Amazon: boom di utili, ma zero tasse negli USA

Utili da record, ma zero tasse pagate negli USA: il business di Amazon sotto la lente d'ingrandimento dell'Institute on Taxation and Economic Policy.

È stato un 2018 da record per Amazon, con il gruppo arrivato a toccare i mille miliardi di capitalizzazione e a chiudere l’anno con un utile pari a 11,2 miliardi di dollari, esattamente il doppio rispetto ai 5,6 miliardi del 2017. Ciò nonostante, il colosso di Seattle ha pagato zero tasse negli Stati Uniti se di prendono in considerazione le imposte sul reddito a livello federale.

Amazon, zero tasse negli USA

A denunciarlo è l’Institute on Taxation and Economic Policy, organizzazione non profit fondata nel 1980 e da allora attiva nel monitorare il comportamento delle grandi aziende in tema di imposte, che spiega il meccanismo impiegato dall’azienda di Jeff Bezos per non staccare alcun assegno da destinare alle casse pubbliche d’oltreoceano. Anzi, Amazon è riuscita a recuperare 129 milioni di dollari in rimborsi.

La causa principale è da ricercare nella riduzione dell’aliquota dal 35% al 21% per la tassazione dei profitti generati dalle società a stelle e strisce, prevista dalla riforma fiscale voluta da Trump. Una misura introdotta al fine di incentivare gli investimenti, obiettivo non sempre centrato. Inoltre, il colosso dell’e-commerce ha beneficiato delle detrazioni legate ai tanti progetti messi in campo nel territorio della ricerca e dello sviluppo oltre che della possibilità di scalare dall’imponibile il valore delle azioni concesse ai suoi dipendenti (quasi sempre in posizioni dirigenziali). Tutto alla luce del sole e pienamente legale.

Amazon: i profitti e le tasse pagate negli ultimi anni

Sebbene Amazon sia nota al grande pubblico soprattutto per il suo ruolo di leader nel mondo e-commerce, il raggio d’azione del suo business è ben più ampio, arrivando a interessare territori come cloud, advertising e hardware. Basti pensare alle soluzioni AWS, all’ormai quasi onnipresente assistente virtuale Alexa e ai dispositivi della gamma Echo.

Jeff Bezos e Donald Trump

Il rapporto tra i vertici del gruppo e l’attuale amministrazione USA non è certo privo di tensioni. Qualche tempo fa Trump ha chiamato il suo numero uno Jeff Bozo e di recente le parti sono tornate a scontrarsi, seppur indirettamente, sulla vicenda che ha visto il National Enquirer ricattare Bezos minacciando la pubblicazione di fotografie dalla natura privata, scambiate con la presunta nuova partner Lauren Sanchez.

La questione relativa alle imposte, va precisato, non riguarda solo ed esclusivamente Amazon, ma l’intero ecosistema di gruppi che fanno parte della Silicon Valley e più in generale quelli riconducibili al panorama hi-tech statunitense, protagonisti negli ultimi anni di una crescita andata talvolta ben oltre le più rosee aspettative degli analisti.

Fonte: ITEP

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  • Massimo scrive:
    Non mi importa se non pagano le tasse in USA, ma mi scandalizza che i nostri politici continuino a derubare le PMI italiane con tasse assurde e chiedano solo le briciole a queste multinazionali che non pagano tasse neppure a casa loro. E' un caso plateale di concorrenza sleale fra colossi economici e piccole imprese spolpate dal fisco, dall'INPS e dalla cialtroneria di tante amministrazioni pubbliche. Così si distrugge l'Italia onesta che lavora. Non credo che l'importazioni di schiavi con capacità lavorative inesistenti (umoristicamente chiamati risorse da certi politici) possa compensare le tante PMI con know-how preziosissimi mandate in rovina dai nostri politici.
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