Linkare si può, non tutto però

New York Times Company accetta di scendere a patti: niente più aggregazione automatica, ma solo collegamenti fatti a mano con una casa editrice che l'ha denunciata. Dei feed non si può abusare: ma c'è chi teme la chiusura dell'ipertesto

Roma – Titoli e sottotitoli non compariranno più nell’aggregatore di notizie dell’edizione online del Boston Globe, nessun link a proiettare i cittadini della rete verso le notizie pubblicate dall’editore GateHouse Media. Boston.com , di proprietà della New York Times Company, ha negoziato con GateHouse un accordo extragiudiziale: non contribuirà più alla visibilità dei contenuti della casa editrice con la ripubblicazione di titoli di articoli e link, non incanalerà i netizen verso i suoi banner attraverso l’aggregatore di notizie.

La denuncia era stata formulata da GateHouse nelle scorse settimane: per l’editore era intollerabile che Boston.com approfittasse della creatività dei suoi redattori e ripubblicasse in maniera automatica titoli e attacchi degli articoli che trovano spazio nei suoi siti e nei suoi blog quali Wicked Local . A GateHouse poco sembrava importare che i link fungessero da canale per i numerosi lettori di Boston.com , poco sembrava importare che l’aggregatore garantisse una visibilità altrimenti difficile da conquistare: l’editore denunciava l’aggregazione come una “pratica ingiusta”, sosteneva che la NYT Company sguazzasse nella violazione di copyright e di marchi registrati, che annientasse la competizione fra testate online e che dispensasse ai propri lettori della pubblicità ingannevole. Boston.com , questo l’oggetto del contendere, proiettava i lettori nella pagina corrispondente agli articoli linkati: un canale troppo diretto, che permetteva ai lettori di aggirare le inserzioni che costellano l’home page dei siti di GateHouse.

Il contenzioso che si era creato tra GateHouse e la NYT Company ricorda da vicino quello che ha reso incandescenti i rapporti fra Google e numerose agenzie di stampa: Google News, così come Boston.com , cattura titoli e stralci di articoli disseminati in rete e indirizza i netizen verso le pagine su cui questi contenuti sono ospitati, attorniati dalla pubblicità. La Grande G, così come Boston.com , dispensa visibilità gratuita e traffico da rivendere agli inserzionisti. A differenza dell’affaire Google News, però, il caso GateHouse non sembra investire esplicitamente il diritto di link: GateHouse si scaglia in particolare contro il copiaincolla di titoli e di lead .

Proprio sul fair use ruota infatti l’ accordo extragiudiziale negoziato ora fra le due case editrici: Boston.com rimuoverà i materiali copiaincollati, promette di non attingere più al flusso di notizie veicolate dal feed RSS di GateHouse. Non bastasse l’accordo verbale fra le due aziende, GateHouse implementerà “misure tecniche” per impedire che i propri contenuti vengano riproposti altrove. Se Boston.com intende continuare a linkare le pubblicazioni di GateHouse dovrà guadagnarsi il diritto di link: l’accordo extragiudiziale non impedisce il linking, né impedisce alle pubblicazioni della NYT Company di proiettare i propri utenti verso pagine di GateGouse diverse dalla homepage, ma impedisce la sola ripubblicazione di contenuti copianicollati. Boston.com dovrà impiegare del personale che rielabori titoli e occhielli che introducono gli articoli di GateHouse.

“Questo caso ci ricorda del valore dell’originalità nel giornalismo – ha spiegato Kirk Davis, a capo di GateHouse – Se qualcuno costruisce un modello di business predatorio che si affida a contenuti originali che appartengono ad altri, questo è un modello di business distruttivo”. Le critiche si sono abbattute sull’atteggiamento di GateHouse, ma Davis si difende : “Non abbiamo alcun problema nei confronti del deep linking – spiega – Pensate che siamo stupidi? Ovviamente apprezziamo i link e ovviamente supportiamo il linking”. Ma c’è chi insinua il dubbio che dietro l’accordo negoziato con la NYT Company si possa celare un intento diverso rispetto all’atteggiamento sbandierato da GateHouse: costringere gli altri siti a rielaborare i titoli, impedire loro di affidarsi all’aggregazione automatica, potrebbe tradursi nella rinuncia al link . E nell’avvallo di un sistema informativo polveroso, edificato su fonti che scorrono indipendentemente, chiuse in compartimenti stagni .

C’è chi sostiene che proprio il passaggio da una cultura atomizzata alla reticolarità dell’informazione e dei modelli di business agevolata dal link riuscirà a sostenere realtà editoriali che arrancano. I numeri per una transizione definitiva sembrano già esserci: Silicon Alley Insider ha stimato che il New York Times potrebbe regalare un Kindle a ciascuno dei propri lettori dell’edizione cartacea. Risparmierebbe centinaia di milioni di dollari transitando dalla carta ad un modello di business più dinamico e promettente .

