CNAI, l'Italia affronta il cybercrimine

La necessità di difendere adeguatamente delle infrastrutture telematiche fa nascere, di qua e di là dell'Atlantico, nuove sovrastrutture preposte al controllo del territorio virtuale
La necessità di difendere adeguatamente delle infrastrutture telematiche fa nascere, di qua e di là dell'Atlantico, nuove sovrastrutture preposte al controllo del territorio virtuale

L’importanza vitale delle infrastrutture connesse al network telematico nazionale è fuori discussione, anche in un paese come l’Italia dove (unico caso in Occidente) la penetrazione dell’accesso a Internet nelle famiglie arretra piuttosto che avanzare. A ribadire il concetto della necessità di difendere le suddette infrastrutture ci pensano le massime autorità competenti, riunitesi tutte al Polo Tuscolano della Polizia di Stato per “inaugurare” il CNAI, Centro Nazionale Anticrimine Informatico .

Alla presenza del ministro dell’Interno Roberto Maroni (con il sottosegretario Alfredo Mantovano al seguito), il ministro della Giustizia Angelino Alfano, l’onorevole Paolo Gentiloni del Partito Democratico, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta e il capo della Polizia Antonio Manganelli, è stato dato il via ai lavoro della sala di controllo del CNAI, un centro operativo per il monitoraggio e l’azione “sul campo” attivo 24 ore su 24 contro le possibili cyber-minacce alle reti fondamentali per l’economia e la vita del paese .

Reti eminentemente virtuali eppure cruciali per il controllo e la gestione della somministrazione di energia elettrica, acqua, trasporti, gas metano e tutte le altre “utilità” che mandano avanti il paese. Ora più che mai occorre difendere questi network, come sottolineano in coro Maroni e gli altri esponenti del governo intervenuti, con un comando operativo che fino a ora non esisteva e che mette l’Italia (secondo l’opinione dei suddetti politici) al pari con le altre grandi potenze tecnologiche del globo.

“Gli attacchi informatici di natura terroristico-criminale sono minacce non virtuali ma molto concrete – dice Manganelli all’agenzia di stampa Adnkronos – con effetti dirompenti sul piano nazionale e internazionale. Per questo abbiamo selezionato in questo Centro le migliori intelligenze e messo in campo le migliori professionalità: ora siamo pronti ad assolvere questo impegno con dedizione, onestà e trasparenza, garantendo anche tutti i diritti di libertà che uno Stato democratico deve garantire a ogni cittadino e a ogni impresa ed azienda”.

Il direttore della Polpost Domenico Vulpiani mette in evidenza la natura internazionalista del CNAI , che oltre a monitorare quel che succede sulla rete italiana potrà contare su “collegamenti permanenti” con 52 diverse polizie di tutto il mondo attive nello stesso settore di cyber-difesa nazionale.

La cyber-difesa nazionale è d’altronde lo stesso focus del neonato Cybercom , il quartier generale anti-cybercrimine promesso dall’amministrazione Obama che diviene finalmente un qualcosa di concreto grazie al decreto del segretario alla Difesa Robert Gates che istituisce il centro di coordinamento degli sforzi di difesa quotidiani da parte del Dipartimento. Al contrario del CNAI, a ogni modo, il Cybercom si occuperà soltanto dei network militari (ne esistono 15mila con 7 milioni di dispositivi informatici a essi collegati) e non delle reti civili.

Non che le reti civili statunitensi non siano bucabili e a rischio di cyber-attacchi, anzi è vero l’ esatto contrario , ma evidentemente nelle stanze del potere di Washington hanno prima di tutto a cuore che i vari compartimenti della più grande forza militare del mondo siano al sicuro dai cracker cinesi e da chi scarica piani super-segreti dei nuovi cacciabombardieri.

Alfonso Maruccia

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24 06 2009
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