A distanza di oltre tre mesi dall’accaduto emergono dettagli sullo strano comportamento di Apple nei confronti di xAI. L’azienda di Cupertino aveva minacciato di rimuovere Grok da App Store, ma successivamente ha accettato le modifiche introdotte per rispettare le linee guida. In realtà, il chatbot genera ancora deepfake sessuali, come scoperto da NBC News.
Perché Apple non ha rimosso Grok?
Tra fine dicembre 2025 e inizio gennaio 2026, Grok ha permesso agli utenti di generare oltre 3 milioni di immagini sessualizzate non consensuali di donne e bambini. La Commissione europea e diversi paesi hanno avviato indagini nei confronti di X e xAI. Negli Stati Uniti sono stati avviati procedimenti in California e Baltimora.
Tre senatori democratici avevano inviato una lettera ai CEO di Apple (Tim Cook) e Google (Sundar Pichai) per chiedere la rimozione dell’app Grok dai rispettivi store, in quanto violava le linee guida (divieto di visualizzare immagini sessuali). La risposta di Apple a quella lettera è stata riportata da NBC News.
L’azienda di Cupertino aveva chiesto a xAI di fornire un piano di moderazione dettagliato, ovvero le misure per impedire la generazione dei deepfake sessuali. Apple ha considerato insufficienti i primi rimedi comunicati e minacciato di rimuovere l’app. Alla fine ha accettato le modifiche e l’app è rimasta sullo store.
NBC News ha scoperto però che Grok genera ancora immagini sessualizzate di persone reali senza il loro consenso (anche se in numero ridotto). Diversi utenti sono riusciti ad aggirare le restrizioni. Dopo la pubblicazione dell’articolo, X ha risposto tramite il profilo Safety:
Vietiamo severamente agli utenti di generare deepfake espliciti senza consenso e di utilizzare i nostri strumenti per spogliare persone reali. xAI dispone di ampie misure di sicurezza per prevenire tali abusi, come il monitoraggio continuo dell’utilizzo pubblico, l’analisi in tempo reale dei tentativi di elusione, frequenti aggiornamenti del modello, filtri di avviso e ulteriori misure di sicurezza.
In base all’indagine del Tech Transparency Project, Apple e Google non solo continuano a distribuire app di nudificazione sui rispettivi store, ma le pubblicizzano anche tramite inserzioni e l’algoritmo dei suggerimenti di ricerca. Entrambe le aziende hanno rimosso quasi tutte le app.