Dossier/ TLC revolution 1: il punto

di M. Favara Pedarsi - La rete infrastrutturale è nelle mani di un solo operatore ma le ipotesi di separazione gestionale o strutturale non reggono. Una disamina delle TLC italiane già all'attenzione del ministro Gentiloni

Roma – Con questo articolo si inaugura un dossier a puntate, a cadenza settimanale, dedicato alle telecomunicazioni italiane in un momento storico in cui i nostri amministratori decideranno come impiegare le nuove tecnologie wireless che potrebbero sbloccare il mercato, ridurre ad un decimo la bolletta dell’italiano e azzerare il digital divide in ogni sua forma , nel giro di 12 mesi.

Ho sentito la necessità di scrivere perchè in base a quello che ho potuto leggere ed ascoltare in questi mesi , nonostante la palese necessità di riforma delle TLC, nonostante la disponibilità di tecnologie adeguate, nonostante che il blocco involontario imposto dal precedente governo abbia preservato lo spettro radio da pericolosi fenomeni cleptocratici ed è quindi oggi ancora disponibile, e nonostante le dichiarazioni contenute nel programma elettorale del governo in carica, temo fortemente che il wireless sarà un’altra opportunità di sviluppo mancata; una possibilità che, a giudicare dalle deludenti e pericolose performance del sistema Italia, non dovremmo gettare al vento con tanta leggerezza.

Questa puntata è dedicata al contesto globale, i problemi e le necessità italiane, le soluzioni vecchie e nuove, i rischi ad esse collegati e le mie forti perplessità. Nella seconda puntata fornirò, in un ottica di sviluppo sostenibile, una mia rielaborazione delle TLC italiane. Infine nella terza puntata descriverò brevemente la mia personale ricetta, un progetto che il Ministro delle Comunicazioni, On. Paolo Gentiloni, si è detto ben disposto a ricevere e che il 25 luglio scorso, su sua indicazione, ho consegnato.

Sono certo che ogni italiano, indipendentemente da sesso, età, estrazione sociale e credo politico/religioso, si possa rendere conto che la capacità di comunicazione delle persone è in qualche modo direttamente proporzionale alla capacità del paese di produrre beni, servizi e, in particolar modo, idee; più in generale di produrre benessere. Ne abbiamo esempio infinito nella vita quotidiana: le aziende con i sistemi informativi, manager e adolescenti con il telefono cellulare, universitari con il web ed il download, impiegati con la rete aziendale, “casalinghe&casalinghi” con il telefono di casa. Sono tutti mezzi di comunicazione, che hanno velocizzato o semplicemente facilitato operazioni che facevamo da tempo, oppure amplificato i loro effetti, aumentando di fatto le nostre possibilità e la nostra produttività, sia essa rivolta allo svago, allo studio o al lavoro.

Credo pertanto di poter sorvolare sulla dimostrazione del ruolo centrale che le TLC hanno nella società, in ogni settore economico, e in definitiva nella capacità che ogni paese ha di competere a livello internazionale: una competizione che, seppur mitigata dalle necessarie collaborazioni trasversali che abbiamo impiantato, e prima ancora delle lotte interne dovute ad interessi individuali, rappresenta il termine ultimo con cui tutti noi dobbiamo confrontarci per aggiudicarci le risorse naturali del pianeta e quindi veder prosperare la nostra civiltà, l’italianità. A questo punto credo che il ruolo centrale dell’ICT (informatica e telecomunicazioni) nel processo di produzione di benessere sia evidente per tutti; non è altresì un caso che ONU, Europa e politici nostrani abbiano a cuore sia la diffusione degli strumenti informatici, sia la penetrazione della banda larga . Infatti il contesto mondiale in cui ci muoviamo è quello della difficile evoluzione delle economie basate su beni e servizi (Società Industriale) in economie basate sulle idee (Società dell’Informazione): chi si evolve prolifera, chi resta fermo soccombe.

Non è una mia brutale voglia di masochismo, è la teoria darwiniana dell’evoluzione ad essere particolarmente brutale di per se e noi non possiamo sottrarci ad essa: la produzione cinese non si fermerà chiedendo pietà, non si fermerà impugnando le armi e, ammesso che possa funzionare, sarebbe troppo tardi perfino per fermarla con dazi e dogane. Si ferma solo con idee in grado, con poche energie, di soverchiare quella potenza economica.

L’uso delle idee, e del sapere, per creare benefici economici è “la controparte economica della Società dell’Informazione ” in cui “la creazione, la distribuzione e la manipolazione dell’informazione è diventata attività economica e culturale fondamentale”. Per approfondimenti sul tema rimando anche ai documenti prodotti al World Summit on the Information Society (WSIS; Tunisi 2003, Ginevra 2005), e in seno al programma europeo i2010 .

