USA, sulle presidenziali è scontro all'ultima email

Finiscono online ancora migliaia di missive dello staff della Clinton, con tanto di papabili vicepresidenti provenienti dalla Silicon Valley. Ma anche Trump deve fare i conti con server poco aggiornati
Finiscono online ancora migliaia di missive dello staff della Clinton, con tanto di papabili vicepresidenti provenienti dalla Silicon Valley. Ma anche Trump deve fare i conti con server poco aggiornati

Nonostante l’Ecuador abbia confermato il taglio della connessione al rifugiato politico nella sua ambasciata londinese Julian Assiange (scelta che tuttavia non influenzerà sul suo status), Wikileaks sta continuando a pubblicare online le email di John Podesta , capo dello staff di Hillary Clinton. Propio il contrario di quanto invece si augurerebbe lo stato che ospita il co-fondatore di Wikileaks, che vorrebbe imporre una sorta di silenzio elettorale per non risultare coinvolto in un tentativo più o meno consapevole di influenzare il voto presidenziale.

L’intenzione del sito di delazioni sembra essere quella di far luce sui presunti legami del candidato democratico con le banche ed il mondo islamico. Tuttavia tra le ultime oltre 2mila email diffuse, in realtà, ad aver attirato l’attenzione sono state le comunicazioni nelle quali si legge dell’ipotesi del CEO di Apple Tim Cook, di Bill Gates, della moglie Melinda e di Michael Bloomberg come possibili candidati alla vice-presidenza.

Nel frattempo dagli atti (diventati pubblici grazie al Freedom of Information Act ) delle indagini dell’FBI sulla vicenda incentrata sulla posta elettronica dell’ex-Segretario di Stato, transitata attraverso server privati, emerge anche un presunto dipendente di un contractor della difesa retribuito da Judicial Watch per investigare eventuali attacchi informatici ai danni della Clinton.

D’altra parte la battaglia presidenziale tra Donald Trump ed Hilary Clinton sembra destinata a chiudersi sulle polemiche legate alle loro email: un fil-rouge che vede la candidata democratica incespicare fin dall’inizio su questioni legati alla sicurezza delle sue comunicazioni e che l’ ha tormentata lungo tutta la campagna elettorale, tanto da spingere il Partito Democratico a parlare direttamente di influenza di uno Stato straniero (la Russia) sulle sorti elettorali degli Stati Uniti.

Se Atene piange, Sparta non ride: secondo quanto riferisce Motherboard , i server di posta elettronica di Donal Trump, utilizzati nei suoi hotel e in diverse altre sue imprese, utilizzano sistemi di verifica con un solo fattore e soprattutto non sono aggiornati né preparati ad aventuali attacchi informatici. In particolare in alcuni sarebbe ancora adottato come sistema operativo il non più supportato Windows Server 2003 e il webserver IIS 6.0.

Una scoperta – fatta da un ricercatore esperto di sicurezza – a cui ha fatto seguito in modo del tutto accidentale il sito web trump.com momentaneamente offline: due avvenimenti che messi assieme rischiano di costringere Trump a difendersi su un argomento che aveva molto battuto come punto di forza nella sua campagna contro la Clinton.

Per il momento, in ogni caso, la Trump Organization si è limitata a sottolineare con un comunicato il suo impegno ad adottare “le migliori tecnologie anti-intrusione” ed il suo monitoraggio 24/7 sui server.

Claudio Tamburrino

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