Windows 7 open source è l'idea della FSF

La Free Software Foundation, attraverso una petizione online, chiede a Microsoft di rendere open source il sistema operativo Windows 7.
La Free Software Foundation, attraverso una petizione online, chiede a Microsoft di rendere open source il sistema operativo Windows 7.

Nel corso degli ultimi anni Microsoft ha più volte dimostrato il proprio interesse nei confronti del panorama open source, se si considerano operazioni come l’acquisizione di GitHub o la mano tesa al mondo Linux. Ora la Free Software Foundation chiede un ulteriore sforzo in questa direzione: che Windows 7 sia reso libero.

Il 14 gennaio Windows 7 ha raggiunto il suo ufficiale “end-of-life”, ponendo fine agli aggiornamenti e a dieci anni di avvelenamento dell’educazione, violazioni della privacy e compromissioni per la sicurezza degli utenti. Il termine del ciclo vitale di Windows 7 offre a Microsoft l’opportunità perfetta per rimediare agli errori del passato dandogli nuova vita.

Una petizione per rendere Windows 7 open source

Online dal 23 gennaio una petizione (link a fondo articolo) capace di raccogliere finora 12.850 firme. Ricordiamo che il mese scorso il sistema operativo ha raggiunto il termine del proprio ciclo vitale dopo oltre un decennio dal lancio e che da ora in poi sarà possibile ricevere patch e aggiornamenti di sicurezza solo sottoscrivendo il programma Extended Security Update a pagamento: alla Germania costerà 800.000 euro già nel 2020.

Chiediamo di rilasciarlo come software gratuito così come di offrire alla community la possibilità di studiarlo e migliorarlo. Considerando un precedente nel rilascio di alcune utility core di Windows come software gratuito, Microsoft non ha alcunché da perdere rendendo libera una versione del sistema operativo che l’azienda stessa definisce “giunto alla fine”.

Queste le richieste avanzate dalla Free Software Foundation, realtà fondata nell’ormai lontano 1985 da Richard Stallman, fresco di dimissioni:

  • rilasciare Windows 7 come software free perché possa essere studiato, modificato e condiviso;
  • rispettare la libertà e la privacy degli utenti non semplicemente rafforzandole nelle nuove versioni di Windows;
  • fornire più prove in merito al rispetto degli utenti e della loro libertà, dimostrando che non si tratta solo di concetti sbandierati con finalità di marketing.

Con tutta probabilità l’invito sarà declinato dal gruppo di Redmond. Principalmente perché una simile mossa finirebbe col mettere i bastoni tra le ruote a Windows 10, versione più recente della piattaforma che proprio in questo momento sta andando a gonfie vele anche per la dismissione di Windows 7. Ad ogni modo, Microsoft non ha ancora risposto in via ufficiale alla richiesta (provocazione?) della FSF.

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