Nuova Zelanda, l'ISP non disconnetterà

TelstraClear, terzo operatore del paese, non farà calare ghigliottine sui propri utenti. Si dovrà riscrivere la legge. Mentre in Corea la dottrina Sarkozy avanza

Roma – Non sono disposti a sobbarcarsi il peso di agire da giudioce e boia, non si piegano a sostenere i costi di un regime di disconnessioni coatte dei propri utenti nel nome della tutela del diritto d’autore. L’ostruzionismo di un provider neozelandese che rifiuta di operare a favore dei detentori dei diritti e nel rispetto della legge potrebbe far inceppare il meccanismo della risposta graduale .

La Nuova Zelanda aveva trasformato in legge la propria declinazione della dottrina Sarkozy nell’ottobre scorso. Modellato sullo schema francese, l’emendamento, con la sezione 92A , avrebbe dovuto modificare la legge sul diritto d’autore: “nelle circostanze appropriate”, gli ISP avrebbero dovuto tagliare la connettività agli utenti che avessero violato “ripetutamente il copyright di un’opera usando uno o più servizi Internet dell’ISP al fine di agire senza il consenso di chi è proprietario dei diritti d’autore”. I provider avevano malvolentieri stilato un codice di condotta: si erano impegnati ad agire da messaggeri per l’industria dei contenuti recapitando missive e ingiunzioni, avevano accettato di imporsi di disconnettere gli utenti recidivi.

A pochi giorni dall’implementazione, il disaccordo con l’industria della musica. Le etichette chiedevano più impegno e più inflessibilità, i provider sostenevano che il compromesso pendesse già a proprio sfavore. Le autorità neozelandesi, mentre i cittadini della rete manifestavano il proprio dissenso, avevano deciso di temporeggiare: l’entrata in vigore della sezione 92A era stata sospesa fino al 27 di marzo, data entro la quale le parti dovrebbero trovare un accordo e cominciare ad operare.

I provider si dimostravano ottimisti. Fino al momento in cui TelstraClear, terzo fornitore di connettività neozelandese, ha annunciato che non sottoscriverà alcun codice di condotta : “Non possiamo fare questo ai nostri utenti” ha spiegato Matthew Boland, dirigente dell’ISP. A dissuadere il provider dall’aderire al codice di condotta non sarebbero i costi in termini economici o di responsabilità, ma le reazioni dei netizen: la legge neozelandese si limita a prescrivere le disconnessioni, industria dei contenuti e industria della connettività avrebbero dovuto fare il resto. Nessuna tutela nei confronti dei cittadini della rete, a cui spetterebbe l’onere di provare la propria innocenza .

“Preferiremmo che si giungesse ad una legge che lavori sulle prove e non sulle accuse” reclamano da TelstraClear: si chiedono più tutele per gli utenti, affinché non si vedano tagliati fuori dalla rete sulle sole basi di un indirizzo IP rastrellato dall’industria dei contenuti in una spedizione antipirateria. Il nuovo governo dovrebbe riscrivere la legge e gettare le basi per una strategia di contrasto alla pirateria che sappia offrire delle garanzie a tutti gli attori della rete: “così ci adegueremo alla legge – promette l’ISP – ma non aumenteremo i rischi che gravano sui nostri utenti”.

Telstra è il terzo provider della Nuova Zelanda: l’ostruzionismo dell’ISP potrebbe far arenare un processo di negoziazioni che già si è dimostrato tortuoso. TCF, l’associazione che raccoglie gli ISP locali, ha infatti chiarito che il codice di condotta non potrà entrare in vigore se non ci sarà il consenso unanime di tutti i suoi membri.

Se le autorità neozelandesi dovranno tentare di ricomporre la frattura, mentre in Francia ferve il dibattito parlamentare per sezionare la dottrina Sarkozy e valutarne l’approvazione, la Corea del Sud ha compiuto il primo passo per imporre ai cittadini il rispetto della proprietà intellettuale a suon di avvertimenti e disconnessioni. Proposta dal ministero della Cultura nel luglio scorso, la disposizione ricalca appieno le istanze che si stanno facendo largo in numerosi paesi del mondo . Regno Unito e Giappone , USA e Italia , Corea e Nuova Zelanda: sono paesi che stanno negoziando l’adozione di ACTA , un patto globale anticontraffazione ancora immerso nel mistero. C’è chi ravvisa nella mobilitazione di questi paesi una strategia.

Gaia Bottà

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  • Mi scoccio di loggare scrive:
    Esempi pratici?
    Cioe',sono stupido e ignorante.Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?A cosa servirebbe sviluppare un software in "open source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono mettere le mani sopra?Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi* valutiamo il caso di mettere in mezzo le PA...
    • attonito scrive:
      Re: Esempi pratici?
      - Scritto da: Mi scoccio di loggare
      Cioe',
      sono stupido e ignorante.
      Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
      A cosa servirebbe sviluppare un software in "open
      source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono
      mettere le mani
      sopra?

      Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
      Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?

      Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi*
      valutiamo il caso di mettere in mezzo le
      PA...REDHAT, ti dice ninete questo nome?no, eh?ciao.
      • Mi scoccio di loggare scrive:
        Re: Esempi pratici?
        - Scritto da: attonito
        - Scritto da: Mi scoccio di loggare

        Cioe',

        sono stupido e ignorante.

        Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?

        A cosa servirebbe sviluppare un software in
        "open

        source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono

        mettere le mani

        sopra?



        Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?

        Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?



        Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi*

        valutiamo il caso di mettere in mezzo le

        PA...

        REDHAT, ti dice ninete questo nome?
        no, eh?
        ciao.Ho chiesto "Esempi pratici".Ok, hai tirato in mezzo un'azienda che produce un sistema operativo Linux...Andiamo oltre la tua sintesi...Forse intendevi il sistema operativo che in linee di massima e' gratuito invece di un sistema operativo Windows che non lo e'.Ottimo, ma ancora non capisco dov'e' il risparmio...Sulle installazioni del sistema operativo? I prezzi sono uguali tra Windows e RedHat...Quindi non capisco dove si "risparmia"...se hai la voglia di spiegarmelo....altrimenti io resto sempre dell'idea che Open Source = Metodo per spennare i polli sfruttando codice di terzi...
        • attonito scrive:
          Re: Esempi pratici?


          REDHAT, ti dice ninete questo nome?

          no, eh?

          ciao.

