NSA, Costituzione cagionevole

Mentre i giudici statunitensi stanno valutando la costituzionalità delle azioni dell'agenzia, questa giustifica i mezzi con i fini ed accusa Snowden di aver rischiato di far conquistare il Mondo alla Cina

Roma – Il giudice Richard Leon della corte federale di Washington DC ha giudicato potenzialmente incostituzionali le intercettazioni della National Security Agency rivelate dai documenti divulgati dall’ex spia trentenne Edward Snowden.

Si tratta di un’ opinione che segue un caso aperto dal discusso attivista conservatore Larry Klayman, in passato uscito sconfitto dall’accusa mossa alla legittimità della candidatura Obama (cui contestava la nascita fuori dagli USA) e da una denuncia a Facebook per negligenza in seguito ai ritardi nei rimuovere una pagina anti-Israele. Nonostante questo, appare come una decisione deflagrante, soprattutto considerato che finora Washington era stata molto cauta nel giudicare la situazione, tanto che diversi rappresentanti al Congresso avevo avuto volontà e pazienza di sentire tutte le giustificazioni dell’agenzia di sicurezza che assicurava di aver compiuto le intercettazioni nel limite dei poteri concessi, solo fuori dagli Stati Uniti e con l’obiettivo esclusivo di proteggere il paese dalle minacce del terrorismo internazionale. Da ultimo , d’altra parte, è stato il Department of Justice a prendere le difese di NSA, dichiarando di ritenere “costituzionali le intercettazioni, così come stabilito da altri giudici in precedenza”.

Il Presidente Barack Obama, in ogni caso, si troverà a breve a parlare approfonditamente della questione dal momento che, in seguito alle pressioni ricevute, ha deciso di incontrare i rappresentanti di Google, Facebook e altre aziende ICT preoccupate delle operazioni e dell’ingerenza dello spionaggio USA .

La posizione del giudice Leon, già accolta con favore dagli attivisti della Electronic Frontier Foundation (EFF), dell’ American Civil Liberties Union ( ACLU ) e dell’ Electronic Privacy Information Center ( EPIC ), parte dalla constatazione della evidente e perdurante violazione della privacy dei cittadini e chiede, in particolare, che si sviluppi un nuovo approccio nei confronti del quarto emendamento che difende i cittadini americani da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli e che secondo il giudice finora è stato valutato in base a paradigmi e precedenti ormai superati dalla realtà e dalla tecnologia.

Inoltre, la decisione è legata ad un’ ingiunzione di chiusura nei confronti del programma di intercettazioni di NSA Bulk Telephony Metadata e di distruzione dei metadati relativi all’accusato finora raccolti: misure che si applicheranno solo se una corte d’appello darà ragione al giudice Leon.

La NSA, peraltro, sta cercando di far valere le sue ragioni portando a sua difesa i risultati ottenuti: così, con una mossa inusuale per un’agenzia di sicurezza, è intervenuta nel corso della trasmissione 60 minuti della CBS, raccontando parte delle sue azioni, smentendo le accuse sollevate dalle divulgazioni di Snowden, e dicendo – per esempio – di aver sventato una vasta offensiva informatica , che a quanto pare trovava origine in Cina, denominata “BIOS” che avrebbe potuto scardinare il network statunitense portando ad un vero e proprio cataclisma informatico.

La storia è, d’altronde, solo all’inizio: secondo le stime dell’NSA, Edward Snowden avrebbe ancora a sua disposizione 1,5 milioni di documenti : anche se del numero preciso l’agenzia non è affatto certa, è convinta che il suo ex agente abbia ancora così tanti file da far sembrare briciole i 200mila già divulgati.

Anche sul destino dello stesso Snowden, su cui in patria pendono le accuse di furto di documenti riservati del Governo e spionaggio, la parola fine è ben lontana dall’esser scritta: secondo alcuni osservatori sarebbe al vaglio l’ipotesi di un’amnistia nei suoi confronti in cambio della non divulgazione degli altri documenti in suo possesso ; tuttavia il direttore generale dell’NSA Keith Alexander ha respinto l’ipotesi con il più classico dei non si tratta .

L’attacco del trentenne Snowden alla struttura spionistica statunitense, d’altronde, è tutta comunicativa: così, per esempio, per descrivere l’uomo oltre alla spia i giornali stanno raccogliendo le testimonianze più svariate dei suoi colleghi, che insieme fotografano un personaggio decisamente interessante, lontano dal diabolico cospiratore che sta invece cercando di rappresentare NSA.

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Snowden viene presentato , infatti, un geek eccentrico, con la passione per il cubo di Rubik, riservato, tanto ironico da presentarsi al lavoro con una felpa marchiata EFF, che trasformava le chiavi ghermite dall’aquila dell’intelligence statunitense in cavi telefonici AT&T, impegnato politicamente tanto da avere sulla scrivania una copia della Costituzione, che citava ogniqualvolta ritenesse che una delle operazioni del suo datore di lavoro fosse incostituzionale, e talmente competente da vedersi affidare – nonostante questo – compiti che richiedevano privilegi pieni da amministratore. Con il conseguente potenziale accesso a tutti di dati dell’agenzia senza il bisogno di trovare la collaborazione di altri o di rubare le password attraverso malware.

Al contrario, l’NSA offre di Snowden una terribile referenza: parla di una bieca spia che aveva anche barato al concorso con cui è stato assunto e che ha tradito i colleghi che si fidavano di lui rubandogli le password ed infettando con malware tutti i computer dell’agenzia su cui ha potuto mettere mano.

Claudio Tamburrino

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