Berners-Lee: Web universale e imbollinato

Intende portare la rete laddove ancora non è arrivata. Inaugura così la World Wide Web Foundation. E medita di certificare i siti sui quali si può contare

Roma – Connettere l’umanità per mezzo della tecnologia, innervare di relazioni mediate dalla rete la popolazione mondiale, infondere nei cittadini la consapevolezza che essere connessi significa essere immersi in flussi di informazione, essere parte integrante di una società civile senza confini. Questo l’obiettivo di World Wide Web Foundation , un progetto presentato da Tim Berners-Lee, uno dei padri del Web così come lo si conosce ora.

Berners-Lee e Alberto Ibargüen Sarà una rete democratica, aperta, viva e fruibile da tutti, sarà una rete più solida e capillare, sarà una rete da reinventare quella che Tim Berners-Lee persegue a capo della WWWF. Innovatori e rappresentanti delle aziende, luminari e cittadini della rete potranno partecipare al progetto, potranno cooperare per rendere il Web uno strumento di comunicazione universale. La rete stessa farà da perno alle tre diramazioni nelle quali si declina l’iniziativa. Si porterà avanti il lavoro multidisciplinare svolto da Berners-Lee e dall’Università di Southampton e ci si occuperà di studiare le dinamiche sociali ed economiche che si costruiscono in rete, per fare in modo di potenziarle e farle evolvere al meglio. Questo il presupposto per concentrarsi sullo sviluppo di standard e tecnologie che possano abilitare la collaborazione fra i netizen, che possano sospingere una connettività ubiqua , sicura, democratica, neutrale . L’obiettivo è quello di creare un ecosistema globale dal quale possa scaturire il web del futuro, un web accessibile su scala universale: il terzo ramo della ricerca della Foundation si occuperà di studiare come il Web possa permeare la vita, la società e le economie dei paesi emergenti .

“Il Web è stato in gran parte creato dal mondo sviluppato a favore del mondo sviluppato – ha spiegato Berners-Lee – Ma dovrà essere molto più inclusivo affinché garantisca a noi tutti un maggiore valore”. Dalla telemedicina al potenziamento delle democrazie, dall’istruzione all’innesco di circuiti economici che possano proiettare le aree più deprivate verso un futuro di integrazione: connettere l’umanità sfruttando la tecnologia , medita un Berners-Lee in passato diffidente , non può che aprire la strada a nuove opportunità. Non sarà la Foundation a innervare di connettività i paesi emergenti, l’80 per cento della popolazione afflitta dal digital divide: a questo penseranno le istituzioni e le aziende che già hanno iniziato a intravedere nelle aree disconnesse un mercato più che fertile.

Il progetto capitanato dal fondatore del W3C spera di poter contare su un capitale che si aggiri tra i 50 e i 100 milioni di dollari . In attesa di avviare il progetto entro i primi mesi del 2009, ci sono sul piatto 5 milioni di dollari da gestire, messi a disposizione dalla Knight Foundation , che si occupa di promuovere una libera circolazione dell’informazione sulla base della quale si possa edificare una società civile più consapevole e partecipata.

Berners-Lee ha dibattuto con gli esponenti della Knight Foundation, ha riflettuto sulla enorme quantità di informazione che fluisce in rete: ne è emerso un ulteriore obiettivo per la WWWF. Se l’informazione è un indispensabile viatico per una società democratica, è possibile che “il web possa aiutarci a distillare la buona informazione dalla cattiva informazione”? Berners-Lee ha dato voce alle proprie prospettive in un’ intervista rilasciata a BBC : preoccupato del fatto che il Web sia impugnato da molti come veicolo di disinformazione, auspica l’avvento di un sistema di imbollinamento per i siti , applicando una certificazione a quelli che possono essere considerati affidabili. “Non sono un sostenitore dell’attribuzione ad un sito Web di un voto quantitativo, come fosse un quoziente intellettivo, perché l’intelligenza può manifestarsi nelle persone in modi diversi – ha spiegato Berners-Lee – sarei interessato piuttosto ad un sistema di etichettatura attribuito da diverse organizzazioni in modi diversi”. Non basterebbe dunque lo spirito critico della collettività dei cittadini della rete a sezionare e smontare l’informazione che circola online: il fondatore della WWWF pensa piuttosto ad una sorta di certificazione composta da diversi parametri, emessa da differenti gruppi di netizen interessati a parametri diversi.

Se polemiche forse premature iniziano ad abbattersi sulle scarne dichiarazioni di Berners-Lee, il genitore del Web spiega però che il futuro della rete è ancora tutto da disegnare: “Il Web è una piattaforma, come fosse un pezzo di carta. Ciò non determina quello che ci si può fare, e stimola invece l’immaginazione”.

Gaia Bottà

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