Amazon, Alexa vuole più dialogo con l'utente

Amazon sta per introdurre una serie di importanti nuove utility per gli sviluppatori di skill per Alexa: si tratta di un strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale che consentiranno di migliorare in modo esponenziale le capacità di comprensione e reazione al dialogo in linguaggio umano. Al momento si tratta di una semplice beta release riservata ai developer statunitensi, ma con ogni probabilità l’esperimento sarà presto esteso a livello globale. A quel punto le ricadute sugli utenti saranno molto importanti, poiché potrebbe repentinamente alzarsi la qualità dell’esperienza d’uso delle skill e la loro utilità intrinseca nel servire gli utenti.

Alexa Conversations e altre novità

La prima importante novità è la cosiddetta Alexa Conversations, un sistema che consente con molte meno linee di codice di poter raggiungere rapidamente una elevata capacità dialogica nei confronti dell’utente. Amazon, infatti, mette a disposizione un processo che costruisce dei dialoghi simulati per esplorare i vari percorsi che una conversazione potrebbe prendere, così da stimolare la produzione delle giuste risposte in attesa dell’impatto con l’utenza vera. L’obiettivo è quello di accelerare i processi di machine learning per arrivare in tempi rapidi alla miglior esperienza possibile, consentendo allo sviluppatore di poter accedere a strumenti avanzati a tal fine.

La seconda novità è invece una sorta di astrazione rispetto alla semplice logica della skill. Amazon vuole infatti fare in modo che l’utente, e non Alexa, sia al centro dell’esperienza: solo così gli Amazon Echo possono diventare un vero “motore di ricerca” al quale l’utenza può rivolgersi per assolvere alle proprie necessità. Il nuovo livello di astrazione consente all’utente di rivolgere una richiesta ad Alexa ignorando quelle che sono le skill che occorre attivare per raggiungere lo scopo.

Azioni cross-skill di Alexa

L’obiettivo di Amazon è quello di aggiungere ad una fase “reattiva” (la risposta alla domanda specifica dell’utente) una fase “proattiva” nella quale l’IA propone delle domande ulteriori all’utente tentando di prevedere quali potrebbero essere ulteriori necessità da assolvere. L’esempio è quello enunciato nell’immagine dimostrativa: alla richiesta “Alexa, acquista un biglietto per il cinema” seguiranno altre richieste del tipo “vorrai anche cenare fuori?” o “ti serve prenotare un taxi?”. Alexa, insomma, funge da stimolo per accedere a skill ulteriori, così da migliorare il servizio all’utente ed aumentare la platea d’uso per le skill esistenti: nell’esempio si passa dall’acquisto del biglietto al cinema alla prenotazione di un ristorante o di un taxi, senza soluzione di continuità e senza che debba essere l’utente a trovare la giusta skill per l’operazione da abilitare.

Evoluzioni di questi tipo sono significative per il modo in cui Alexa potrà presentarsi in futuro, alzando l’asticella volta per volta al fine di trasformarsi da semplice player musicale intelligente a vero e proprio assistente per le attività quotidiane. Nell’immaginario del gruppo di Jeff Bezos, l’assistente dovrà essere presto in grado di dialogare con l’utente trovando risposte alle sue necessità senza nemmeno farlo incontrare in alcun modo con un display. A quel punto, infatti, la logica dei link di Google o delle app di Apple sarebbe superata: le ambizioni per Amazon potrebbero in quella fase alzarsi notevolmente. Ad oggi tutto ciò è ancora una chimera, poiché l’esperienza su Alexa e gli altri assistenti vocali non è ancor sufficientemente fluida e completa ma, trattandosi di sistemi di machine learning, il tempo e l’esperienza giocano a favore di chi sta investendo in questa direzione.

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  • Davide scrive:
    Fantastico, sono riusciti a far entrare delle "cimici" nelle abitazioni, e pure con il consenso degli utenti. Il prossimo step sarà quello di impiantare un chip nel cervello che catturi i pensieri e le intenzioni (ovviamente offrendo contestualmente un "servizio" all'utente).
Fonte: Amazon Developer
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