passaggio del codice nelle mani dell’azienda americana come invece chiede Washington.

Fonte: Reuters
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