Gaia Bottà

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  • Beppe scrive:
    Ma chi se ne frega!!!
    La voglio vedere questa tecnologia, in grado di leggere e scrivere con precisione e velocemente a questa densità, sono solo bimbi che giocano con alta tecnologia, per primi hanno scritto un nano scritta?Hahahaha BRAVI!!!!!
    • Mabi Bay scrive:
      Re: Ma chi se ne frega!!!
      Stai scherzando ! O sei il solito cieco, sordo e ottuso che non pensa un momento a quanto la qualità di vita sia migliorata dalle caverne ad oggi !Non hai mai avuto a che fare con i progressi della medicina: operazioni mini-invasive, analisi impensabili fino a poco tempo fà, tecnologia utile, ecc..... ?Svegliati o meglio continua a dormire....! Il sonno della ragione genera mostri!
    • aktarus scrive:
      Re: Ma chi se ne frega!!!
      ma scherzi? O____O siamo noi che stiamo qui a giocare, mentre il resto del mondo fa ricerche scientifiche incredibili e ottiene obbiettivi come questi. Solo qui in italia prendono per il XXXX gli scienziati e i filosofi, mentre prendono sul serio i XXXXXXXX!Stiamo regredendo parecchio, dio mio.E' chiaro che sembra non servire a nulla, fare nano-scritte. Neanche fare muovere rane morte e fare scoccare inutili scintille doveva sembrare uno stupido gioco, non credi? Eh già volta era veramente un XXXXXXXX..
    • Alfonso Maruccia scrive:
      Re: Ma chi se ne frega!!!
      You-are-a-balord :-PVorrei ricordarti che è grazie a esperimenti del genere che esistono i moderni hard disk da 100 Giga, 500 Giga o anche 2 Terabyte. La nanotecnologia è l'essenza del futuro, dire chi se ne frega equivale a dire "chi se ne frega del futuro". Certo, in Italia è sport, ma accendere la lampadina del piano di sopra prima di avviare i pistoni della bocca non fa male nemmeno nel belpaese dei ponti sugli stretti e i milioni di posti di lavoro che nessuno si ricorda più perché adesso sono in perdita e non in costruzione ;-)
      • Ricky scrive:
        Re: Ma chi se ne frega!!!
        Solo un consiglio, se siamo quello che siamo e' grazie alla capacita' delnostro cervello di cercare risposte, di porsi nuove domande per potergli dare risposte.Nel nostro continuo cercare verita' e novita', abbiamo scalato l'Universo.Le capacita' della nostra mente sono incredibili e grazie a loro adesso la qualita' della vita e' migliorata.E SAREBBE ASSAI MIGLIORE se fossero gli scienziati ei ricercatori a gestire l'esistenza umana.Invece sono ALTRI uomini, con altre MENTI...a gestire tutto.E' questo che impedisce alla ricerca di migliorare ancora le nostre vite, magari le vite di TUTTI e non solo di una piccolissima percentuale al Mondo.Lasciamo i ricercatori operare in tranquillita' e speriamo che la costante fuga di cervelli finisca perhe' il futuro E' INNOVAZIONE,RICERCA,TECNOLOGIA.Enoi stiamo perdendo ANCHE questo treno...
      • Manuel scrive:
        Re: Ma chi se ne frega!!!
        Ero completamente d'accordo con te fino alle parole "non fa male" ed avrei aggiunto che probabilmente colui che stiam2o criticando invece ritiene molto importante sapere come,dove, quando e perchè, uno dei vari giocatori del campinato italiano ha segnato/non segnato un gol, in seguito però ti sei schirato su uno dei 2 fronti politici criticando l'altro, come se invece coloro che, si capisce, appoggi abbiano stanziato no si sa quanti miliardi di Euro in fondi per la ricerca...Mi dispiace ma ai miei occhi ne va della tua credibilità come "reporter" di un sito che stimo.
    • albert zweistein scrive:
      Re: Ma chi se ne frega!!!
      resta al età della pietra. Anche i cavernicoli avrebbero risposto cosi davanti ad internet
  • Moloch scrive:
    Energia di lettura
    "Energia di lettura di 1,9 Volt" è una frase senza senso. Perchè chi nulla di scienze sa, anche a livello minimale, parla di argomenti scientifici esibendosi in pietosi strafalcioni?
    • attonito scrive:
      Re: Energia di lettura
      - Scritto da: Moloch
      "Energia di lettura di 1,9 Volt" è una frase
      senza senso. Perchè chi nulla di scienze sa,
      anche a livello minimale, parla di argomenti
      scientifici esibendosi in pietosi
      strafalcioni?Scienza + Articolisti_di_PI = KABOOOMM!
    • Fiamel scrive:
      Re: Energia di lettura
      - Scritto da: Moloch
      "Energia di lettura di 1,9 Volt" è una frase
      senza senso.Hai ragione.
      Perchè chi nulla di scienze sa,
      anche a livello minimale, parla di argomenti
      scientifici esibendosi in pietosi
      strafalcioni?L'articolo originale non sbaglia, ma fa comunque confusione. Prima parla di livelli energetici piú alti, poi fornisce voltaggi. Non lincano la fonte, quindi non é nemmeno possibile sapere cosa intendessero, a meno di non cercare probabilmente sul sito universitario.Non é tutta cattiva opera di Alfonso.
  • marco scrive:
    Densita'..
    20 bit per nanometro quadrato significano 12 Petabit per pollice quadrato. Fico :D
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