Kaspersky: virus nello spazio

Eugene Kaspersky parla di malware a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e pure nei network interni delle centrali nucleari russe. Anche senza Internet, le infezioni alle installazioni sensibili sono un rischio
Eugene Kaspersky parla di malware a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e pure nei network interni delle centrali nucleari russe. Anche senza Internet, le infezioni alle installazioni sensibili sono un rischio

Eugene Kaspersky vede virus e malware dappertutto, nello spazio così come nelle centrali nucleari russe. Il fondatore della omonima security enterprise moscovita parla in occasione del National Press Club di Canberra, in Australia, e denuncia: le infezioni informatiche non hanno confini, sulla Terra così come in orbita nell’atmosfera.

Nello spazio nessuno può sentirti urlare, ma il codice malevolo spesso e volentieri la fa franca e infetta i PC usati dagli astronauti a bordo della International Space Station: stando a quanto dichiarato da Kaspersky, di tanto in tanto i membri delle spedizioni spaziali si portano appresso chiavette USB infette . La conferma arriverebbe direttamente da un astronauta russo amico di Mr.Kaspersky, ma dell’avvenimento all’epoca (correva l’ anno 2008 ) parlarono anche i giornali .

Un’altra perla di cyber-insicurezza dispensata dall’esperto sovietico in quel di Canberra riguarda poi Stuxnet, la famigerata cyber-arma di nuova generazione creata dalle spie statunitensi e israeliane per attaccare gli impianti di arricchimento dell’uranio iraniani.

Stuxnet, dice Kaspersky, è arrivato a infettare la rete informatica interna di una centrale nucleare in Russia : anche qui la soffiata arriva da un insider, che si è lamentato dell’infezione da Stuxnet nonostante l’impianto fosse tagliato fuori dalla rete globale di Internet.

“Purtroppo – ha dichiarato Eugene Kaspersky – è altamente probabile che altre nazioni non coinvolte in conflitti diverranno vittime di cyber-attacchi condotti contro infrastrutture critiche”. Nel cyber-spazio non ci sono confini, dice ancora Kaspersky, e l’uso di sistemi informatici standardizzati tra le suddette infrastrutture (in una parola: Windows) non fa che facilitare il compito al malware o alla “cyber-arma” di turno.

Alfonso Maruccia

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12 11 2013
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