Android è libero

Tutto ma proprio tutto il codice del nuovo sistema operativo mobile di Google finisce spiattellato sul web con licenza Apache. E le sorprese non sono ancora finite, anche se si registrano defezioni inaspettate
Tutto ma proprio tutto il codice del nuovo sistema operativo mobile di Google finisce spiattellato sul web con licenza Apache. E le sorprese non sono ancora finite, anche se si registrano defezioni inaspettate

Roma – Ogni promessa è debito a Mountain View, dunque ecco arrivare come più volte garantito l’intero codice sorgente di Android distribuito con una licenza open . Quelli di Google non si sono risparmiati, e hanno messo a disposizione una pila di roba alta così nei 2,1 gigabyte che compongono il codice sorgente: un browser per il web, quello che serve per chiamare e gestire la rubrica, client di posta elettronica, media player, calendario, comandi vocali, software per la fotocamera, insomma tutto quello che serve per fare un telefonino di ultima generazione.

Il sito dell'Android Open Source Project “Oggi è un grande giorno per Android, la Open Handset Alliance e la community open source – scrive sulle pagine di Android Open Source Project Dave Bort – Tutto il lavoro che abbiamo infuso nella piattaforma mobile è ora disponibile ufficialmente, gratis, all’interno di questo progetto”. Secondo Bort, il G1 di T-Mobile non è altro che il primo passo di una lunga carriera carica di aspettative che attende Android: “Ci siamo impegnati molto con questo primo dispositivo, e sono davvero felice della maniera in cui è riuscito. Ma un dispositivo è solo l’inizio”.

Per i suoi sviluppatori, Android non dovrebbe essere semplicemente identificato con un cellulare o un paio di modelli: Android, un po’ come i concorrenti come Windows Mobile e Symbian OS, è piuttosto “una piattaforma software a tutto tondo, completa”, capace di animare molti tipi di hardware in diverse combinazioni. BigG pone soprattutto l’accento sulla disponibilità di tutti i tasselli fondamentali per costruire un puzzle complesso come quello di un firmware per un cellulare, con la possibilità inoltre di personalizzarne ogni elemento : “Avete una grande idea per una nuova feature? Createla!”.

Come dire, se a bordo manca qualcosa, Android è pur sempre da oggi un progetto open source: al contrario della concorrenza. “La parte migliore – prosegue Bort – è che chiunque può contribuire ad Android e modificarne la rotta”. Se poi le caratteristiche implementate fossero davvero interessanti, e se Android sarà davvero un successo planetario, “potreste finire per influenzare l’intero futuro di tutti i dispositivi mobili”. Tanto più che, a quanto pare , chiunque sarà in grado di offrire un contributo significativo al codice della piattaforma potrà anche aspirare, se lo vorrà, ad assumere un ruolo direttivo all’interno della community di sviluppo.

Tecnicamente, per poter compilare da zero la propria build di Android occorre mettere in piedi una macchina di sviluppo equipaggiata con sistema operativo Linux o Mac OS X. Al momento la piattaforma Windows non pare essere supportata , mentre non ci sono problemi per Ubuntu e i computer Apple. Ci vogliono circa 6 giga di spazio libero per portare a termine la compilazione, occorre tenere a bordo le librerie Phyton 2.4 e JDK 5.0 update 12 , mentre su Mac occorre dotarsi anche di XCode 2.4 . Non ci sono pacchetti con il sorgente da scaricare , visto che a Mountain View hanno preferito affidarsi a Git e Repo per tenere tutti sincronizzati all’ultima versione del codice disponibile. Con un’occhiata alla roadmap si scopre invece che tra le priorità nello sviluppo di Android ci sono la localizzazione in una manciata di lingue diverse dall’inglese (tra le quali figura anche l’italiano), il miglioramento della gestione degli APN ( Access Point Nodes , fondamentali per navigare via cellulare), nonché l’implementazione di un SIM application toolkit. Il 2009 poi dovrebbe portare in dote estensioni per ampliare le possibilità di input introducendo tastiere software, dizionari per i suggerimenti in linea, e altri meccanismi diversi dalla tastiera fisica per ricevere informazioni in ingresso sul dispositivo.

A sorpresa, all’interno di Android dovrebbe entrare anche una suite completa per garantire la sicurezza del googlefonino: l’ha sviluppata Mocana , un’azienda specializzata, si chiama NanoPhone e mette a disposizione gli strumenti ideali per fare di G1 – e di qualsiasi altro cellulare equipaggiato con il sistema operativo Google – un perfetto candidato all’utilizzo in azienda. Firewall, VPN e cifratura forte fanno di Android una buona scelta anche per gli ambienti dove la sicurezza ricopre un ruolo importante: una scelta che, se tutto andrà per il meglio, dovrebbe allargarne e non di poco gli orizzonti commerciali.

Altrettanto a sorpresa, un assente di lusso su Android sarà Mozilla e il suo neonato Fennec : l’organizzazione che sviluppa il noto browser open source Firefox, e che sta lavorando ad una versione mobile dello stesso software sempre basato sull’engine Gecko, ha reso noto che le priorità al momento sono completare la versione di Fennec per il tablet Nokia (anch’esso basato su Linux ma in una declinazione differente da Android), per poi procedere allo sviluppo per la piattaforma Windows Mobile. Che si tratti di una vendetta contro Google, con quest’ultima rea di aver scelto WebKit come motore del browser integrato di Android?

L’ investimento di Google fino ad oggi su Android è quasi impossibile da quantificare. Oltre ai milioni spesi unicamente per promuovere la nascita della community di sviluppatori, ci sono poi le campagne pubblicitarie dei dispositivi in cui sicuramente BigG darà il suo contributo, senza contare il costo che Mountain View ha dovuto sostenere per potare Android al livello di completezza attuale. Restano tuttavia sul piatto alcuni nodi critici da sciogliere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, niente comunque che l’intraprendenza di un singolo o il contributo di un gigante come Google non possano scavalcare.

Luca Annunziata

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22 10 2008
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