Google, net neutrality e proteste telematiche

Mountain View si riscopre paladina di una rete neutrale anche su connessioni wireless, mentre la protesta dello "Slowdown Day" manda in tilt i centralini del Congresso e l'uomo di FCC apre a norme a favore della neutralità su mobile

Roma – La posizione aggiornata di Google sulla net neutrality prende in considerazione anche le connessioni a Internet senza fili, ambito in cui in passato era emersa una certa ambivalenza del colosso di Mountain View apparentemente più interessato a stringere accordi di peering con Verizon che a difendere a spada tratta i principi di neutralità applicati al mercato mobile.

L’iniziativa Take Action , in supporto di una Rete delle reti “competitiva e aperta” senza “linee veloci” in gradi di dare priorità al traffico di alcuni servizi Internet a discapito di tutti gli altri, parla ora di regole uguali per tutti “indipendentemente dal fatto che si acceda a Internet usando una connessione cablata, un servizio wireless o qualsiasi altra tecnologia”.

Il (ricorrente) dibattito sulla net neutrality si è acceso in seguito all’intervento della Federal Communications Commission (FCC) con il previsto aggiornamento delle regolamentazioni di settore, e la voce di Google è al momento parte di una più ampia coalizione impegnata a difendere la neutralità delle connessioni a Internet contro chi vorrebbe invece aprire il mercato a trattamenti di favore per quelle corporation disposte a pagare gli ISP per una gestione privilegiata del traffico di rete.

Faranno sicuramente bene al succitato dibattito le conseguenze della protesta nota come Internet Slowdown Day , una manifestazione pro-neutralità che ha coinvolto grandi nomi del Web (Reddit, Digg, Mozilla, Imgur e tanti altri) e ha provocato il sovraffollamento dei centralini telefonici del Congresso statunitense, con migliaia di chiamate al minuto da parte di altrettanti netizen evidentemente desiderosi di fare quattro chiacchiere col proprio deputato di riferimento sulla questione della Internet neutrality.

Per quanto riguarda le connessioni mobile, infine, anche il presidente di FCC Tom Wheeler ha riconosciuto la necessità di garantire gli stessi principi di neutralità di accesso alle risorse di rete esistenti per le connessioni cablate.

Alfonso Maruccia

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  • Leguleio scrive:
    Nuovo caso in Italia
    Anche se col diritto all'oblio non c'entra molto sta facendo discutere il caso della Corte di cassazione, che ha messo online tutte le sentenze civili degli ultimi anni.Un interessante commento che si adatta perfettamente al tema del diritto all'oblio è qui:http://www.corriere.it/cronache/14_ottobre_09/sentenze-portata-clic-dubbi-privati-atti-pubblici-ad0843cc-4f82-11e4-8d47-25ae81880896.shtml
  • Leguleio scrive:
    È giusto o no
    " è giusto o meno chiedere la rimozione dai database di Google dei link alle notizie su un reato alla violenza sui minori, dopo che il suo autore condannato ha scontato per intero la propria pena? La pena ha svolto la sua funzione riabilitativa, o in questo caso la privacy del singolo deve venire messa in secondo piano rispetto al diritto del pubblico di essere informato? "La domanda posta così rivela il retroterra di chi apprezza una pratica barbara, ma molto amata dagli statunitensi: quella del registro dei predatori sessuali. Ognuno può consultarlo, e vi si rimane a vita. In passato in alcuni Stati esistevano anche norme che imponevano ai condannati per reati di questo tipo di attaccare alla porta di casa, e al cruscotto della macchina, il cartello "child molester".In realtà non esiste alcun "diritto" ad essere informati, almeno non sui reati commessi dal vicino di casa. Il cittadino ha diritto a essere protetto indipendentemente dalla fedina penale del presunto autore del reato, e va da sé, ci si aspetta che sia informato su ciò che fa il parlamento, il governo, il Comune in cui vive: ma questa si chiama trasparenza.
    • Luca Annunziata scrive:
      Re: È giusto o no
      c'è un punto di domanda alla fine di quella frase: non è una affermazione o una posizione, è una domanda appuntova da sé che le schedature di massa non siano un proposito particolarmente democratico
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