Ancora mi parli di... hackerZ?

Ancora mi parli di... hackerZ?

Sull'annosa disputa terminologica tra hacker e cracker interviene un lettore, secondo cui la distinzione è essenziale e va rispettata sempre
Sull'annosa disputa terminologica tra hacker e cracker interviene un lettore, secondo cui la distinzione è essenziale e va rispettata sempre

Roma – Salve, leggo da molto tempo la vostra rivista elettronica “Punto Informatico” poiché ritengo che quella che fate sia informazione fatta in maniera adeguata ed incentrata su problematiche importanti nel panorama della libertà e della libera circolazione dell’informazione e della conoscenza.

Vorrei però notificarvi il fatto che mi è capitato a volte di leggere sul vostro sito web degli articoli che contengono inesattezze lessicali che purtroppo sono entrate a far parte dell’uso comune con significato diverso da quello originario.

Mi riferisco in particolar modo alla parola “hacker” il cui significato originario è quello corrispondente ad una persona che vuol sapere com’è fatto dentro un oggetto, in senso positivo.

Purtroppo nell’uso comune tale parola ha assunto una connotazione negativa, di qualcuno che cerca di rompere le cose per distruggerle o per trarne un profitto personale (cfr. /net-art-contro-le-grandi-opere/ ).

Vi pregherei vivamente di utilizzare il termine “hacker” con il suo significato originario poiché facendolo non penso che farete un favore soltanto a me, ma anche a tutta la comunità, sia hacker che non.

Grazie mille ed ancora complimenti per l’informazione che fate in rete.

Cordiali saluti,
Daniele M.

Caro Daniele
ho pensato di risponderti qui per chiarire la questione una volta per tutte: se segui PI e se leggerai in archivio troverai come il termine “hacker” sia attribuito sempre a chi le tecnologie le inventa, ci gioca, le utilizza per dimostrare la loro rilevanza e via dicendo; così come “cracker” è ormai termine invalso, che proprio da PI è pian pianino migrato anche su certi organi di informazione mainstream italiani, per indicare azioni informatiche con contenuto doloso ecc.

L’articolo a cui ti riferisci è in questo senso emblematico: riporta una “burla” realizzata con tecniche di net art e solo in apparenza con tecniche di cracking. Ed è significativo che il falso lancio di agenzia riportato nella news, debitamente virgolettato, parli di “hackers informatici”, un linguaggio che fa sorridere ma che non è estraneo a quello utilizzato tradizionalmente dall’agenzia di stampa tirata in ballo con quell’azione.

Concordo quindi sulla necessità di chiarezza, a cui credo PI contribuisca da sempre. Di certo si gioca di rimessa in quanto anche le più affermate fonti di informazione online anglofone utilizzano su ogni fronte il termine “hacker”, di rado distinguendo tra white e black hat.
Rimando quindi tutti a Wikipedia, in italiano, che mi sembra piuttosto esaustiva su questo argomento:
hacker
cracker

ciao!
Lamberto Assenti

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Pubblicato il
10 mag 2006
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