A maggior ragione dunque, se ragioniamo nel contesto della Società dell’Informazione, le TLC assumono un ruolo fondamentale nello sviluppo di una società, della sua economia e della sua capacità di competere con gli altri Paesi. In altre parole, la diffusione dei mezzi informatici e della banda larga fra gli italiani tutti è l’elemento decisivo per evolversi quasi indenni verso la Società dell’Informazione; passaggio obbligato nel caso in cui si intenda rimanere in quel ristretto gruppo di Paesi occidentali in grado di competere con i grandi produttori di beni e manodopera a basso costo .

Non è una faccenda limitata al solo proliferare del settore informatico: spingere o meno l’acceleratore sulle TLC significa scegliere se rimanere lì dove sono arrivati i Paesi un tempo considerati “emergenti”, beni e servizi, o spostarci nel mercato delle idee insieme ai Paesi più sviluppati; club esclusivo di cui ancora facciamo parte, anche se oramai la tassa annuale di iscrizione è diventata particolarmente pesante da sostenere. In Italia l’ottica con cui le istituzioni e le Associazioni hanno affrontato l’evoluzione delle TLC italiane è stata per lungo tempo un’ottica puramente economica, avvelenata dal costante abuso delle posizioni dominanti, caratterizzata costantemente da una generica grave sordità alle richieste dei cittadini-consumatori, da staticità preoccupante durante tutto il governo Berlusconi, e da un po’ di anacronismo per quanto riguarda le proposte che sembrano delinearsi dagli interventi di questi primi mesi di governo Prodi: il modello inglese che si vorrebbe seguire oggi è stato infatti applicato in Inghilterra a partire dal 1984 e l’Italia ha saltato quella tappa a piè pari quando sarebbe stato il momento giusto per partire.

In linea di principio generale credo di poterci trovare tutti d’accordo sull’idea che la pericolosa arretratezza accumulata deve essere recuperata creando competitività reale nel mercato.

Seguendo dunque l’inossidabile principio del Rasoio di Occam, “entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” (non bisogna aumentare senza necessità gli elementi della questione), la soluzione più semplice per creare competitività reale nel mercato è, costi permettendo, di creare realmente un’altra rete capillare. È quindi deducibile che qualunque altra soluzione, come ad esempio le complesse soluzioni che vanno in direzione di una separazione strutturale orizzontale e/o verticale, tecnica e/o amministrativa, siano soluzioni di compromesso dotate, ammesso e non concesso che abbiano effetti positivi, di efficienza e/o efficacia inferiore.

Faccio un esempio prendendo spunto dalla recente iniziativa dell’Associazione Anti Digital Divide, la cui ricetta può essere grossomodo sintetizzata con:

una separazione amministrativa di Telecom Italia in due società distinte, una titolare della rete che vende all’ingrosso, ed una che acquista all’ingrosso al paro degli altri operatori e, come questi, rivende al dettaglio;
una separazione tecnica della rete di Telecom Italia, con il riacquisto di centrali e ultimo miglio , da parte dello Stato.

Il Ministero, l’AGCOM, Assoprovider e tante altre autorevoli fonti, con varianti più o meno corpose, sembrano andare in questa direzione nel tentativo di risolvere il problema dell’assenza di concorrenza. Prima di entrare nel merito vi devo confessare che vedere oggi applicati metodi di 20 anni fa, mi incute il terrore di un declassamento dell’Italia a paese “immergente”. Entrando nel merito della questione invece, pur senza essere un economista ma leggendo il blog di Beppe Grillo , mi sembra che l’intreccio di consiglieri di amministrazione, e l’esistenza di sedi societarie all’estero, renda la separazione strutturale amministrativa equivalente a nascondere la polvere sotto il tappeto, ie: riparare il politico dagli occhi dell’opinione pubblica.

Ad esempio una separazione amministrativa del genere potrebbe essere quella che in passato ha visto Telecom Italia partorire Telecom Italia Mobile, e che a distanza di circa un decennio si è dimostrata essere un fallimento, per altro chiaramente coronato dal recente lancio dell’offerta convergente “Unico”, lanciata in assenza di replicabilità da parte dei competitor. Mi chiedo inoltre come, e in quanto tempo, sarebbe possibile determinare in quante parti, a quali operatori e con quali soldi far comprare l’infrastruttura di Telecom.

A riguardo della separazione orizzontale tecnica, c’è da rilevare che questa non aumenterebbe il valore infrastrutturale delle TLC italiane ( legge di Metcalfe ), perché il risultato non sarebbe di avere due reti capillari, ma una sola rete divisa in due o più parti.

E sul fronte dei costi, nel caso in cui fosse lo Stato a ricomprare l’infrastruttura, l’operazione sarebbe particolarmente gravosa per le tasche degli italiani perchè si parla di riacquistare 10.400 centrali e milioni di doppini che da queste si diramano verso gli utenti.

