Nelle stesse ore in cui ha deciso di inaugurare l’era della Super Intelligence, Donald Trump ha firmato un altro ordine esecutivo per mandare online il portale America.gov. È descritto come un punto di accesso unificato e ottimizzato
per tutti i servizi dell’amministrazione USA. Neanche a dirlo, si basa sull’AI sulla SI (abituiamoci a questo acronimo), più precisamente su quelle di Gemini e Grok, come si legge in un breve comunicato di Google.
America.gov è il chatbot dell’amministrazione USA
La realizzazione è stata curata dal National Design Studio guidato da Joe Gebbia, uno dei co-fondatori di Airbnb. Si presenta con una homepage dall’aspetto volutamente minimalista, in cui trovano posto un messaggio di benvenuto (Hello, America
) e un campo di ricerca per inviare qualsiasi richiesta o domanda.

Provando ad esempio a chiedere come lavorare negli Stati Uniti provenendo dall’Italia, si attiva la modalità di interazione tipica di un chatbot. Il prompt dà il via a una conversazione con tanto di link verso le risorse di siti esterni per approfondire.

Al momento è ancora una versione preliminare, ma all’inizio del 2027 permetterà di interagire direttamente con i servizi dell’amministrazione USA, compilando moduli e gestendo le normali pratiche burocratiche. O almeno, questa è la prospettiva.
Qualcuno ricorda le origini di Italia.it?
Per analogia, il progetto richiama quasi inevitabilmente alla memoria il nostro Italia.it. È una storia da non dimenticare, raccontata all’epoca (ormai quasi vent’anni fa) in modo puntuale su queste pagine. Un webmostro, voluto prima dal terzo esecutivo di Berlusconi e mantenuto in vita poi dal secondo di Prodi, costato decine di milioni di euro e partito in retromarcia.
Dopo la breve parentesi dedicata all’app Immuni, è diventato il portale del turismo tricolore. Per fortuna, l’archivio della Wayback Machine conserva ancora una fotografia della sua prima versione, da tramandare ai posteri. Eravamo felici e non lo sapevamo (cit).
