Apple investe nel mattone

Non si tratta di una truffa, si tratta di cambiare il modo di costruire i computer. Laser, potenti getti d'acqua con un occhio all'ecosostenibilità
Non si tratta di una truffa, si tratta di cambiare il modo di costruire i computer. Laser, potenti getti d'acqua con un occhio all'ecosostenibilità

Se ne parla da quasi un mese, più o meno da quando i nuovi iPod sono stati svelati al pubblico e tutti hanno iniziato a domandarsi cosa sarebbe stato della linea dei computer portatili Apple. “The brick”, il mattone , è il termine che più spesso si è fatto strada nei report sulle indiscrezioni fuoriuscite da Cupertino: fino a quando qualcuno, citando fonti definite affidabilissime, non ha deciso di svelare di cosa si dovrebbe trattare.

next Jobs Per Seth Weintraub di 9to5mac , il mattone di Apple è senz’altro una sorta di nome in codice di una nuova linea di MacBook. Soprattutto, segnerebbe una svolta nella strategia di produzione della azienda di Steve Jobs: niente più assemblati in subappalto a (pur rispettabili) ditte cinesi, i Mac si disegneranno e produrranno in casa con tanto di fabbrica costruita sull’amato suolo patrio (il New Mexico sembra la meta più probabile) e processo produttivo all’avanguardia. Una prospettiva, a quanto pare , che assomiglierebbe molto alle vie già battute da Jobs.

Weintraub cita le parole di Peter Oppenheimer, CFO di Apple, che per primo aveva fatto balenare la possibilità che all’orizzonte ci fossero grosse novità in arrivo: “I nostri concorrenti non saranno in grado di eguagliarla” aveva detto, lasciando intendere che ci fosse parecchio arrosto tecnologico oltre al fumo nelle sue dichiarazioni. Ora, nel rivelare che il termine mattone si riferirebbe in realtà a un blocco d’alluminio da cui laser e potenti getti d’acqua ricaveranno il corpo dei prossimi laptop di Cupertino, Weintraub tenta di guadagnare in credibilità rifacendosi a quella frase.

I nuovi MacBook dovrebbero dunque essere il risultato di una lavorazione elettronica di un singolo blocco di alluminio: niente più saldature, niente più viti . Tutto grazie ad una tecnica di produzione totalmente automatizzata, gestita numericamente, che consentirebbe di ottenere chassis più robusti e leggeri, e computer dall’aspetto più attraente senza le abituali imperfezioni di quelli ottenuti dalla costruzione con diversi elementi. Che montino un chipset Nvidia potrebbe, in definitiva, essere un dettaglio irrilevante.

Sempre Weintraub si spinge poi altrove nella formulazione di scenari futuribili in cui la fabbrica Apple si trasformerebbe in una sorta di Chocolate Factory di Willy Wonka : un intero ciclo di lavorazione a impatto ambientale zero, con pannelli fotovoltaici che forniscono l’energia necessaria, depuratori che annullano i rischi ambientali legati all’acqua utilizzata per la lavorazione CNC e che filtrano ogni altro agente inquinante. Un bel sogno ad occhi aperti: per sapere se si trasformerà in realtà, si dovrà attendere il prossimo keynote del quasi immortale Steve Jobs, la cui data più probabile resta fissata per il 14 ottobre.

Luca Annunziata

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05 10 2008
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