Nel documento del 24 giugno 2004, Eliminare il Digital Divide: un impegno politico e un’opportunità di sviluppo , pubblicato sul sito dell’ Associazione Unarete , di cui il Consigliere del Ministero degli Affari Regionali e presidente dell’Osservatorio ICT del partito del Ministro Gentiloni, Dott. Paolo Zocchi, è presidente, si stima a 2,9 miliardi di euro l’ammontare necessario al solo aggiornamento ADSL di meno della metà delle centrali : “per il collegamento ad alta velocità” e “investimento aggiuntivo nelle stesse centrali per la fornitura del servizio”.

Ritengo dunque lecito ipotizzare che il prezzo d’acquisto delle centrali sarebbe molto superiore alla cifra necessaria al solo aggiornamento della metà delle centrali esistenti. Soldi che lo Stato, in un modo od in un altro, dovrebbe versare a Telecom Italia.

Credo che qualunque contribuente auspichi soluzioni più economiche. A maggior ragione viste e considerate le attuali problematiche economiche italiane. Un modello più moderno, che a distanza di 20 anni si propone a soluzione dei problemi evidenziati dalle separazioni strutturali orizzontali all’inglese è la separazione strutturale verticale: trasformare un mercato integrato verticalmente, dove un piccolo gruppo di operatori è proprietario della struttura ed opera su tutto ciò che esiste tra il cavo e l’utente finale, in un mercato aperto orizzontalmente, dove un buon numero di operatori agiscono a diversi livelli fornendo servizi a valore aggiunto impilati uno sopra all’altro.

Un modello insomma dove esiste un buon numero di operatori che gestisce la rete fisica , affittandola ad un buon numero di operatori che vendono i servizi di connettività agli utenti finali, connettività sulla quale viaggiano i servizi venduti da un terzo gruppo di operatori (in buon numero).

Una struttura economica sola, tanti operatori che comprano dal basso e rivendono in alto; e di operatore in operatore, si procede dal doppino all’utente finale.

È come se il mercato prima rappresentabile da un rettangolo, acquisisse la terza dimensione diventando un parallelepipedo. Una struttura economica a strati che ricorda da vicino il modello OSI di rete. O ancora: un programma di fotoritocco senza capacità di stratificazione del lavoro, al quale come per magia vengono aggiunti i layer.

Ciò che produce la concorrenza cercata, che a sua volta porta ad un incremento della qualità e un abbassamento dei prezzi, è l’esistenza di tanti operatori ad ogni livello del parallelepipedo.

Prima di tutto c’è da chiedersi se è possibile oggi implementare una separazione verticale senza aver 20 anni fa implementato una separazione orizzontale; nel caso questo sia possibile c’è poi da chiedersi quali accorgimenti devono essere presi per adattare la separazione verticale anglosassone all’anomalia italiana.

A me l’idea di una moltiplicazione dei pani e dei pesci non è mai piaciuta. Credo infatti fermamente in quel formidabile Principio di Conservazione di Lavoisier asserente fin dal diciottesimo secolo: “in natura, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. Una spiegazione più lunga e comprensibile qui di seguito. Osservo prima di tutto che nel caso di una separazione verticale del mercato TLC italiano, permarrebbe il problema odierno di avere un solo operatore con una rete capillare; in una separazione verticale il parallelepipedo diventerebbe così una piramide capovolta: alla base, anche se gli altri grandi operatori si impegnassero sulle costose opere di cablaggio dell’Italia e senza distinzione in zone proficue e zone dove non conviene cablare, rimarrebbe per lunghissimo tempo un solo operatore a gestire il livello fisico.

Nella migliore delle ipotesi dunque, contravvenendo all’idea base della separazione verticale di avere un buon numero di operatori ad ogni livello del mercato, nel tentativo di tenere in piedi la piramide sulla sua punta riusciremmo soltanto a creare un equilibrio instabile a costo di un enorme dispendio di energie e tempo.

Osservo poi che l’utenza è stanca degli operatori esistenti, figuriamoci se è contenta di vederli moltiplicare: prova di questo ne è il fatto che su tutto il territorio italiano decine di reti collaborative non profit, in barba alla legge, hanno di fatto sostituito gli operatori commerciali nelle case di un numero crescente di cittadini-consumatori.

Altro mio dubbio riguarda la velocità con cui la creazione posticcia di una separazione strutturale verticale possa portare ai sperati benefici per la salute del mercato TLC: partendo dall’azione legislativa, per arrivare al concretizzarsi dell’azione liberalizzante della verticalizzazione, ammesso e non concesso che si realizzi, potrebbe facilmente passare un decennio e trovarci per quella data più indietro perfino della stessa Cina.