          Ho chiesto "Esempi pratici".
          Ok, hai tirato in mezzo un'azienda che produce un
          sistema operativo Linux...che impacchetta linux ed un'altra miriade di software allo scopo di produrre una distribuzione linux, si.
          Andiamo oltre la tua sintesi...
          Forse intendevi il sistema operativo che in linee
          di massima e' gratuito invece di un sistema
          operativo Windows che non lo
          e'.
          Ottimo, ma ancora non capisco dov'e' il
          risparmio...
          Sulle installazioni del sistema operativo? I
          prezzi sono uguali tra Windows e
          RedHat...Redhat basa il suo business su software libero: crea una distro e VENDE i servizi ad essa associati: installaizone, manutenzione, assistenza, formazione. Non vende software. o meglio, potrebbe venderlo, ma in quanto sotto licenza GPL, il software DEVE essere distribuito su richiesta.
          Quindi non capisco dove si "risparmia"...
          se hai la voglia di spiegarmelo....Esempio.ditta di 50 poestazioni office.Ti servono: A. 50 licenze vista + 50 licenze office.B. almeno una licenza windows 2003 serverC. un sistemista.Se scegli una soluzione Windows diaciamo che A costa (50*100)=5000E , B costa 2000E, C costa 3000E.Totale: 10000E.Se scegli una soluzione open, i costi sono: A=B=0 C=3000E.Totale: 3000EOvvio che ti serve l'hardware: per vista, ci vuole un bel 2 core con 2Gram, diciamo un 700E a pc, totale 50*700=35000E.Con GNU/linux, puoi stare su un vecchio P4 con 1Gram, diciamo 400E a pc, totale 20000E.Chiaro fino a qui? Bene.Mettiamo che il software X, vitale per il tuo buziness, abbia un problema.Se il soft e' chiuso, devi contattare il fornitore, lagnarti del problema, etc etc e va spesso a finire che devi comprarti l'aggiornamento. Non ci sono soluzioni alternative.Se invece il soft e' open, puoi modificarlo tu stesso, o pagare qualcuno per sistemanrlo, adattarlo se serve, etc.
          altrimenti io resto sempre dell'idea che Open
          Source = Metodo per spennare i polli sfruttando
          codice di terzi...Redhat ha prodotto parecchio software che rilascia sotto licenza GPL.
          • Mi scoccio di loggare scrive:
            Re: Esempi pratici?
            - Scritto da: attonito[CUT ROBA INUTILE]

            Quindi non capisco dove si "risparmia"...

            se hai la voglia di spiegarmelo....

            Esempio.
            ditta di 50 poestazioni office.

            Ti servono:
            A. 50 licenze vista + 50 licenze office.
            B. almeno una licenza windows 2003 server
            C. un sistemista.

            Se scegli una soluzione Windows diaciamo che A
            costa (50*100)=5000E , B costa 2000E, C costa
            3000E.
            Totale: 10000E.

            Se scegli una soluzione open, i costi sono: A=B=0
            C=3000E.
            Totale: 3000EI prezzi della RedHat per le PA e per le aziende non sono ZERO, ma ti ripeto che si avvicinano a quelle di Windows.https://www.redhat.com/wapps/store/catalog.htmlQuindi al massimo si risparmia per il prezzo di OpenOffice...
            Ovvio che ti serve l'hardware: per vista, ci
            vuole un bel 2 core con 2Gram, diciamo un 700E a
            pc, totale
            50*700=35000E.
            Con GNU/linux, puoi stare su un vecchio P4 con
            1Gram, diciamo 400E a pc, totale
            20000E.Voglio vedere l'ultima release di RedHat su un P4 a 1Gb... si inchioda all'avvio di X e ti dice "please upgrade your hardware...."
            Chiaro fino a qui? Bene.Non tanto....
            Mettiamo che il software X, vitale per il tuo
            buziness, abbia un
            problema.
            Se il soft e' chiuso, devi contattare il
            fornitore, lagnarti del problema, etc etc e va
            spesso a finire che devi comprarti
            l'aggiornamento. Non ci sono soluzioni
            alternative.
            Se invece il soft e' open, puoi modificarlo tu
            stesso, o pagare qualcuno per sistemanrlo,
            adattarlo se serve,
            etc.Premesso che spesso i BUG vengono risolti in breve tempo e rilasciati "for free", diciamo che gli aggiornamenti hanno sempre un costo ( variabile ) e pertanto anche un aggiornamento di licenza da RedHat 6 ( parlo di preistoria ) alla 7 ti costa un tot ( parliamo di licenze per aziende ), quindi non vedo dove sia "il risparmio"...

            altrimenti io resto sempre dell'idea che Open

            Source = Metodo per spennare i polli sfruttando

            codice di terzi...
            Redhat ha prodotto parecchio software che
            rilascia sotto licenza
            GPL.Mi sono espresso male...Chi inneggia all'OSS senza "sviluppare" OSS, in pratica lo fa solo per spennare i polli sfruttando i codici di terzi...
          • Giancarlo Ruberti scrive:
            Re: Esempi pratici?
            - Scritto da: Mi scoccio di loggare
            I prezzi della RedHat per le PA e per le aziende
            non sono ZERO, ma ti ripeto che si avvicinano a
            quelle di
            Windows.
            https://www.redhat.com/wapps/store/catalog.htmlLeggi bene. Sono pacchetti di assistenza.IL SO è distribuito gratuitamente.
    • ...mah.. scrive:
      Re: Esempi pratici?
      non ho parole..
      • Mi scoccio di loggare scrive:
        Re: Esempi pratici?
        - Scritto da: ...mah..
        non ho parole..Dalla mancanza di argomenti "validi", potrei dirti che al massimo "non hai esempi"...
        • str4to scrive:
          Re: Esempi pratici?
          Dai finiscila... L'open ormai è il software più sicuro che si produce... io mi fiderei di un software open, perchè saprei quello che c'è dentro e che uso fa dei miei dati.Hai mai pensato che Microsoft utilizzi i suoi programmi per studiare i tuoi comportamenti... abitudini... etc...?P.s. se vedo che in un software open c'è un bug o ruba i miei dati senza averlo dichiarato io subito avverto la comunità scrivendolo su vari forum... questo è l'open... è essere liberi e rispettare chi utilizza il proprio software.
    • Shu scrive:
      Re: Esempi pratici?
      - Scritto da: Mi scoccio di loggare
      Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
      A cosa servirebbe sviluppare un software in "open
      source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono
      mettere le mani
      sopra?

      Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
      Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?L'argomento è abbastanza complesso e richiederebbe una spiegazione molto lunga e articolata. Cercherò di farne un sunto.Parti dal presupposto che, escluse le software house, a nessuna azienda interessa fare soldi col software che usa, ma le interessa che il software acceleri il resto del proXXXXX produttivo, che renda possibili lavori che prima erano impossibili (per esempio perche` richiedevano troppo tempo), ecc.Ora, se 1000 aziende in un contesto, locale o globale che sia (in Veneto la cifra delle aziende che lavorano nel calzaturiero e` piu` o meno quella), hanno bisogno di un software per snellire i processi produttivi, qualcosa che metta in contatto automaticamente i produttori di materie prime, i trasformatori di tali materie, i distributori e i rivenditori, potrebbero mettersi d'accordo, mettere 1000 euro l'una, e raccogliere un milione di euro.Con questi soldi fanno sviluppare un software apposito per loro, completamente personalizzato, e open source.Quali sono i vantaggi?1- hanno investito relativamente poco (software del genere costano anche 20 o 30.000 euro)2- hanno un software completamente personalizzato e che fa quello che vogliono, come lo vogliono3- tale software e` standardizzato tra le aziende che interagiscono, e...4- essendo open source, il protocollo e il formato di interazione e di salvataggio e` pubblico, quindi ogni azienda puo`, per conto suo, farsi estendere il software in caso di bisogno5- sempre essendo open source, non dipendono da un solo produttore, ma se quello che lo ha sviluppato diventa "rognoso", ne cercano un altro e lo sviluppo continua6- se allargano il discorso, e hanno adottato una licenza adeguata (GPL, per dirne una), altre aziende nel loro settore possono prendere il software, localizzarlo, estenderlo, correggerne i bug, migliorarlo, documentarlo, ecc. ecc. e le aziende originarie ne traggono vantaggio a investimento quasi 0.7- si crea un "ecosistema" di aziende che danno supporto, formazione e assistenza su quel software, in regime di concorrenza, quindi con i relativi vantaggi sui prezzi e sulla qualita` del servizioE questo solo dal punto di vista "utilitaristico" delle aziende commissionanti originarie, che con 1000 euro di investimento generano un volano che va a loro completo vantaggio, sempre di piu` man mano che il software viene sviluppato.Possono anche permettersi di finanziare una cosa del genere 2 volte l'anno, volendo.A livello "PA", i vantaggi sono ancora piu` evidenti:1- il milione di euro viene investito nell'economia locale, generando immediatamente posti di lavoro e facendo "girare l'economia"2- viene abbattuto il problema dei formati di trasmissione dei dati.3- la PA puo` finanziare tale progetto per inserire un modulo che automaticamente calcoli anche i dati per le dichiarazioni pubbliche (F24, ma anche richieste al catasto o domande di autentifica documenti o che so io)Obiezioni possibili:D- Ma cosi` le software house attuali chiudono.R- Sì, se non si adeguano al nuovo modello. Ma per un'azienda che chiude, come hai visto sopra, ne nascono diverseD- Ma allora è vero che scrivendo software opensource non ci si guadagnaR- Nì. Ci guadagni lo stesso, ma i soldi non li fai strozzando i tuoi clienti con formati proprietari e facendo il software che vuoi. Guadagni facendo il software che vogliono loro, e modificandolo secondo le loro esigenze.D- Ma come fanno 1000 aziende a mettersi d'accordo su qualcosa?R- Le associazioni di categoria esistono per qualcosa, giusto? Confcommercio, Confartigianato, Associazioni locali, ecc. possono coordinare queste iniziative. O possono nascere nuovi enti che lo fanno, entrando nel suddetto circolo virtuoso.Utopia? Tutto sta a iniziare.Bye.
      • Mi scoccio di loggare scrive:
        Re: Esempi pratici?
        - Scritto da: Shu
        materie prime, i trasformatori di tali materie, i
        distributori e i rivenditori, potrebbero mettersi
        d'accordo, mettere 1000 euro l'una, e raccogliere
        un milione di
        euro.E secondo te, con 1 milione di euro da spendere, non si muovono diverse aziende "medio-grandi" (per non dire quelle piccole) per creare il software che quelle 1000 aziende stanno chiedendo?
        Con questi soldi fanno sviluppare un software
        apposito per loro, completamente personalizzato,
        e open
        source.Non sono convinto del passaggio "open source",ma potrebbe starci....continuiamo col resto del discorso...
        Quali sono i vantaggi?

        1- hanno investito relativamente poco (software
        del genere costano anche 20 o 30.000
        euro)Beh....se chiedi a chi ha sviluppato quel codice "MILLE LICENZE" a patto che te le venda a 1.000 euro l'una, tu dici che non accetta?
        2- hanno un software completamente personalizzato
        e che fa quello che vogliono, come lo
        voglionoNON PERSONALIZZATO ( essendo stato commissionato da 1000 aziende ad un'unica azienda, avra' un software che corrisponde ai criteri richiesti, ma la personalizzazione reale dovra' essere fatta in sede separata ).
        3- tale software e` standardizzato tra le aziende
        che interagiscono,
        e...

        4- essendo open source, il protocollo e il
        formato di interazione e di salvataggio e`
        pubblico, quindi ogni azienda puo`, per conto
        suo, farsi estendere il software in caso di
        bisognoCon le relative tecniche di programmazione odierne, e' possibile estendere un software anche se questi e' "closed-source". Basti pensare ad un classico esempio ( WinAmp).
        5- sempre essendo open source, non dipendono da
        un solo produttore, ma se quello che lo ha
        sviluppato diventa "rognoso", ne cercano un altro
        e lo sviluppo
        continuaNota1 (da leggere piu' in basso dove viene riportato)
        6- se allargano il discorso, e hanno adottato una
        licenza adeguata (GPL, per dirne una), altre
        aziende nel loro settore possono prendere il
        software, localizzarlo, estenderlo, correggerne i
        bug, migliorarlo, documentarlo, ecc. ecc. e le
        aziende originarie ne traggono vantaggio a
        investimento quasi
        0.Ma avrebbe da competere con chi, quel software l'ha "preso" in una versione 0.5a e con poche modifiche ( relativamente ) semplici, l'ha portato ad una 0.5stable.
        7- si crea un "ecosistema" di aziende che danno
        supporto, formazione e assistenza su quel
        software, in regime di concorrenza, quindi con i
        relativi vantaggi sui prezzi e sulla qualita` del
        servizioSi avrebbe un mercato confusionario e completamente falsato, dove chi produce rischia l'estinzione e chi effettua il "modding" ne trae vantaggio.Perche' non converrebbe piu' sviluppare, ma solo "rivendere" software di terzi effettuando piccole modifiche qui e la.Basti pensare a quel che accade sul web con Joomla, OsCommerce etc.etc., dove gente che non apporta migliorie o aggiornamenti, prende il software, cambia un paio di loghi, inserisce una template preconfezionata e la rivende a terzi...
        E questo solo dal punto di vista "utilitaristico"
        delle aziende commissionanti originarie, che con
        1000 euro di investimento generano un volano che
        va a loro completo vantaggio, sempre di piu` man
        mano che il software viene
        sviluppato.Ripeto, potrebbero instaurare un rapporto con una software house e farsi commissionare il lavoro su misura. L'OSS in tutto questo discorso non giova a nessuno.
        Possono anche permettersi di finanziare una cosa
        del genere 2 volte l'anno,
        volendo.Ripeto Anche IBM e' intenzionata ad aprire una filiale in Italia se ci sono 1000 aziende disposte a spendere 1000 euro l'anno in software....
        A livello "PA", i vantaggi sono ancora piu`
        evidenti:

        1- il milione di euro viene investito
        nell'economia locale, generando immediatamente
        posti di lavoro e facendo "girare
        l'economia"E cosa inventerebbero i nostri programmatori che non possano inventare col closed-source?
        2- viene abbattuto il problema dei formati di
        trasmissione dei
        dati.Problema che esula dalla crociata OSS, in quanto e' un problema legato a chi quel software l'ha commissionato senza fornire un'adeguata specifica di trasmissione.
        3- la PA puo` finanziare tale progetto per
        inserire un modulo che automaticamente calcoli
        anche i dati per le dichiarazioni pubbliche (F24,
        ma anche richieste al catasto o domande di
        autentifica documenti o che so
        io)Esula dall'OSS...
        Obiezioni possibili:

