Adblocker, è lecito sfidare gli editori

La giustizia tedesca riconosce la quinta vittoria ad Adblock Plus: il modello degli adblocker dovrebbe stimolare gli editori a innovare. Uno stimolo sempre più impellente: anche Microsoft, con Edge, potrebbe essere della partita

Roma – Per la quinta volta le autorità tedesche hanno riconosciuto ad Adblock Plus la libertà di permettere agli utenti di schivare certa pubblicità online, e agli utenti la possibilità di esercitare una selezione sui contenuti visualizzati. Se la vittoria per Adblock Plus suona ormai come una conferma, il quadro si fa interessante nel momento in cui l’adblocking si sta configurando come un servizio sempre più orientato alle masse, complici gli stessi sviluppatori di browser, fra cui presto potrebbe figurare anche Microsoft.

Eyeo, sviluppatore di Adblock Plus, ha comunicato l’esito del confronto in tribunale con l’editore del Süddeutsche Zeitung come un noto ritornello : le motivazioni alla base della denuncia dell’editore sono le stesse che hanno mosso Axel Springer, Zeit Online, Handelsblatt e le emittenti RTL Interactive, ProSieben e Sat1, e puntano il dito contro l’interferenza di Adblock Plus con i contenuti pubblicitari e contro le sue famigerate whitelist di Acceptable Ad, su cui di recente Eyeo ha scelto di fare chiarezza nel tentativo di dimostrare che i denari ottenuti ad esempio da colossi come Google, Amazon e Microsoft non siano frutto di un meccanismo estorsivo.

Il giudice di Monaco incaricato di dirimere il contenzioso, ancora una volta, ha dato ragione ad Eyeo: l’argomentazione del tribunale tedesco verte sull’ assenza di qualsivoglia contratto tra utenti ed editori che vincoli coloro che visitino i siti web a sorbirsi tutti i contenuti pubblicati. Adblock Plus, secondo quanto riferisce Eyeo a proposito della decisione del giudice, garantirebbe anzi agli editori la possibilità non scontata di monetizzare i propri contenuti e di far filtrare la pubblicità passando dalla whitelist degli Acceptable Ad, offrendo così agli utenti advertising di valore.

A differenza di quanto stabilito in precedenza, quando la giustizia tedesca ammetteva l’operato di Adblock Plus anche in virtù di una scarsa diffusione che non avrebbe turbato la concorrenza sul mercato, in questa occasione il giudice fa riferimento ad un confronto fra modelli di business : non esistono leggi che tutelano il modello di business dell’editoria tradizionale, e proprio la concorrenza degli adblocker dovrebbe sospingere l’innovazione sul mercato.

L’innovazione da parte del settore dell’editoria e dell’advertising appare dunque inevitabile, e possibilmente non concentrata sul semplice disinnesco degli adblocker , come ammesso dagli stessi operatori della pubblicità: le soluzioni di adblocking si moltiplicano e appaiono sempre meno di nicchia , a partire dalle prese di posizione di Mozilla, dalle aperture di Apple agli adblocker con iOS 9, passando per le scelte di Opera e di Samsung , per arrivare alla fioritura di browser ad hoc che vorrebbero mettere a frutto le apprensioni del editoriale e ad iniziative radicali di operatori come Tre. Fra i soggetti interessati a gettarsi nella mischia dell’adblocking, secondo una slide portata alla luce da ZDNet , ci sarebbe anche Microsoft: nei piani di Redmond illustrati a BUILD 2016, oltre all’integrazione delle estensioni in Edge a cui Adblock Plus si è già dichiarata interessata , nel browser potrebbero figurare funzioni dedicate a filtrare la pubblicità . Redmond ha per ora smentito , riferendo di non avere in programma “adblocker nativi” ma di prevedere che terze parti ne svilupperanno sotto forma di estensioni, nonostante nella presentazione si faccia chiaramente riferimento all’intenzione di operare anche autonomamente.

Gaia Bottà

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