Al di là però dei miei dubbi osservo anche che Lavoisier a riguardo della sostanza non mente: nel caso di una separazione verticale, per il cittadino-consumatore non vi è vantaggio sostanziale perché la quantità di soldi che oggi spende non cambia, ma si trasforma in soldi che distribuisce ad un numero maggiore di operatori.

Insomma, sono molto scettico sul fatto che una volta saltata 20 anni fa la tappa fondamentale della separazione orizzontale, si possa realizzare oggi una separazione verticale tempestiva, efficace e conveniente per tutti: grandi operatori, piccoli operatori, cittadini-consumatori, e sistema Italia. Per lo meno non con la sola azione legislativa e una sola rete di proprietà di un solo operatore.

La prossima settimana, sempre su queste pagine, rielaborerò l’intera questione da un punto di vista alternativo; sono infatti fermamente convinto che una via di uscita altamente efficace ed efficiente sia già a nostra disposizione: serve soltanto il coraggio di aprire gli occhi.

Michele Favara Pedarsi

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  • Anonimo scrive:
    Sì...e poi
    arriverà il furbo di turno che dirà che il prodotto gli è piaciuto perchè prende soldi dal produttore.non è forse questa la pubblicità?Ad ogni modo quoto il: "Pubblicità sceme in televisione", anche se ce ne sono di carine (artisticamente parlando).Io sono sempre del parere che i problemi si risolvono insegnando la gente a pensare con la propria testa (anche se una simile affermazione può essere più "relativa" dello spazio-tempo), ma se questo dovesse accadere i grandi potenti della terra si ritroverebbero a fare i barboni, quindi ... vai con i borbandamenti pubblicitari!!!
  • Tama scrive:
    Esiste gia'
    Ci sono gia' i newsgroup specializzati, dove si possono trovare i commenti di chi ha acquistato.Spesso mi e' capitato di controllare cosa si diceva in rete prima di acquistare un prodotto.Inoltre alcuni siti di rivendita prodotti permettono di lasciare commenti.L'idea di incentivare i produttori a costruire prodotti migliori e' meritevole, ma preferirei un'idea che permettesse agli acquirenti di comprare solo i prodotti validi, in barba alla pubblicita'!Tradotto: come facciamo a mettere un po' di sale in zucca alle masse?Esempio banale:Quando inizieremo a comprare un auto perche' fa piu' di 25Km con un litro piuttosto che comprarla perche' ha le ruote piu' larghe di quella del vicino di casa? o perche' arriva fino a 260Km/h, cosi' posso fare rombare il motore meglio quando siamo in una coda che ci costringe ad andare a 10Km/h?Marco Tamanti-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 08 settembre 2006 21.46-----------------------------------------------------------
  • Anonimo scrive:
    e il pagamento?
    sai quanti farebbero a gara per pagarne la pubblicità? questa cosa è vecchia e c'è già molta critica su di questo...ReDeMpTioN
  • Anonimo scrive:
    E gia' ...
    se e' Mantellini .. allora .....
  • Anonimo scrive:
    Accade già all'estero
    All'estero già pagano blogger, anche famosi, per pubblicizzare il proprio prodotto.Già accade anche che aziende mandino omaggi ai blogger (la maggioranza) per avere delle recensioni che spesso, per gentilezza, non diventano mai così cattive nel caso si trovi un problema. In oltre le aziende inviano i loro prodotti migliori, già testati, a questi blogger.
  • Anonimo scrive:
    Sticazzi
    davvero eh...
  • Anonimo scrive:
    Le aziende preferiscono...
    ...spendere miliardi in pubblicità perché questo appaga molto di più il management.Un AD o consigliere di amministrazione qualsiasi si trova molto più a suo agio con il markettaro di turno con il quale può parlare di idiozie al suo livello (e sperare che gli procuri un appuntamento con qualche squinzia vogliosa di TV...) che con un ingegnere che gli ripete per l'ennesima volta "'sto prodotto fa c***re, se continuate a tagliarci il budget per la ricerca per pagarvi i vostri bonus non andiamo da nessuna parte!"
    • Anonimo scrive:
      Re: Le aziende preferiscono...
      - Scritto da:
      ...spendere miliardi in pubblicità perché questo
      appaga molto di più il
      management.
      Un AD o consigliere di amministrazione qualsiasi
      si trova molto più a suo agio con il markettaro
      di turno con il quale può parlare di idiozie al
      suo livello (e sperare che gli procuri un
      appuntamento con qualche squinzia vogliosa di
      TV...) che con un ingegnere che gli ripete per
      l'ennesima volta "'sto prodotto fa c***re, se
      continuate a tagliarci il budget per la ricerca
      per pagarvi i vostri bonus non andiamo da nessuna
      parte!"Come ti quoto. Spero che tu non sia un collega (mal comune mezzo gaudio, si sa).Ma alla fine questo paese finirà a competere con il Burundi...
  • Anonimo scrive:
    Ora serve...