        D- Ma cosi` le software house attuali chiudono.
        R- Sì, se non si adeguano al nuovo modello. Ma
        per un'azienda che chiude, come hai visto sopra,
        ne nascono
        diverseSbagliato. (Risposta NOTA 1)Per un'azienda da 20 programmatori che chiude, ne nascono 8 da 1 massimo 2 programmatori che generano concorrenza su concorrenza, portando il mercato al collasso e di conseguenza la qualità del lavoro ( in teoria, se su un territorio esistono 50 aziende che fanno lo stesso mestiere, il prezzo dell'assistenza si andrebbe riducendosi fino a diventare insostenibile per tutte e 50, nella speranza che "l'altra chiuda prima" e restarne in poche ).
        D- Ma allora è vero che scrivendo software
        opensource non ci si
        guadagna
        R- Nì. Ci guadagni lo stesso, ma i soldi non li
        fai strozzando i tuoi clienti con formati
        proprietari e facendo il software che vuoi.
        Guadagni facendo il software che vogliono loro, e
        modificandolo secondo le loro
        esigenze.Sempre fatto cio' che vogliono loro con software closed-source.Non ho mai imposto "formati miei" e se mi dicevano "devi agganciarti a questo e darmi in output un file in questo formato", lo facevo punto e basta.Non e' che "perche' e' closed, faccio cio' che voglio io"...
        D- Ma come fanno 1000 aziende a mettersi
        d'accordo su
        qualcosa?
        R- Le associazioni di categoria esistono per
        qualcosa, giusto? Confcommercio, Confartigianato,
        Associazioni locali, ecc. possono coordinare
        queste iniziative. O possono nascere nuovi enti
        che lo fanno, entrando nel suddetto circolo
        virtuoso.Non serve l'OSS per cio'.
        Utopia? Tutto sta a iniziare.

        Bye.Questo e' stato l'errore del Web 1.0 ( in grandi linee ).E il settore web e' morto da anni.Facciamo lo stesso anche con l'informatica... giusto per ritornare all'età della pietra.
        • Shu scrive:
          Re: Esempi pratici?
          - Scritto da: Mi scoccio di loggareContinui a vedere solo una prospettiva limitata, quella delle software house, e non riesci a vedere quella degli utenti.
          E secondo te, con 1 milione di euro da spendere,
          non si muovono diverse aziende "medio-grandi"
          (per non dire quelle piccole) per creare il
          software che quelle 1000 aziende stanno
          chiedendo?Certamente che si muovono, ma con il paradigma classico del closed source.
          Beh....se chiedi a chi ha sviluppato quel codice
          "MILLE LICENZE" a patto che te le venda a 1.000
          euro l'una, tu dici che non
          accetta?Continui a vedere solo la prospettiva delle software house. Le aziende che comprano quelle licenze non hanno alcun vantaggio.

          2- hanno un software completamente
          personalizzato
          NON PERSONALIZZATO ( essendo stato commissionato
          da 1000 aziende ad un'unica azienda, avra' un
          software che corrisponde ai criteri richiesti, ma
          la personalizzazione reale dovra' essere fatta in
          sede separata
          ).Se tutte quelle aziende fanno piu` o meno le stesse cose, il software e` personalizzato secondo le loro esigenze. Rimane la possibilita` di estenderlo, come ho detto dopo.
          Con le relative tecniche di programmazione
          odierne, e' possibile estendere un software anche
          se questi e' "closed-source". Basti pensare ad un
          classico esempio (
          WinAmp).Solo se il produttore te lo concede, prevedendo un sistema di plugin. Altrimenti ti attacchi al tram.Un mio amico si e` riscritto in PHP tutta la parte di interrogazione del DB di un gestionale perche` gli avevano chiesto 5.000 euro per un modulo che gli facesse le interrogazioni come voleva lui.Adesso, con qualche ora di lavoro quando gli serve, si personalizza le query e i risultati.

          altre

          aziende nel loro settore possono prendere il

          software, localizzarlo, estenderlo, correggerne
          i

          bug, migliorarlo, documentarlo, ecc. ecc. e le

          aziende originarie ne traggono vantaggio a

          investimento quasi

          0.

          Ma avrebbe da competere con chi, quel software
          l'ha "preso" in una versione 0.5a e con poche
          modifiche ( relativamente ) semplici, l'ha
          portato ad una
          0.5stable.Sempre la prospettiva della software house.Io parlavo delle aziende "cliente". Loro possono prendere il software e farselo pesonalizzare, rilasciandolo nuovamente come open source.Le software house facciano quello che vogliono, sono obbligate anche loro a rilasciarlo come open source.Se lo migliorano, tanto di guadagnato, anche se lo rivendono facendo la cresta sul lavoro di altri.
          Si avrebbe un mercato confusionario e
          completamente falsato, dove chi produce rischia
          l'estinzione e chi effettua il "modding" ne trae
          vantaggio.Si creerebbe un mercato di concorrenza perfetta, che e` tutt'altro che falsato.
          Perche' non converrebbe piu' sviluppare, ma solo
          "rivendere" software di terzi effettuando piccole
          modifiche qui e
          la.E il male dov'e`? Una volta che il software e` realizzato, tutto e` "piccole modifiche".Ma tu continui a vedere la prospettiva del closed, in cui il produttore tiene per le palle i clienti perche` solo lui puo` modificare il software.E` come se, una volta che hai comprato il pane da un forno, dovessi comprarlo sempre e solo da lui.
          Ripeto, potrebbero instaurare un rapporto con una
          software house e farsi commissionare il lavoro su
          misura. L'OSS in tutto questo discorso non giova
          a nessuno.Giova al cliente. Se quell'azienda fallisce o si rifiuta di modificare il software secondo le sue esigenze o chiede troppo, o non ha tempo di farlo, il cliente rimane fermo.Se chiunque puo` farlo, puo` rivolgersi a qualcun altro.
          Ripeto Anche IBM e' intenzionata ad aprire una
          filiale in Italia se ci sono 1000 aziende
          disposte a spendere 1000 euro l'anno in
          software....Le aziende, in software, spendono molto di piu`. Ma lo fanno perche` sono costrette da monopoli piu` o meno stretti, dai formati di Office fino ai software per la dichiarazione dei redditi.
          E cosa inventerebbero i nostri programmatori che
          non possano inventare col
          closed-source?Nulla. Così come non inventano nulla col closed che non potrebbero inventare con l'open.Il punto è che si forma personale sul territorio, invece di mandare soldi all'estero. Per unente pubblico questo dovrebbe essere la priorità assoluta.

          2- viene abbattuto il problema dei formati di

          trasmissione dei

          dati.
          Problema che esula dalla crociata OSS, E chi parla di crociata? Solo tu.Io sto parlando di vantaggi pratici. Con software open, il formato è per forza pubblico. Con software closed, nel 99.999% dei casi è closed.


