Editoria, Random House si piega al modello Apple

L'editore passa al sistema di ripartizione proposto da Cupertino. Forse anche in vista di iPad 2. Nel frattempo, i giovani scrittori scelgono canali di vendita alternativi

Roma – Random House, una divisione del gigante dell’editoria tedesco Bertelsmann, era uno degli editori statunitensi che rifiutava ancora il modello di ripartizione dei compensi detto “d’agenzia” (possibilità di stabilire il prezzo da offrire all’utente finale lasciando al rivenditore il 30 per cento) che dopo l’esordio di iPad è diventato dominante nei nuovi mercati degli Stati Uniti. Ora ha annunciato l’intenzione di convertirsi a questo modello per la sua offerta di ebook.

Alfiere di questo sistema di prezzi è Apple, tanto che proprio l’esordio della sua piattaforma iBookstore e di iPad ha innescato la conversione di cinque dei maggiori editori statunitensi (Penguin, HarperCollins, Simon & Schuster, Macmillan e Hachette Book Group) ad esso.

Per osservatori e consumatori, tuttavia, il modello spinge i prezzi degli ebook a rimanere alti. Kindle, per esempio, utilizzava il modello concorrente (vendita all’ ingrosso / wholesale dei titoli ai rivenditori che hanno poi la libertà di stabilire il prezzo al pubblico) per ribassare i prezzi e offrire i titoli a 10 dollari (spesso meno del prezzo a cui lui lo acquistava). American Booksellers Aossociation ( ABA ), invece, ha espresso “forte supporto” per la decisione che permette ai librai (anche ai più piccoli) di giocare sullo stesso livello dal momento che il prezzo è stabilito dall’alto. Un aspetto, questo, che ha però attirato l’attenzione per esempio dell’antitrust britannica.

Random House è uno dei grandi editori che non si era convertito al modello e che, conseguentemente, non figurava tra i partner di iBookstore . Tra i suoi titoli, peraltro, la trilogia Millennium di Stieg Larsson, il cui primo volume, “Uomini che odiano le donne”, è il primo ebook a superare il milione di copie vendute su Kindle.

Ora l’ annuncio del cambio di rotta per i suoi contenuti digitali significherà presumibilmente (anche se dichiarazioni in tal senso non vi sono ancora state) l’ingresso nello store di Cupertino in vista dell’atteso esordio di iPad 2 .

Gli editori, divisi tra i due modelli di prezzo tradizionali ( agency e wholesale ), sembrano in ogni caso star perdendo di vista le possibilità offerte da un’innovazione tecnologia comparabile, per i libri, solo all’invenzione di Gutenberg: non solo nelle restrizioni imposte ai prestiti , ma anche rispetto al possibile taglio dei costi e dei prezzi operabile e all’allargamento conseguente del catalogo.
Nel frattempo, peraltro, la società civile degli scrittori, che con gli editori ha poco a che fare, continua a muoversi: strumenti di self publishing sono stati messi a disposizione ormai da tutti i rivenditori digitali. Un mercato alternativo ai canali ufficiali si è già spontaneamente creato: basti pensare agli autori ignorati dalle case editrici che tra blog, autopromozione via social network e strumenti di pubblicazione fai-da-te , riescono a raggiungere un pubblico medio-grande. Un esempio è Amanda Hocking, scrittrice 26enne che si è pubblicata 8 libri e una novella e che, ad un prezzo compreso tra uno e tre dollari, ha venduto centinaia di migliaia di copie che le sono anche valse l’ingresso nella classifica dei best seller di Usa Today .

Claudio Tamburrino

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  • came88 scrive:
    Cristina Sciannamblo, le percentuali...

    soltanto il 50 per cento dei consumatori ha speso denaro in musica
    attraverso l'acquisto di CD o scaricando tracce a pagamento: una
    percentuale che sarebbe diminuita del 70 per cento rispetto al 2006.Io studio matematica e non giornalismo, ma se ora è al 50% e ha subito una decrescita del 70%, allora prima era al 166%, il che non ha senso... (ma i conti sono giusti, infatti 166% - 70% = 1,66 * (1 - 0.7) = 1,66 * 0,3 = 0,5 = 50%)Ma l'articolo in inglese diceva
    In 2010, only 50 percent of consumers purchased music, by either buying
    a CD or paying for a downloadable music track, down from 70 percent in
    2006.Cioè è scesa DAL 70% del 2006, non DEL 70% dal 2006!Che vuol dire un calo del 28% in termini relativi o del 20% in termini assoluti, facciamo un po' di attenzione...Ricapitolando2006 -
    70%2010 -
    50%calo del 28% relativo al dato iniziale o del 20% in termini assoluti
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