    ...un blog per catalogare i blogger che si rifiutano di farsi pagare da un produttore per parlare bente di un prodotto.E che sia uno solo, altrimenti servirà un blog per catalogare i cataloghi di bloggher che catalogano i prodotti.In altre parole... mi sembra che esista già questo servizio. Devi comprare un prodotto? Scrivi il modello in un motore di ricerca e puoi farti un'idea della sua validità.
  • Anonimo scrive:
    bravo....
    Bella trovata per acchiappare un po' di materiale a gratis, tipo computer stereo ecc. un po' come fanno le riviste gli regalano le cose le provano, quelle che piacciono rimangono a loro, le altre le vendono...Furbetto!
  • Anonimo scrive:
    Va beh...
    ...ma chi è sto mantellini, e perché mi dovrei fidare di lui?
  • Luca Schiavoni scrive:
    Michele serra, anni fa
    ... in tv, mi ricordo faceva uno sketch ripetuto moolto divertente simile per concetti a quel che leggo e vedo.. lo sketch era piu o meno cosi: "come fidarsi di un attore che mi dice che questo caffe' e' buono? Se gli danno due miliardi di lire per dirlo beh.. questo caffe' (e mostrava la marca) deve essere proprio uno schifo. mentre invece questo qui (e ne mostrava un altro) a me piace davvero, e ve lo dico gratis! ;)" era una acuta ed ironica analisi di quel che stava diventando il mondo della pubblicita' anche in italia, e sono contento di trovare piu o meno la stessa ironia e idea negli spazi pubblicitari di MM !LucaS
    • Marlenus scrive:
      Re: Michele serra, anni fa
      - Scritto da: lucaschiavoni
      "come fidarsi di un attore che mi dice che questo
      caffe' e' buono? Se gli danno due miliardi di
      lire per dirlo beh.. questo caffe' (e mostrava la
      marca) deve essere proprio uno schifo. mentre
      invece questo qui (e ne mostrava un altro) a me
      piace davvero, e ve lo dico gratis! ;)"
      Il problema però è sempre lo stesso. Se merita la mia fiducia, allora anche pagato non mi dirà balle. Se non la merita, come faccio a sapere che, pur dicendolo, gli piace davvero (pagato o non pagato che sia?)In più se non è degno di fiducia su ciò che gli piace, come può esserlo sul fatto di essere pagato o no?Insomma, alla base di tutto c'è l'onestà. O ce l'hai, o no (va bene, un po' di grigio tra il bianco e il nero possiamo metterlo, ma non esageriamo).Però c'è un altro aspetto. Sistemico. Il sistema è costruito in modo da supportare i comportamenti virtuosi e scoraggiare quelli viziosi? Su questo aspetto si può lavorare. Particolarmente in Italia.Da sempre sostengo che una leggina in tre punti potrebbe rivoluzionare questo aspetto.1) istituzione del database nazionale dei difetti: chi fa riparazioni deve indicare marca, modello, difetto; chiunque può inserire i suoi guai e commenti sui prodotti che acquista, sotto responsabilità penale per scoraggiare abusi (ma pubblicazione anonima su richiesta, il nome è custodito per legge solo a disposizione del magistrato su querela di parte lesa)2) obbligo di pubblicazione dei dati di vendita, incluse le matricole -per tracciare la durata- (e conoscendo i markettari, con ampie responsabilità penali e magari pecuniarie a scanso di abusi)3) statistiche di affidabilità a cura dell'istituto che mantiene il database, con in aggiunta prove e test di vita effettuati a campione su prodotti acquisiti in fieldInsomma, una struttura che faccia da arbitro nella partita tra consumatori, raccontap...ehm distributori e produttori.Se esistesse davvero, e facesse bene il suo lavoro, credo che meno produttori sarebbero costretti a diminuire la qualità per stare dietro ai prezzi cinesi....Ma forse è solo il sogno di uno che vorrebbe continuare a fare bene quello che fa, invece di chiudere...Tornando On-topic, mi sembra che una leggina che punisca severamente chi raccontapalle in pubblico (ad esempio dice di usare un prodotto che non usa) aiuterebbe a credere di più a iniziative lodevoli come quella di Mantellini.IMHO, of course.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 08 settembre 2006 11.13-----------------------------------------------------------
      • Anonimo scrive:
        Re: Michele serra, anni fa
        - Scritto da: Marlenus
        - Scritto da: lucaschiavoni

        "come fidarsi di un attore che mi dice che
        questo

        caffe' e' buono? Se gli danno due miliardi di

        lire per dirlo beh.. questo caffe' (e mostrava
        la

        marca) deve essere proprio uno schifo. mentre

        invece questo qui (e ne mostrava un altro) a me

        piace davvero, e ve lo dico gratis! ;)"



        Il problema però è sempre lo stesso. Se merita la
        mia fiducia, allora anche pagato non mi dirà
        balle. Se non la merita, come faccio a sapere
        che, pur dicendolo, gli piace davvero (pagato o
        non pagato che
        sia?)
        In più se non è degno di fiducia su ciò che gli
        piace, come può esserlo sul fatto di essere
        pagato o
        no?