          3- la PA puo` finanziare tale progetto per
          Esula dall'OSS...Certo che esula, se lo guardi sempre dalla parte della software house.Ma visto dall'altra parte, lo può commissionare a chiunque, non solo al produttore di quel software.
          in teoria, se su un territorio
          esistono 50 aziende che fanno lo stesso mestiere,
          il prezzo dell'assistenza si andrebbe riducendosi
          fino a diventare insostenibile per tutte e 50,
          nella speranza che "l'altra chiuda prima" e
          restarne in poche
          ).Esatto. E cosa c'è di male in questo? Concorrenza perfetta. Sopravvive chi lavora meglio, e non solo a livello commerciale, ma soprattutto a livello tecnico.Come in tutti gli altri mercati. Ti sembra che (a parte il periodo di crisi) il mercato dei panettieri o quello delle banche sia al collasso? Si differenzia l'offerta in vari modi, dalla semplice territorialità fino alle condizioni applicate al cliente.Maggiore varietà, maggiore scelta, maggiore assistenza, maggiore convenienza.L'unica cosa minore è il monopolio. Per fortuna.
          Sempre fatto cio' che vogliono loro con software
          closed-source.
          Non ho mai imposto "formati miei" e se mi
          dicevano "devi agganciarti a questo e darmi in
          output un file in questo formato", lo facevo
          punto e
          basta.
          Non e' che "perche' e' closed, faccio cio' che
          voglio
          io"...Sei in un'aziendina di 5 dipendenti? Perché la maggior parte delle software house italiane attuali fanno il software come vogliono loro e il cliente si adatta. Se hanno tempo/voglia/convenienza economica, possono personalizzare le stampe per un cliente, o fargli un dump dei dati in qualche formato. Ti hai la visuale limitata dalla situazione attuale, che vede le aziende puntare completamente al monopolio (mio, naturalmente, gli altri devono morire tutti) e soprattutto da un solo lato della barricata.Vedi i vantaggi di una azienda e ignori quelli delle centinaia di suoi clienti.E te lo dice uno che lavora scrivendo software.
    • MementoMori scrive:
      Re: Esempi pratici?
      chi sviluppa opensource non vende un prodotto ma offre dei servizi a corredo del software normalmente sottoforma di contratto a periodo rinnovabile o "a consumo". se il software viene copiato (o per meglio dire ridistribuito) per l'azienda è un vantaggio perchè rischia di aumentare il suo parco clienti.Per chi riceve il software il vantaggio sta nel non essere dipendente dal fornitore e questo garantisce nel lungo periodo un costo minore (o una qualità maggiore) per i servizi necessari
      • Mi scoccio di loggare scrive:
        Re: Esempi pratici?
        - Scritto da: MementoMori
        chi sviluppa opensource non vende un prodotto ma
        offre dei servizi a corredo del software
        normalmente sottoforma di contratto a periodo
        rinnovabile o "a consumo".Guarda che "praticamente" nessuno vende software ( ne chi sviluppa open, ne chi sviluppa closed ), ma "licenze d'uso".Fatta questa piccola parentesi che in pratica "appiattisce" le differenze tra chi sviluppa open e chi sviluppa closed, passiamo a rispondere al resto:

        se il software viene copiato (o per meglio dire
        ridistribuito) per l'azienda è un vantaggio
        perchè rischia di aumentare il suo parco
        clienti."Teoricamente".Nella pratica, su 10000 utenti che installano ( o a cui viene installato ) del software open source, si potrebbe dire che 1 si rivolge alla casa madre, il resto, si rivolge ad aziende che si spacciano per "rivenditrici" o "distributrici" o "esperte" nella gestione di tale software.Per tirarla giu' con esempi, si potrebbe affermare che in tutto il mondo sono state installate almeno 1.000.000 di copie di OsCommerce. Ora, eliminando quelle che offre Templatemonster, eliminando quelle che le webagency spacciano per proprie, eliminando quelle che vengono installate dai consulenti ed eliminando quelle installate da persone che ne capivano un po' di pc e hanno fatto da se, quanti sono quelli che si sono rivolti a Harald Ponce de Leon per avere una versione personalizzata e completa per le proprie esigenze?Vogliamo essere proprio "larghi larghi larghi"? 1.000E secondo te, se lo distribuiva "closed", non ne faceva di piu'?Secondo me si, perche' il suo ecommerce ( da quando si chiamava "The Exchange Project" ) era il migliore in circolazione sia per le sue funzioni che per le sue potenzialità.Il merito che si deve riconoscere a Harald Ponce de Leon e' che ha contribuito a condividere le sue conoscenze con il mondo, ad aumentare il numero di programmatori e in un qualche modo, a dettare degli standard.
        Per chi riceve il software il vantaggio sta nel
        non essere dipendente dal fornitore e questo
        garantisce nel lungo periodo un costo minore (o
        una qualità maggiore) per i servizi
        necessariMa certo che siete forti...L'unico vantaggio per il cliente, e' quello di poter ricevere una "base" dell'applicazione da diverse fonti ( e se capace, di ottenerla "gratis" ), ma il fatto di legarsi o meno al fornitore e' sempre vincolato alle scelte del fornitore ( in primis ), ai modi di rilasciare le personalizzazioni ( potrebbe rilasciare le personalizzazioni del cliente in "closed-source" o peggio ancora in spaghetti-code che renderebbe lo sviluppo solo un aggravio di spese ) etc.etc.Insomma...i vantaggi dell'open source sono :1) Possibilità per studenti e novizi, di studiare codice di programmi complessi e di apprenderne quindi velocemente le tecniche utilizzate2) Possibilità di ottenere gratis ( se si e' in grado di installarlo ) l'applicativo3) Sicurezza di avere un codice senza "codice nascosto".Altri reali vantaggi non ne vedo.Nessun fantomatico "risparmio" per tutti e nessun fantomatico "aumento di posti di lavoro", in quanto non aumenta le richieste di produzione ma anzi le abbassa ( se si riutilizza codice gia' scritto da altri, non bisogna produrne e quindi non bisogna svilupparne ).
        • Mi scoccio di loggare scrive:
          Re: Esempi pratici?
          1°) Questa tua esperienza sembra piu' una crociata anti-M$ che pro OSS.2°) Un server IBM puo' essere spento anche utilizzando Windows 2003 Server con un Server "Custom"La Storiella che hai raccontato in sintesi prevede :- Sostituzione di Licenze Windows con Licenze Linux- Sostituzione di Office con Open Office- Possibilità di rivendita a terzi di software non sviluppato da voi e che al "creatore" non rientra 1 soldo in tascaOra lascia che ti risponda :1) Le Licenze, come le paghi sotto Windows, cosi le paghi sotto Linux. Se non lo fai, o sei un privato ( e quindi IN ALCUNI CASI ) ti e' data la possibilità di avere una copia del S.O. GRATIS, o sei un PIRATA che come evade il costo di licenza di Windows, cosi evadi il costo di licenza di Linux ( va sul sito della RedHat o di altre compagnie e vedi che le licenze "free" sono per privati e studenti ).2) OpenOffice e' gratuito e su questo ti do ragione. Non so se M$ in futuro prevederà di rilasciare Office "gratis" per contrastare OpenOffice o se invece continuerà per la sua strada ( ne se per le PA Office ha un costo molto ridotto o meno )...3) Creare applicazioni che "durano" nel tempo, con formati "liberi" etc.etc. e' compito di chi progetta le soluzioni. I programmi non rilasciano "formati proprietari" perche' cosi vuole il programmatore, ma perche' non e' stato specificato il formato di esportazione dei dati in fase di analisi.3.1) Se usi un programma per 30 anni, non hai il bisogno di sostituire l'O.S. che utilizzi4) Sviluppare software open significa due cose :a) Hai un ricco sponsor che ti finanzia lo stipendio mensile senza problemib) Vuoi crearti un tuo spazio in un mercato fatto solo di codice closedMentre con l'opzione "a" non hai problemi sul tuo stipendio perche' tanto ci pensa lo sponsor, con l'opzione "b" rischi solo di investire tecniche e tecnologie senza un reale ritorno economico e anzi, come colmo dei colmi, rischi che il tuo codice venga utilizzato da altri con piu' soldi e/o piu' "agganci" per ottenere un appalto e/o un parco clienti ragguardevole.Insomma, i programmatori che "vivono" di codice, dovrebbero riflettere molto bene sul rilascio di "codice open", mentre i cacciavitari, senza il "codice open" si sogneranno solo di poter diventare/spacciarsi programmatori.In sintesi, la condivisione della conoscenza e' un bene, finche' il creatore ne ottenga un riconoscimento economico/morale adeguato. Quando cio' non avviene, la frase "lavorare per sport" e' azzeccata.P.s. : oltre Linux e OpenOffice, esistono altri casi di sucXXXXX OSS?P.p.s.: [PICCOLO OT]Cosa costa di piu' alla Pubblica Amministrazione, il software o i dipendenti che non hanno un incarico ben definito? ( Sono andato a rinnovare la carta d'identità... 3 persone per mettere 2 timbri e una firma )
          • Rolex scrive:
            Re: Esempi pratici?

