Nel search non è stata detta ancora l'ultima parola

A Redmond sono pronti a scommettere su un prodotto alternativo che possa guadagnare consensi. Il piatto è consistente: 100 milioni sono i dollari che Microsoft sembra pronta a riversare nel settore per rilanciare la sfida
A Redmond sono pronti a scommettere su un prodotto alternativo che possa guadagnare consensi. Il piatto è consistente: 100 milioni sono i dollari che Microsoft sembra pronta a riversare nel settore per rilanciare la sfida

Nonostante la partita con Google nel campo del search sembri persa già in partenza, Microsoft vuol proseguire a tutti i costi la strada che porta ad un rinnovato motore di ricerca: il tutto partendo da un investimento pari a 100 milioni di dollari ed un accordo siglato con JWT, agenzia pubblicitaria che sarà incaricata di promuovere il servizio. Nonostante ciò, sembrano ancora lontani dall’essere spenti gli echi delle polemiche relative all’affaire browser.

Il progetto, denominato Kumo in attesa di una denominazione ufficiale, verrà alla luce entro l’estate 2009, anche se alcuni dei dettagli salienti delle nuove feature offerte dal search engine di BigM sono state rivelate grazie al ratto di un memo . Attualmente il sistema è in fase di test all’interno dell’azienda, una strategia non nuova a Microsoft che è alla base anche delle recenti modifiche apportate alla UI di Windows Mobile 6.5.

L’accordo con JWT è stato fatto per pubblicizzare il servizio, i cui promo partiranno presumibilmente dal prossimo giugno. Nonostante l’entità dell’investimento, sembrerebbe che per questa volta Microsoft abbia deciso di abbandonare gli spot comparativi: Kumo non sarà mai l’anti-Google, per ammissione della stessa società, che vuol piazzare il suo rinnovato motore di ricerca come alternativa al duopolio Google-Yahoo. L’unica via per insidiare il re delle ricerche secondo gli esperti sarebbe quella di proporre qualcosa di differente da quanto già visto e già fatto sino ad oggi: occorrerà tuttavia che Kumo arrivi sul mercato per sapere se saprà soddisfare questo tipo di aspettative.

Come se non bastasse la nuova sfida, non sembrano placarsi le polemiche suscitate dalla vicenda che ruota intorno ai browser, soprattutto intorno ad Internet Explorer e alla sua tendenza di rimanere profondamente legato agli OS di casa Microsoft. Anche questa volta a riaccendere la fiamma è Opera, l’azienda che ha dato il via con la sua denuncia all’operato dell’antitrust europeo. Secondo il CEO Jon von Tetzchner, nonostante i segni di apertura dimostrati con i programmi futuri di Microsoft, che partono anche dalle direttive europee e che quindi vedranno IE meno legato ai sistemi operativi di casa Redmond, tutto il tempo necessario a questa epocale svolta lascerà dei segni evidenti : “Microsoft ha violato le regole per oltre 10 anni e non dovrebbe trarre ulteriore beneficio da ciò, anche se accade l’opposto” tuona il dirigente.

“Ci sono delle regole che dovrebbero essere applicate quando si è nella posizione di leader di mercato in termini di sistemi operativi – spiega – regole che dovrebbero impedire di fornire software, in questo caso un browser che ti permetta di surclassare altri mercati”. Secondo Opera, tale posizione dominante avrebbe instillato nella mente di molti utenti la convinzione che non vi siano alternative a quelle offerte da Microsoft, generando un enorme guadagno per quest’ultima ed incalcolabili danni per i concorrenti. Così come Mozilla e Google, gli altri contendeti nella guerra dei browser, Opera spera che le sentenze dell’antitrust segnino una svolta. A prova di ciò vi sarebbe l’ennesima beta di Windows 7 finita sul circuito del P2P, libera del tutto o quasi del browser di casa Mircosoft.

Vincenzo Gentile

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05 04 2009
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