        Insomma, alla base di tutto c'è l'onestà. O ce
        l'hai, o no (va bene, un po' di grigio tra il
        bianco e il nero possiamo metterlo, ma non
        esageriamo).

        Però c'è un altro aspetto. Sistemico. Il sistema
        è costruito in modo da supportare i comportamenti
        virtuosi e scoraggiare quelli viziosi? Su questo
        aspetto si può lavorare. Particolarmente in
        Italia.

        Da sempre sostengo che una leggina in tre punti
        potrebbe rivoluzionare questo
        aspetto.
        e aggiungerei ..creare un sito valido come quello della FCC (fcc.gov).MOLTO utile quando dovete scegliere tra prodotto "x" e "y" magari di marche diverse (e con prezzi assai diversi) che, sotto sotto , sono la stessa bestia.O ancora meglio, quando fanno uscire a gennaio prodotto X e poi a marzo prodotto X e' cambiato negli internals costruttivi (poco, ma quel tanto che basta a rendervelo incompatibile), ma il nome e' rimasto il medesimo.
  • iced scrive:
    Attezione, pericolo!
    Mi spiace parlar male dell'iniziativa, ma mi sembra che ci sia un grosso pericolo di fondo.Il mitico Mante rischia di far la figura del "testimonial", un po' come se Schumacher facesse pubblicità, che so... boh! della Fiat Multipla ad esempio (sparo la prima cosa assurda che mi viene in mente! :-). Il meccanismo usato moltissimo in pubblicità è: usate il prodotto X perchè anche il SIGNOR Y lo usa, e quindi è un prodotto fantastico e chi lo usa è un gran figo... Ma che c'entra??Il Mante è un grande, il Signore Dei Blogger, tappeto rosso doveroso e inchino alla sua Parola, ma non è detto che sia bravo ANCHE quando si sceglie la roba al supermercato...Che ne dite?Ciao, iced
    • The_GEZ scrive:
      Re: Attezione, pericolo!
      Ciao iced !
      Il Mante è un grande, il Signore Dei Blogger,
      tappeto rosso doveroso e inchino alla sua Parola,
      ma non è detto che sia bravo ANCHE quando si
      sceglie la roba al
      supermercato...Il tuo discorso è corretto, ma il punto è un' altro.Ovvero la questione non è "compiramo solo quello che piace a Matrellini", la questione è che se in molti facessero così, e non solo Martellini, allora sarebbe più facile "smascherare" i prodotti di scarsa qualità.Il tutto si basa sulla mitica "legge dei grandi numeri" ovvero se in molti, non direttamente coimnvolti mi danno un determinato giudizio su una cosa e, poniamo, che sia positivo, è lecito supporre che quella cosa si effettivamente "buona" e che faccia al caso mio.Certo poi magari la comero e mi fa schifo, ma diciamo che che con questo sistema la "probabilità" di restare insoddifatti si riduce.
      • iced scrive:
        Re: Attezione, pericolo!

