Google Chrome e Omnibox: prima le risorse HTTPS

Chrome e Omnibox: prima le risorse HTTPS, poi HTTP

Digitando l'indirizzo di un sito nella Omnibox il browser cercherà di caricare prima le risorse HTTPS e solo in un secondo momento quelle HTTP.
Digitando l'indirizzo di un sito nella Omnibox il browser cercherà di caricare prima le risorse HTTPS e solo in un secondo momento quelle HTTP.

Ennesima iniziativa annunciata da bigG per spingere l’utilizzo e l’adozione di HTTPS, con il duplice obiettivo di incrementare la sicurezza di chi naviga e di velocizzare l’accesso alle risorse: digitando un indirizzo nella Omnibox di Chrome il browser cercherà di caricare prima la versione delle risorsa richiesta in cui lo scambio di informazioni tra client e server avviene in una modalità protetta da crittografia.

Google spinge HTTPS nella Omnibox di Chrome

È bene precisare che al momento si tratta di un esperimento messo in campo da Google e come sempre accade in questi casi circoscritto inizialmente a un numero limitato di utenti così da poter raccogliere i feedback necessari ad apportare i dovuti perfezionamenti in vista di un rollout più esteso. Riportiamo di seguito in forma tradotta una breve descrizione della novità.

Attualmente, quando un utente digita il nome di un dominio nella Omnibox come “sito.com”, Chrome punta alla versione HTTP del sito (http://sito.com). Considerando come il Web si stia sempre più muovendosi verso HTTPS, vogliamo ora ottimizzare la navigazione e caricare prima HTTPS invece di HTTP.

Un esempio concreto: al momento digitando “punto-informatico” nella Omnibox di Chrome, il browser punta automaticamente verso “http://www.punto-informatico.it/” e solo in un secondo momento apre “https://www.punto-informatico.it/” dopo aver accertato la sua disponibilità. In seguito all’introduzione di questo cambiamento la risorsa HTTPS verrà invece caricata di default e solo successivamente, se non trovata, l’utente verrà rimbalzato verso quella HTTP.

Il passaggio al protocollo sicuro ha interessato ormai gran parte dei siti in Rete, ma non tutti, anche a livello istituzionale. In Italia, ad esempio, la connessione a governo.it e protezionecivile.gov.it è ancora da considerare “non sicura”.

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