Data center orbitali: quali sfide tecniche ci sono?

Data center orbitali: quali sfide tecniche ci sono?

Per costruire data center orbitali è necessario superare diversi ostacoli, tra cui costo dei lanci, radiazioni, dissipazione del calore e latenza.
Data center orbitali: quali sfide tecniche ci sono?
Per costruire data center orbitali è necessario superare diversi ostacoli, tra cui costo dei lanci, radiazioni, dissipazione del calore e latenza.

Dopo aver esaminato la fattibilità economica, Eric Berger (giornalista di Ars Technica) ha pubblicato un secondo articolo per descrivere le sfide tecniche da superare per la costruzione di una costellazione di data center orbitali. L’analisi tiene conto delle caratteristiche del satellite AI1 annunciato da SpaceX, delle capacità di carico del razzo Starship e di altri problemi, tra cui radiazioni, dissipazione del calore e latenza.

Si possono portare i data center nello spazio?

I data center terrestri consumano enormi quantità di energia elettrica e acqua. Lo Stato di New York ne ha recentemente vietato la costruzione per un anno. Secondo SpaceX (ma anche Blue Origin), la migliore soluzione per superare queste restrizioni è realizzare data center orbitali, ovvero satelliti che integrano CPU, GPU, RAM e connettività. Elon Musk vuole lanciare un milione di satelliti. La prima versione è AI1.

Considerando le dimensioni dei pannelli solari, del sistema di raffreddamento e degli altri componenti, un satellite AI1 potrebbe pesare da 3,5 e 7,5 tonnellate. Il razzo Starship V3 ha una capacità di carico di 100 tonnellate. Con Starship V4 si arriverà a 200 tonnellate. Il costo per ogni lancio dovrebbe essere compreso tra 20 e 100 milioni di dollari.

Considerando una vita media di 5 anni e 57 satelliti AI1 per lancio sono necessari circa 17.500 lanci (3.500 all’anno) per mantenere in orbita un milione di satelliti. SpaceX ha effettuato 170 lanci nel 2025, quindi dovrebbe incrementare il numero di oltre 20 volte. Sommando i costi dei satelliti e dei lanci, il costo totale è circa 1.450 miliardi di dollari (previsione ottimistica).

Il problema delle radiazioni ionizzanti che causano malfunzionamenti dei componenti elettronici non è insormontabile. SpaceX utilizzerà GPU NVIDIA Rubin nei satelliti AI1. Con adeguate schermature potrebbero resistere almeno 5 anni. L’azienda di Elon Musk ha già una lunga esperienza con i chip presenti nei satelliti Starlink.

La sfida maggiore è rappresentata dalla dissipazione del calore. Sulla Terra viene sfruttata la convezione. Il calore è trasferito dall’oggetto caldo (ad esempio la GPU) all’aria. Nello spazio non c’è aria, quindi si sfrutta la radiazione termica con emissione di luce infrarossa. Un fluido attraversa le parti più calde del veicolo spaziale e porta il calore al radiatore in alluminio.

I sei radiatori della Stazione Spaziale Internazionale usano ammoniaca come refrigerante, pesano complessivamente 6 tonnellate e dissipano circa 70 kW di calore (più o meno la quantità prevista per i data center orbitali di SpaceX). Questi radiatori sono troppo pesanti e costosi, quindi è necessario ridurre peso e costo.

Anche se i satelliti sono relativamente vicini (orbita terrestre bassa) c’è in fine il problema della latenza. Nei data center terrestri le distanze tra i server si misurano in metri e la latenza si misura in microsecondi. La distanza tra i satelliti e quella tra la costellazione e la Terra si misura in Km.

La latenza satellite-satellite e terra-spazio rappresenta quindi un problema, ma dipende anche dal tipo di carico di lavoro. L’addestramento dei modelli AI sembra fuori portata, mentre l’inferenza è fattibile. Quasi impossibile invece eseguire sui satelliti un servizio di streaming.

Fonte: Ars Technica
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Pubblicato il
18 lug 2026
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