        Ovvero la questione non è "compiramo solo quello
        che piace a Matrellini", la questione è che se in
        molti facessero così, e non solo Martellini,
        allora sarebbe più facile "smascherare" i
        prodotti di scarsa
        qualità.
        Il tutto si basa sulla mitica "legge dei grandi
        numeri" ovvero se in molti, non direttamente
        coimnvolti mi danno un determinato giudizio su
        una cosa e, poniamo, che sia positivo, è lecito
        supporre che quella cosa si effettivamente
        "buona" e che faccia al caso
        mio.
        Certo poi magari la comero e mi fa schifo, ma
        diciamo che che con questo sistema la
        "probabilità" di restare insoddifatti si
        riduce.mmmm... da questa ottica il discorso mi sembra molto meglio! del resto si sa che il "passaparola" è la forma di pubblicità più efficace in assoluto! Ed è forse la forma di pubblicità che le aziende TEMONO, perlomeno, alcune aziende. Mah! Vediamo cosa dice il Mante e poi giudicheremo...CMQ anch'io se trovo un prodotto che ritengo degno di menzione, lo cito sul blog...
    • vb scrive:
      Re: Attezione, pericolo!
      Io da tempo, quando trovo un prodotto o un fornitore che mi piace, ne parlo bene senza remora nel mio blog; del resto è normale, se avete bisogno di un idraulico o non sapete che marca di elettrodomestici comprare, chiedere agli amici se hanno qualche suggerimento, no?Mantellini si limita a istituzionalizzare l'idea, e fa bene anche solo per spingere un po' tutti a riflettere sulle modalità con cui si sceglie un determinato prodotto piuttosto di un altro.
  • Anonimo scrive:
    bravo...
    e come fai a sapere se hanno pagato il blogger o no?io parlo sempre di quel che mi piace e di quel che uso, dei test che faccio ... spesso poi penso che se scrivessi anche "e questo ha fatto cagare" prima o poi mi arriverebbe una denuncia.certo però è una mia opinione.del resto non è assolutamente una novità, tanto che PI stesso ha parlato del motore che ibm ha realizzato o al quale era interessata, per sentire che pensano e dicono i blogger delle aziende e dei loro prodotti...mante fa bene.Mi aspetto però anche di sentir sbufalati tutti i prodotti che NON FANNO quel che ci si aspetta oppure evidenziati difetti, problemi, cose che si vorrebbe e invece non ci sono, roba che si rompe, roba che non dura, ingredienti dubbi, indicazioni ambigue... un po' alla altroconsumo ;-)
  • Anonimo scrive:
    Articolo SPAM
    3 righe per pubblicizzare una "idea" che di geniale ha poco (vabbè che l'ha scritto MAntello sul Moncoblog ma vabbè). Da quando PI è così spudoratamente spammoso? :@
    • Luca Schiavoni scrive:
      Re: Articolo SPAM
      - Scritto da:
      3 righe per pubblicizzare una "idea" che di
      geniale ha poco (vabbè che l'ha scritto MAntello
      sul Moncoblog ma vabbè). Da quando PI è così
      spudoratamente spammoso?
      :@Ao. sono dieci anni che parliamo di Spam, non e' possibile che tu non sappia ancora cosa e' lo spam !!! :D motore di ricercaaaaa ;)e' pubblicita' di massa, non richiesta. Puoi criticare questo articolo come ti pare, quando vuoi, e dove vuoi. Ma lo spam e' spam, non c'entra niente con un articolo palesemente pubblicato su un sito, o su un giornale. Il corriere non puo' pubblicare spam. Nessuno puo' pubblicare spam. sono concetti incompatibili, ok ? ;)ciaoLucaS
      • Anonimo scrive:
        Re: Articolo SPAM
        Penso che per "spam" l'utente sopra indesse il significato attribuito comunemente in gergo di rete, ovvero :Pubblicita' non voluta e fastidiosa.Esempio : se qualcuno mi rompe postando sul mio blog e scrivendo "Bello il blog, vieni a trovarmi !!!" mettendo poi un link al suo sito, ecco quello e' uno "Spammone", anche se la definizione, tecnicamente, non sarebbe proprio corretta ;)Seguendo la logica di cui sopra :PI ha dato visibilita' ad un'iniziativa privata di un famoso blogger, e credo che molti utenti si siano chiesti :Perche', visto che questa cosa e' gia' stata proposta anche da altri, dare proprio visibilita' a quel particolare blogger ?Di piu' : Perche' dare visibilita' ad un'iniziativa che, chiaramente, portera' alcune aziende a contattare (con successo o meno, non so...) il suddetto blogger, cosi' da vedere la propria pubblicita' pubblicata su di uno spazio ad alta visibilita' ?Ragazzi, PI e' un'ottima testata giornalistica, la leggo spesso con piacere, ma quando "inciampate" in questo modo, risultate un pochino.. "antipaciti".Senza offesa eh ! :)
  • Anonimo scrive:
    Mi sembra un po' un cazzata
    A Mantellini può piacere un certo prodotto che magari io ritengo una porcata colossale. Deve piacermi magari perchè il manteblog è "celebre"? Se per dire io metto un banner di Libero per la connessione ADSL (che uso da anni senza mai un problema) riceveri insulti e schiaffi (basta leggere i newsgroup... :| )Ho capito, si tratta di un articolo autoreferenziale e spammoso (PI questa volta hai toppato).
  • Anonimo scrive:
    Ottimo sistema per...
    ...intascare soldi in nero dalle case produttrici. E' vero che, come è stato scritto in un altro thread, si rischia di perdere di credibilità, ma è un rischio limitato: la maggior parte delle persone non si accorgerebbe della pubblicità occulta.Per quanto mi riguarda, una certa persona ha perso parte della sua credibilità quando, in una trasmissione televisiva, girellava per lo studio accarezzando un computer di una certa marca (ho scritto computer, non pc...), e l'ha persa definitivamente quando ha scritto su una certa rivista informatica online, di cui al momento mi sfugge il nome, meraviglie di un altro computer. Della stessa marca del precedente.La moglie di Cesare, ecc. ecc.Saluti
  • Anonimo scrive:
    E invece la realtà è un'altra
    Cioè che le aziende farebbero a gara per "comprare" le opinioni dei blogger più potenti mediaticamente, come ad esempio quel furbacchione del Mantellini.Ma lungi da me fargliene una colpa.
    • Anonimo scrive:
      Re: E invece la realtà è un'altra
      Già ma bisogna anche vedere quale potenza mediatica hanno. Se Mantellini si dimostra troppo critico nelle sue rece e tutto d'un colpo comincia a risultare docile nei confronti di una marca, la cosa non passerebbe inosservata ad un assiduo lettore.
      • Anonimo scrive:
        Re: E invece la realtà è un'altra
        - Scritto da:
        Già ma bisogna anche vedere quale potenza
        mediatica hanno. Se Mantellini si dimostra troppo
        critico nelle sue rece e tutto d'un colpo
        comincia a risultare docile nei confronti di una
        marca, la cosa non passerebbe inosservata ad un
        assiduo
        lettore.é vero, avevo visto un servizio alla tele, c'é gente che ci guadagna da vivere, e riceve anche un sacco di prodotti da testare, ma effettivamente non hanno nessun obbligo sulla recensione del prodotto, e una recensione falsa costerebbe la credibilità del sito
      • Anonimo scrive:
        Re: E invece la realtà è un'altra

