L'Egitto affronta i suoi tabù via YouTube

Le possibilità offerte dai nuovi strumenti di comunicazione sociale si sposano felicemente con la voglia di esprimersi di un giovane blogger del paese nord-africano. Dal videoportale ai cellulari in un clic

Roma – YouTube , il portale di social broadcasting preferito dai netizen può essere molte cose: c’è chi come Google ci ha visto un affare dal valore di quasi due miliardi di dollari, chi come l’industria dei contenuti lo considera, alternativamente, un possibile alleato o un nemico mortale e chi ha infine cominciato a sfruttarlo per diffondere schifezza-ware in giro per la rete. Per Ahmad Sherif, nickname dietro cui si nasconde un giovane blogger egiziano, YouTube può rappresentare un’occasione di comunicazione affrancata dalle imposizioni dello status quo , all’insegna di quella libertà di espressione che nel suo paese è continuamente schiacciata e ammutolita .

Ahmad Sherif, già promotore dell’iniziativa Mubarak… Yoùve Got Mail! , è stato positivamente colpito dal successo ottenuto con i suoi video inseriti su YouTube, tanto da decidere di iniziare una vera e propria “campagna di libertà”, producendo piccole clip multimediali pensate per essere scaricate dal videoportale sui cellulari. Obiettivo della campagna è parlare dei tre principali argomenti-tabù per la moderna società egiziana , ovvero i rapporti amorosi prematrimoniali, la libertà di fede e la libertà di parola.

Il blogger conta sulle capacità di distribuzione virale dei contenuti audiovisivi in rete per scatenare una reazione a catena che abbia un duplice effetto: aprire una discussione libera sulle problematiche dei principi di libertà civile in Egitto e sensibilizzare la Rete, e attraverso essa l’opinione pubblica internazionale, sulle attuali condizioni della vita sociale nel suo paese.

Per Ahmad Sherif l’amore, la possibilità di esprimersi in libertà o di seguire i precetti della religione che si preferisce sono bisogni connaturati nella stessa natura dell’uomo e della società civile, e vanno pertanto difesi non solo come fondamenti culturali del mondo occidentale.

La campagna è già iniziata, con il primo video intitolato Love, so what? : il testo è scritto in caratteri orientali, ma le immagini sono ben intelligibili e descrivono esplicitamente baci appassionati, suggeriscono contraccettivi per entrambi i partner e trattano più in generale un argomento che, come dimostra il recente “caso” della sessuologa televisiva Heba Kotb, sfida apertamente le rigide tradizioni culturali della moderna civiltà musulmana .

Le reazioni contrarie o critiche nei confronti del video non mancano, segno evidente del fatto che Sherif ha colto nel segno : “Il mio obiettivo è mettere in evidenza che sì, c’è un problema di tipo sessuale nel nostro paese – scrive il blogger in risposta ad uno di questi interventi – Ma in maniera altrettanto importante che c’è anche un problema di libertà di pensiero e di parola”.

Alfonso Maruccia

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