            3) Creare applicazioni che "durano" nel tempo, con formati "liberi" etc.etc. e' compito di chi progetta le
            soluzioni. I programmi non rilasciano "formati
            proprietari" perche' cosi vuole il programmatore, ma
            perche' non e' stato specificato il formato di
            esportazione dei dati in fase di analisi.Quì si apre uno scenario nuovo : ODF é standard perché un ente lo ha progettato per tale scopo e lo ha reso libero per tutti. Tanto che é prossimo un rilascio da parte di MS di un modulo che permetterà a Office2007 di lavorare con ODF. Ms invece é diventato standard col tempo tramite discutibili pratiche commerciali. ODF é dunque più vantaggioso perché di progetto é nato per gestire documenti e preservarli nel tempo. Per esempio , prendi un foglio Calc, se lo scompatti con win zip, dentro ci trovi un xml file, con i dati in chiaro e le etichette comprensibili. Fra 20 anni quel file potrai ancora usarlo. Oggi MS rincorre ODF col suo formato XML, ma gli esperti lo sconsigliano. Tutti sanno che fra 2 tags XML ci puoi mettere qualsisasi schifezza. Quel formato é xml solo perché include al suo interno tags xml, ma fra i due tags ci sono cose incomprensibili per uno sviluppatore di software del futuro. Quindi per questo in europa i grandi enti pubblici stanno passando a ODF. Se non mi credi apri con un editor (dopo aver scompattato ovviamente ) i files di OpenOffice e di MsOffice e dimmi quali sono + comprensibili.
            3.1) Se usi un programma per 30 anni, non hai il bisogno
            di sostituire l'O.S. che utilizzi. Ne ho bisogno invece , perché l'hardware si deteriora e prima o poi devi sostituirlo con cose nuove. L'hardware nuovo spesso lo puoi gestire solo con SO nuovi.Un grande valore aggiunto é questro : il poter eseguire lo stesso programma fra 30 anni, su hardware e SO del momento. Alcuni programmi di tipo scientifico industriale o gestionale , che risolvono problemi complessi e importanti posssono richiedere anche 4-5 anni di studi e progettazione e programmazione. Poter usare questi strumenti per decine di anni , preserva notevolmente gli investimenti.
            4) Sviluppare software open significa due cose :
            a) Hai un ricco sponsor che ti finanzia lo stipendio
            mensile senza problemi
            b) Vuoi crearti un tuo spazio in un mercato fatto solo di
            codice closed
            Mentre con l'opzione "a" non hai problemi sul tuo
            stipendio perche' tanto ci pensa lo sponsor, con
            l'opzione "b" rischi solo di investire tecniche e
            tecnologie senza un reale ritorno economico e anzi, come
            colmo dei colmi, rischi che il tuo codice venga
            utilizzato da altri con piu' soldi e/o piu' "agganci" per
            ottenere un appalto e/o un parco clienti ragguardevole.Sullo sponsor é sicuramente vero , se trovi un finanziatore le cose vanno meglio. Però ho anche visto professionisti IT , che utilizzano programmi open source, e magari rendendosi conto che un certa funzione era assente o andava male l'hanno aggiunta o modificata e poi hanno rilasciato gratuitamente le modifiche all'autore da ridistribuire in licenza GPL. E un modo per ringraziare l'autore del gesto iniziale. Se mai hai voglia di mettere il naso nei sorgenti dei prodotti open source più diffusi , dai commenti potrai accorgerti di quanto vasta e colorita é l'umanità che c'é dietro. Certi problemi a me e te potrebbero sembrare insormontabili o costare molto risolverli, ma ad altri più preparati o dotati di strumenti avanzati NO. A volte costoro in maniera gratuita lo fanno a beneficio di tutti, e solo col la soddisfazione personale di aver fatto del bene ad altri. Sul Gunness dei primati Linux viene definito il più grande sforzo collettivo conosciuto per raggiungere un obiettivo comune. Sembra incredibile ma la gente a volte fa per niente cose di alto valore tecnico e sociale. Riguardo all'opzione "b" ....... il problema del codice che viene illegittimamente copiato e riutilizzato c'é sempe stato. Anche tra aziende closed. Lo spionaggio industriale e i dipendenti infedeli hanno sempre alimentato queste cose. Non per niente ci sono studi legali specializzati su questo. Se sei piccolo sviluppatore la GPL ti garantisce solo la paternità dell'opera. Paradossalmente se Ms domani si mette a vendere Linux nessuno può dire nulla. Però non so se gli conviene.Quello che voglio dire é che la storia ha mostrato che chi guadagna di più non é chi chi ha inventato lo strumento , ma chi ha trovato il modo di distribuirlo.Se fai una cosa OpenSource utile che risolve un problema complesso, stai sicuro che ti pagheranno bene per installarla e fare formazione, perché nessuno vuole perdere tempo. Sembra strano, ma é così. Molte aziende preferiscono pagare qualcuno anziché perdere tempo e spaccarsi la testa. Proprio come molte persone preferiscono pagare un CAF o un Ragioniere per farsi compilare un modello 730 le cui istruzioni sono potenzialmente note a tutti. Non so se sono stato chiaro.
            Insomma, i programmatori che "vivono" di codice,
            dovrebbero riflettere molto bene sul rilascio di "codice
            open", mentre i cacciavitari, senza il "codice open" si
            sogneranno solo di poter diventare/spacciarsi
            programmatori.Capisco che é frustrante vedere qualcuno che si vanta di cose che non gli appartengono. Però questa gente ha poi vita breve, perché quando un imprenditore vede che spende soldi e non ottiene risultati il cacciavitaro fa presto a sparire. Io ho sempre rilasciato le mie cose in open source, e devo dire che che sono stati + i benefici che i malefici. Forse sono stato fortunato.
            In sintesi, la condivisione della conoscenza e' un bene,
            finche' il creatore ne ottenga un riconoscimento
            economico/morale adeguato. Quando cio' non avviene, la
            frase "lavorare per sport" e' azzeccata.Dipende da quello che vuoi ottenere. Se vuoi molto esistono i brevetti. Se vuoi la paternità dell'opera e i soldi esistono la SIAE e assiciazioni simili.Se ti accontenti della sola paternità esistono le licenze creative commons, la GPL se software. Dipende solo con che fine fai le cose.Linus Torvald a noi non ha chiesto un soldo, ma forse gli fa piacere sapere che grazie al suo lavoro molti cittadini Italiani stanno avendo un beneficio. Lui quando fece Linux voleva questo, e credo lo abbia ottenuto. Non mi sembra che Linus sia per questo rimasto mai disoccupato o divenuto indigente. Anzi ora ha un buon lavoro, tanti amici e una famiglia a cui vuole bene.
            P.s. :
            oltre Linux e OpenOffice, esistono altri casi di sucXXXXX
            OSS?Beh si : MsInstaller 3.1 per esempio. Moltissimi li trovi su http://sourceforge.net [Find Software]
            P.p.s.: [PICCOLO OT]
            Cosa costa di piu' alla Pubblica Amministrazione, il
            software o i dipendenti che non hanno un incarico ben
            definito? ( Sono andato a rinnovare la carta
            d'identità... 3 persone per mettere 2 timbri e una firmaDa noi fai tutto in 5min. allo sportello con una persona. Forse da te sono disorganizzatiCiao.
          • Mi scoccio di loggare scrive:
            Re: Esempi pratici?
            - Scritto da: Rolex

