Cassazione: il sistema operativo preinstallato può essere rimborsato

La Corte di Cassazione mette la parola fine al caso del rimborso per il sistema operativo Windows avviato da un utente italiano contro HP, un caso storico su cui fanno peso anche le decisioni UE in materia
La Corte di Cassazione mette la parola fine al caso del rimborso per il sistema operativo Windows avviato da un utente italiano contro HP, un caso storico su cui fanno peso anche le decisioni UE in materia

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’acquirente di PC ha diritto, qualora lo volesse, a farsi rimborsare il costo del sistema operativo già installato sulla macchina e non è obbligato ad accettare l’accoppiata di hardware e software come invece vorrebbero i produttori.

La sentenza dell’Alta Corte, a suo modo storica per l’Italia, chiude un caso che si trascina da anni contro la divisione italiana di Hewlett Packard, portato avanti dall’associazione dei consumatori ADUC per conto di un utente disposto a rivolgersi ai tribunali per farsi rimborsare il costo del sistema operativo Windows preinstallato su un portatile.

Ad HP era già andata male in secondo grado , l’ultimo giudizio di merito prima della Cassazione, e ora arriva quest’ultima sentenza a chiudere definitivamente la questione, respingendo il ricorso del produttore: l’acquisto di un PC non implica alcun obbligo ad accettare anche l’OS commerciale fornito con la macchina, ha ribadito la Corte, e il rifiuto da parte dell’utente a sottostare alle condizioni forzose imposte dal produttore non impedisce di poter acquistare il solo PC privo del sistema operativo imposto a monte.

L’utente interessato a comprare solo la componente hardware può quindi non accettare le condizioni contrattuali proposte da Microsoft al primo avvio della macchina, chiedendo al produttore (HP, nel caso in oggetto) un rimborso per l’OS (140 euro per l’utente che ha avviato la causa) e sentendosi libero di installare qualunque sistema operativo desideri, senza limitazioni di sorta.

La licenza che vorrebbe imporre l’uso obbligatorio di Windows su un PC consumer riguarda in effetti accordi pre-ordinati tra Microsoft e il produttore di quel PC, ha osservato inoltre la Cassazione, e l’imposizione di simili condizioni all’utente finale si configurerebbe come “una politica commerciale finalizzata alla diffusione forzosa” del software insieme all’hardware dei marchio OEM più affermati, “tra l’altro con riflessi a cascata in ordine all’imposizione sul mercato di ulteriore software applicativo la cui diffusione presso i clienti finali troverebbe forte stimolo e condizionamento – se non vera e propria necessità – in più o meno intensi vincoli di compatibilità e interoperabilità (…) con quel sistema operativo, almeno tendenzialmente monopolista”, un comportamento più volte sanzionato dalle autorità giudiziarie statunitensi ed europee.

Alfonso Maruccia

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12 09 2014
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