        la cosa non passerebbe inosservata ad un
        assiduo lettore.Balle, i lettori sono tutti pecoroni o quasi e seguono il gregge. Vedi il caso dei TERRIFICANTI forum "nuovi" di PI. Fanno schifo e ribrezzo ma alla fine la gente si è adeguata e PI piuttosto che offrire un sistema decente ha dormito. Con gli spot sarebbe la stessa cosa.
    • Anonimo scrive:
      Re: E invece la realtà è un'altra
      - Scritto da:
      Cioè che le aziende farebbero a gara per
      "comprare" le opinioni dei blogger più potenti
      mediaticamente, come ad esempio quel furbacchione
      del
      Mantellini.

      Ma lungi da me fargliene una colpa.Infatti, qualcosa di simile non è già accaduto l'anno scorso in America?
  • Anonimo scrive:
    Che superficialità
    Mantellini dice:"Serve a far conoscere ad altre persone prodotti che mi sono piaciuti. Pensa cosa accadrebbe se ogni blogger avesse una sezione pubblicitaria del genere. Le aziende farebbero a gara per produrre prodotti migliori e meno costosi invece che spendere miliardi in spot televisivi deficienti".Uno
    Non sei un broadcaster, al limite un narrowcaster. Il tuo sforzo andrebbe moltiplicato x tutti i blog (spesso immondizia)Due
    E' superficiale pensare che le aziende farebbero a gara per produrre prodotti migliori. Sarebbe pubblicità gratuita per loro e per un'azienda tutto quello che è gratuito è in più. Tre
    Per questi due motivi, le aziende continuerebbero sicuramente a spendere miliardi in spot televisivi. Magari spenderebbero addirittura di più sapendo che a giro per il mondo ci sono ancora menti "critiche" da poter sabotare a colpi di spot e costruzione sociale di status symbol globali (le nike, la audi, il computer apple etc etc)
    • Anonimo scrive:
      Re: Che superficialità
      Dimentichi due aspetti fondamentali di questo articoloa) Mantellini è un narcisistab) Mantellini scrive anche per PIFai tu i conti.
  • TheLoneGunman scrive:
    Roba inutile e superata.
    Esistono www.ciao.it e www.dooyoo.it ovvero siti fatti apposta per feedbacks sui prodotti. Qualcosa mi dice che dovrà trovare qualcosa di più "sensazionale" per il suo blog.
    • Anonimo scrive:
      Re: Roba inutile e superata.

      Esistono www.ciao.it e www.dooyoo.it
      ovvero siti fatti apposta per feedbacks
      sui prodotti.I ragazzi di Dooyoo li conobbi ad una delle tante edizioni passate dello SMAU. Non ricordo per quale motivo ma di colpo lo abbandonai delusissimo, forse cambiarono il sistema di gestione delle recensioni, boh?
      • Anonimo scrive:
        Re: Roba inutile e superata.
        - Scritto da:

        Esistono www.ciao.it e www.dooyoo.it

        ovvero siti fatti apposta per feedbacks

        sui prodotti.

        I ragazzi di Dooyoo li conobbi ad una delle tante
        edizioni passate dello SMAU. Non ricordo per
        quale motivo ma di colpo lo abbandonai
        delusissimo, forse cambiarono il sistema di
        gestione delle recensioni,
        boh?Io lo odiavo perchè quel sito era l'unico che non offriva un sistema di ricerca.
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