Il lockdown è un algoritmo: eccolo nel DPCM

Il susseguirsi delle fasi con cui l'Italia organizza le declinazioni del proprio lockdown dipende da un diagramma di flusso pubblicato in DPCM.
Il susseguirsi delle fasi con cui l'Italia organizza le declinazioni del proprio lockdown dipende da un diagramma di flusso pubblicato in DPCM.
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Il nuovo DPCM illustrato nella serata di ieri da Giuseppe Conte è oggi stato pubblicato sul sito del Governo, mettendo nero su bianco la matrice alla base delle decisioni illustrate nel documento. Si tratta di un aspetto nuovo rispetto ai DPCM antecedenti, perché in qualche modo viene messo a nudo il “codice sorgente” delle decisioni intraprese. Questo consente di spostare il dibattito pubblico ad un livello differente, volendo (“volendo” è d’obbligo, perché si tratta di uno sforzo analitico che la frustrazione del momento spesso non abilita).

Il monitoraggio del rischio

Quel che è messo nero su bianco a corredo delle prescrizioni, infatti, è il ragionamento legato al progetto per il contenimento del contagio e il riequilibrio di attività e libertà in caso di ritorno dell’emergenza sanitaria. Il tutto viene organizzato in un diagramma di flusso dai meccanismi noti, la cui comprensione può aiutare a capire quando e come si passerà di fase in fase sulla base dei seguenti “principi per il monitoraggio del rischio sanitario“:

Diagramma di flussoCon ogni probabilità è questo uno dei risultati della task force “Colao”: un programma – nero su bianco – per traghettare l’Italia alla fase successiva e poi via via verso la conclusione della parentesi pandemica. Il diagramma ha anche una estensione regionale (evidentemente concordato al tavolo di lavoro Stato-Regioni convocato alla vigilia della presentazione del nuovo piano):

Diagramma di flusso regionale

Il ruolo dell’app di contact tracing

Sia nella conferenza stampa di ieri che nel DPCM non si fa in alcun modo esplicito riferimento all’app Immuni, che la Protezione Civile identifica come elemento fondamentale per il monitoraggio dei contagi. Nel diagramma si cita però tra le condizioni per il passaggio alla fase 2A la “possibilità di garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena“: l’app non è infatti un elemento a sé stante, ma deve essere integrata con risorse per tamponi, isolamento e quarantena delle persone oggetto di notifica.

Immuni passa dunque giorni di transizione, a metà tra l’annuncio dell’app e il suo riadattamento verso la piattaforma Apple-Google su cui poggerà il proprio codice. La fase 2B, che prevede l'”abilità di testare tempestivamente tutti i casi sospetti”, prevede Immuni tra le sue componenti, ma non ci si entrerà prima di inizio maggio. E non sarà abilitata appieno fino al fatidico 18 maggio – fino al quale l’attuale DPCM offre indicazioni.

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27 04 2020
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