Android Lockbox: Google e le app di terze parti

Il gruppo di Mountain View avrebbe raccolto informazioni a proposito delle applicazioni Android di terze parti al fine di migliorare le proprie.
Il gruppo di Mountain View avrebbe raccolto informazioni a proposito delle applicazioni Android di terze parti al fine di migliorare le proprie.

L’indiscrezione riportata oggi dal sito The Information fa riferimento a una pratica attuata da Google al fine di acquisire informazioni a proposito delle applicazioni Android di terze parti, attraverso il servizio Lockbox, con l’obiettivo di migliorare le proprie. Citati software come TikTok in relazione al mercato indiano e i concorrenti di Gmail per quanto concerne la gestione della posta elettronica, ma anche social network come Facebook e Instagram.

I dati sulle app di terze parti per migliorare quelle di Google?

È bene precisare che si tratta ad ogni modo di dati anonimi e per i quali gli utenti forniscono il loro consenso. Non c’è dunque alcun pericolo legato alla privacy. Semmai potrebbero essere sollevate questioni di natura antitrust in merito al fatto che il gruppo di Mountain View opera nella doppia veste di curatore del sistema operativo e di fornitore di app destinate alla piattaforma. Ufficialmente Lockbox serve per raccogliere statistiche e telemetria utili a migliorare aspetti di Android come il multitasking, a beneficio di tutti gli utenti.

Se dunque da un lato è nell’interesse collettivo che Google possa far leva su queste informazioni per ottimizzare il sistema operativo, dall’altro la possibilità di accedervi potrebbe mettere il gruppo in una posizione privilegiata rispetto ai concorrenti nella creazione e nell’aggiornamento delle applicazioni. Tutto dipende dalle modalità di impiego dei dati, che da bigG assicurano essere pienamente rispettose della concorrenza.

Il gruppo californiano sottolinea inoltre come le informazioni raccolte siano liberamente accessibili dagli sviluppatori. Vero, ma al tempo stesso è vero che ogni software house può accedere solo ed esclusivamente a quelle relative alle proprie app e non a quelle della concorrenza, privilegio di fatto consentito solo a Google.

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