            3) Creare applicazioni che "durano" nel tempo,
            con formati "liberi" etc.etc. e' compito di chi
            progetta le
            soluzioni. I programmi non
            rilasciano "formati
            proprietari" perche' cosi
            vuole il programmatore, ma
            perche' non e' stato
            specificato il formato di
            esportazione dei dati
            in fase di
            analisi.
            [ODF]
            Se non mi
            credi apri con un editor (dopo aver scompattato
            ovviamente ) i files di OpenOffice e di MsOffice
            e dimmi quali sono +
            comprensibili.So che e' cosi. Pero' se commissioni ad un team di sviluppo un software che deve esportare i dati in XML o altro, non significa che il software deve necessariamente essere "open".

            3.1) Se usi un programma per 30 anni, non hai il
            bisogno
            di sostituire l'O.S. che utilizzi.

            Ne ho bisogno invece , perché l'hardware si
            deteriora e prima o poi devi sostituirlo con cose
            nuove. L'hardware nuovo spesso lo puoi gestire
            solo con SO
            nuovi.Sono rari i casi, e comunque, se sei previdente e strutturi un programma per essere esportato ( anche un semplice file .csv ), non e' difficile poi importare il tutto su una macchina "nuova".
            Sullo sponsor é sicuramente vero , se trovi un
            finanziatore le cose vanno meglio. Però ho anche
            visto professionisti IT , che utilizzano
            programmi open source, Ecco. Questa e' la differenza. Hai visto professionisti che _utilizzano_ software open source, non quelli che "creano" software open source.A meno di sporadici casi, ripeto, chi CREA software open source non ottiene alcun beneficio.
            e magari rendendosi conto
            che un certa funzione era assente o andava male
            l'hanno aggiunta o modificata e poi hanno
            rilasciato gratuitamente le modifiche all'autore
            da ridistribuire in licenza GPL.Vediamo in dettaglio cosa e' sucXXXXX...Il creatore ha sviluppato il 90% del progettoI professionisti il 10% ( e sono stato abbondante )Cosa ne hanno guadagnato?Il creatore un modulo da integrare all'interno del progetto ( funzionante, ma che potrebbe comunque crear XXXXXX con un nuovo upgrade...specie per quei progetti in continua evoluzione )I professionisti hanno ottenuto con il minimo sforzo ( il 10% dell'intero lavoro ) una commissione ( in termini economici "EURO" ) per un programma che avrebbe portato via loro tempo e risorse.Giudica tu su "chi ha avuto il miglior guadagno".
            E un modo per
            ringraziare l'autore del gesto iniziale. Se mai
            hai voglia di mettere il naso nei sorgenti dei
            prodotti open source più diffusi , dai commenti
            potrai accorgerti di quanto vasta e colorita é
            l'umanità che c'é dietro. Sono uno sviluppatore.Conosco diversi codici open source.Senza alcuni di essi, ammetto che non sarei riuscito a capire i principi di funzionamento di determinate procedure.Purtroppo sono costretto ( lavorando col web ) a sviluppare in maniera "open" e spesso e volentieri mi ritrovo il codice sparso per il mondo ( senza alcun cenno al mio lavoro, e senza aver guadagnato un euro).Quindi, dopo essermi "scottato", posso dirti che il codice closed permette agli sviluppatori di mangiare oggi e domani.
            Certi problemi a me e
            te potrebbero sembrare insormontabili o costare
            molto risolverli, ma ad altri più preparati o
            dotati di strumenti avanzati NO. Vero, pero' per ottenere una soluzione equa, l'open non e' la strada migliore. Chi CREA, deve essere opportunamente "remunerato" da chi "usa".
            A volte costoro
            in maniera gratuita lo fanno a beneficio di
            tutti, e solo col la soddisfazione personale di
            aver fatto del bene ad altri. Problemi di chi non ha "problemi economici" a casa.
            Riguardo all'opzione "b" ....
            ... il problema del codice che viene
            illegittimamente copiato e riutilizzato c'é sempe
            stato.Con il codice open e' come accendere un fiammifero vicino al gas.
            Non per niente ci sono
            studi legali specializzati su questo.Ma mentre prima era complesso e illegale, ora e' semplicissimo e difficilmente provabile.
            Paradossalmente se Ms domani si mette a vendere
            Linux nessuno può dire nulla.

            Però non so se gli conviene.
            Quello che voglio dire é che la storia ha
            mostrato che chi guadagna di più non é chi chi ha
            inventato lo strumento , ma chi ha trovato il
            modo di
            distribuirlo.Il Core di Windows 2000 alcuni dicono che abbia le stesse funzionalità di Linux... Un domani M$ potrebbe prender Linux, cambiarci facciata e rivenderlo con il suo potere commerciale.Immagina... avremo Linux Puro, Linux in salsa Mac Os e Linux in salsa M$...
            Se fai una cosa OpenSource utile che risolve un
            problema complesso, stai sicuro che ti pagheranno
            bene per installarla e fare formazione, perché
            nessuno vuole perdere tempo. OsCommerce : almeno 1.000.000 di copie nel mondo. Quante commissionate direttamente all'autore? Meno dello 0.05%E dalle altre 99.95% non ha ricevuto 1cent.
            Proprio come molte persone preferiscono pagare un
            CAF o un Ragioniere per farsi compilare un
            modello 730 le cui istruzioni sono potenzialmente
            note a tutti. Non so se sono stato
            chiaro.
            risultati il cacciavitaro fa presto a sparire. Io
            ho sempre rilasciato le mie cose in open source,
            e devo dire che che sono stati + i benefici che i
            malefici. Forse sono stato
            fortunato.Penso di si. Nelle piccole realtà, quando il cliente fa "storie" nel pagarti quel che deve, non e' raro vedere che scappa col codice e lo affida ad un terzo ignaro di tutto.

