Revolut ha fornito i dati personali dei clienti a un gruppo di cybercriminali noto come IAmNotVillain. Stando alle prime ricostruzioni, lo avrebbe fatto dopo aver ricevuto una richiesta da parte di una casella PEC compromessa riconducibile alle forze dell’ordine italiane, forse alla Polizia Postale. Non è chiaro quanti siano i profili interessati da un attacco che, per modalità e possibili ripercussioni, possiamo definire senza precedenti. Quali sono i rischi?
Rubati dati, documenti e selfie dei clienti Revolut
Ciò che sappiamo è riportato da un sito pubblicato dagli autori dell’operazione. Ora è offline, ma ancora raggiungibile tramite la Wayback Machine dell’Internet Archive. Lì si trova l’elenco completo delle informazioni rubate.
- Nome e cognome completo;
- indirizzo email;
- numero di telefono;
- indirizzo di residenza;
- ID dell’account;
- ID del conto bancario;
- prelievi in criptovalute;
- depositi in criptovalute;
- transazioni in moneta corrente (in uscita e in ingresso);
- documenti;
- selfie di verifica.
A testimonianza della violazione, IAmNotVillain ha pubblicato proprio i documenti e gli autoscatti inviati a Revolut da alcuni clienti noti al grande pubblico.

Rischio di phishing, truffe e furto di identità
Non c’è ragione di credere che ci sia un pericolo legato direttamente ai conti gestiti, i dati trafugati non permettono di assumerne il controllo. Non è però da escludere che, nelle mani sbagliate, le informazioni possano essere sfruttate per organizzare campagne di phishing altamente mirate, conoscendo persino i dettagli dei movimenti eseguiti. O altre tipologie di truffe, inclusi i furti di identità e potenziali ricatti per non rendere note cifre e spese effettuate.
A rendere la situazione ancora più complessa è il fatto che il gruppo racconta di essere stato a sua volta raggirato. C’è qualcuno che, dall’interno, ha sottratto un estratto dal database per poi cercare di attribuirsi la responsabilità dell’intera operazione.
Un impostore e truffatore che collaborava con noi ha preso un piccolo campione che gli avevamo consegnato e ora sostiene di essere lui l’autore della violazione. Quel frammento non rappresenta l’intero set di dati. Revolut e le altre società hanno inviato i dati a noi, non a lui. Possiamo dimostrarlo: abbiamo gli originali, i dati sui volumi, le conversazioni e i riferimenti alle aziende che li hanno trasmessi. Non intrattenete rapporti con lui: finirete sicuramente per essere truffati.
Il consiglio è lo stesso di sempre, ma considerate le circostanze più prezioso che mai: diffidare di qualsiasi comunicazione sospetta. I clienti di Revolut (oltre 80 milioni nel mondo) potrebbero incolpevolmente finire nel mirino dei cybercriminali. Al momento né il sito ufficiale né i profili social dell’azienda hanno pubblicato comunicati in merito.