Ma quale ODF, la Cina rilancia il suo UOF

Il formato documentale governativo diventa un quasi-obbligo per gli enti pubblici. E si lavora per diffonderlo tra la popolazione. Brutte notizie per i formati già divenuti standard?

Roma – Tra polemiche sulla promozione di OOXML a standard ISO e discussioni sul supporto di ODF in Office 2007, ci si era quasi dimenticati che c’è un altro giocatore in campo. È UOF, Uniform Office Format , uno standard cinese realizzato da tecnici cinesi per un pubblico cinese : non è in corsa per una ratificazione internazionale, pare che funzioni (almeno in teoria) nella suite Microsoft ma non in OpenOffice. E da qualche giorno è diventato il formato ufficiale di tre enti pubblici cinesi .

Il Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (ovvero il ministero degli Esteri), il ministero del Commercio e l’Archivio di Stato hanno infatti annunciato di aver avviato l’adozione del formato all’interno delle rispettive organizzazioni , uniformando la propria produzione documentale a questo standard autarchico. E non finisce qui, visto che entro la fine dell’anno ci sarebbero 6 altri ministeri pronti a saltare a bordo del vagone UOF.

A differenza di ODF e OOXML, che pure condividono con UOF l’impostazione basata su XML, il formato cinese pone particolare attenzione alla corretta archiviazione dei documenti redatti in Mandarino : il testo, le tabelle, le presentazioni contenenti ideogrammi risultano perfettamente gestibili, a scapito tuttavia della compatibilità. Nonostante gli sforzi , infatti, tra UOF e altri formati non esiste un meccanismo di conversione noto, né ne è previsto uno in arrivo a breve.

Messe da parte le questioni minori , comunque, il governo cinese ha spiegato di aver avviato l’introduzione di UOF nei tre enti menzionati grazie a due diverse suite software compatibili: EIOffice , sviluppata da Evermore Software , e Redflag 2000 dell’omonima software house. Si tratta in entrambi i casi di prodotti cinesi, sviluppati interamente in loco, e organizzati sulla falsa riga del più celebre Microsoft Office ma venduti ad una frazione del prezzo.

Come riporta Andrew Updegrove , EIOffice 2009 – l’ultima versione appena rilasciata del pacchetto di Evermore – avrebbe “più funzioni di Microsoft Office”, sarebbe compatibile sia con ODF che con OOXML (in anticipo persino rispetto all’Office originale!), e la sua interfaccia sarebbe identica a quella della suite da ufficio di BigM, almeno stando alle dichiarazioni della casa di produzione. Tutto merito di un codice scritto in Java, pronto quindi a girare su Linux, Windows e Mac OS senza particolari problemi.

Altro punto forte di EIOffice e delle applicazioni simili, realizzate da cinesi per cinesi, è il prezzo : “La versione top di EIOffice 2009 costa circa 111 euro (1.198 RMB) – spiega Updegrove – da confrontare con i quasi 457 euro (4.902 RMB) di Office 2007 Professional”. Una differenza marcata, significativa su un mercato da 1,3 miliardi di potenziali acquirenti . Inoltre, “ironicamente, la stretta sulla pirateria in Cina che i governi occidentali e i venditori di software hanno a lungo invocato, sta iniziando a fare presa proprio in tempo per rendere evidenti queste differenze di prezzo”.

Confermata , dunque, l’intenzione dello stato asiatico di spingere su di un prodotto disegnato e realizzato in casa, per OpenOffice e Office si pone il problema di riuscire a tenere il passo anche su questo formato . Anche le strutture del governo centrale, oltre ai ministeri, hanno avviato il processo di adozione del nuovo UOF: e con uno sponsor come il governo cinese, il successo del formato anche tra la popolazione è facile da pronosticare. E questa sì, notano gli osservatori, sarebbe una seria minaccia per lo sviluppo del business asiatico di Office per Microsoft.

Luca Annunziata

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