            In sintesi, la condivisione della conoscenza e'
            un bene,
            finche' il creatore ne ottenga un
            riconoscimento
            economico/morale adeguato. Quando
            cio' non avviene, la
            frase "lavorare per sport"
            e'
            azzeccata.

            Dipende da quello che vuoi ottenere.
            Se vuoi molto esistono i brevetti.
            Se vuoi la paternità dell'opera e i soldi
            esistono la SIAE e assiciazioni
            simili.Non sono accessibili a tutti ( economicamente ) e comunque per i lavori "piccoli" non vale la candela...
            Dipende solo con che fine fai le cose.
            Linus Torvald a noi non ha chiesto un soldo, ma
            forse gli fa piacere sapere che grazie al suo
            lavoro molti cittadini Italiani stanno avendo un
            beneficio. Lui quando fece Linux voleva questo, e
            credo lo abbia ottenuto. Non mi sembra che Linus
            sia per questo rimasto mai disoccupato o divenuto
            indigente. Anzi ora ha un buon lavoro, tanti
            amici e una famiglia a cui vuole
            bene.Rarissimi casi e comunque tutti in ambiti dove l'alternativa era spender migliaia di euro.

            P.s. :

            oltre Linux e OpenOffice, esistono altri casi di
            sucXXXXX

            OSS?

            Beh si : MsInstaller 3.1 per esempio. Moltissimi
            li trovi su http://sourceforge.net [Find
            Software]Sourceforge ha "pochi" programmi realmente utili/funzionante e che han reso il programmatore "benestante".
          • Shu scrive:
            Re: Esempi pratici?
            - Scritto da: Mi scoccio di loggare
            1) Le Licenze, come le paghi sotto Windows, cosi
            le paghi sotto Linux. Se non lo fai, o sei un
            privato ( e quindi IN ALCUNI CASI ) ti e' data la
            possibilità di avere una copia del S.O. GRATIS, o
            sei un PIRATA che come evade il costo di licenza
            di Windows, cosi evadi il costo di licenza di
            Linux ( va sul sito della RedHat o di altre
            compagnie e vedi che le licenze "free" sono per
            privati e studenti
            ).Hai un po' di confusione in testa.Se non vuoi pagare la licenza di Linux RedHat o di SuSE, puoi usare Centos, Debian, Gentoo, Ubuntu, o quello che vuoi.Sono licenze libere, non devi pagarle.Di RedHat paghi la licenza per alcuni software inclusi nella versione server, non di tutti.
            3) Creare applicazioni che "durano" nel tempo,
            con formati "liberi" etc.etc. e' compito di chi
            progetta le soluzioni. I programmi non rilasciano
            "formati proprietari" perche' cosi vuole il
            programmatore, ma perche' non e' stato
            specificato il formato di esportazione dei dati
            in fase di
            analisi.Bene. Ora, per favore, manda una e-mail alla Microsoft e chiedile le specifiche del formato di Visio e di Money, o alla Autodesk che ti dia le specifiche dei formati di AutoCAD. O alla Adobe che ti dia quelli di Photoshop.Ah, aspetta. E` solo un problema di "analisi", non è che magari la dirigenza gli ha detto "se scopro che qualcuno di voi rilascia le specifiche lo porto in tribunale e gli porto via anche la casa dei pronipoti"?
            4) Sviluppare software open significa due cose :
            a) Hai un ricco sponsor che ti finanzia lo
            stipendio mensile senza
            problemi
            b) Vuoi crearti un tuo spazio in un mercato fatto
            solo di codice
            closedc) hai qualcuno che te lo ha commissionato così, perché vuole poter fare quello che vuole col suo software.
            P.s. :
            oltre Linux e OpenOffice, esistono altri casi di
            sucXXXXX
            OSS?MySQL, PostgreSQL, Apache, PHP, Perl, Python, Firefox, WebKit, VLC, Wordpress, Drupal, ...?Cosa intendi per sucXXXXX?
            Cosa costa di piu' alla Pubblica Amministrazione,
            il software o i dipendenti che non hanno un
            incarico ben definito?Solo perché hai un buco più grosso nel pneumatico, non vuol dire che non devi pensare anche al buco più piccolo, perché è comunque un buco.Certo che il problema dei dipendenti "fannulloni" esiste, ma in alcuni casi è difficile da individuare, in altri è semplicemente voluto che sia così (per esempio per finanziare zone "depresse" economicamente), in altre può essere semplicemente un problema stagionale (non è che puoi licenziare tutti il 20 di dicembre e riassumerli il 10 gennaio perché in quel periodo non c'è niente da fare, giusto per dirne una).Magari nel tuo caso quei tre che erano lì a mettere timbri, la settimana dopo erano incasinati a verificare dichiarazioni edilizie o roba del genere, e tu stavi in coda 4 ore prima di avere una persona stracarica di lavoro che ti metteva il timbro.Allarga un po' le tue prospettive, che in alcuni casi sono preoccupantemente ristrette.Bye.
    • Rolex scrive:
      Re: Esempi pratici?

      1°) Questa tua esperienza sembra piu' una crociata anti-M$ che pro OSS.Non é una crociata, ma semplicemente i fatti, di chi deve fornire servizi affidabili al minor costo. Spesso MS ti vende cose scadenti a prezzi esosi. Quando hai un parco macchine di 1500 PC e devi pagare 7 persone fisse per fare manutenzione a tutti i problemi che da il sistema operativo, il rigetto viene naturale.Dal Win2000 le cose sono progressivamente migliorate , ora gli interventi sono + hardware. Comunque é difficoltoso sistemare i problemi in un SO che nasconde ai tecnici cosa sta facendo. Per esempio Vista sarà saltato, e win7 dovrà dimostrare essere solido e funzionale prima di entrare in produzione.
      2°) Un server IBM puo' essere spento anche utilizzando
      Windows 2003 Server con un Server "Custom"
      La Storiella che hai raccontato in sintesi prevede :
      - Sostituzione di Licenze Windows con Licenze Linux
      - Sostituzione di Office con Open Office
      - Possibilità di rivendita a terzi di software non
      sviluppato da voi e che al "creatore" non rientra 1 soldo
      in tascaLeggi meglio il post precedente :1) Non ho parlato di sostituzione di licenze Windows con Linux.2) Per sua natura un ente pubblico non vende software ma al massimo lo acquista o se lo fa da se in casa.Negli anni 70 molto software era fatto in casa, ora per ragioni di tempo si compra.I sorgenti aperti sono una necessità imposta da 25 anni ai fornitori. Se io acquisto una gestione anagrafe, e dopo 6 anni la ditta fallisce, se dopo ho dei problemi non posso fermare una città, ne obbligare il bilancio comunale a rifinanziare una nuova procedura software per una o due funzioni che non vanno più bene. In questo caso prendo i sorgenti e li do ad un team di esperti che mi risolve i problemi senza fermare i servizi. In questo modo si riesce a portare avanti procedure anche per 15 o 20 anni dopo che sono state fatte. Quello che accade é :Per compatibilità verso l'esterno i clients restano Windows questo xché Il cittadino parla usando windows e i suoi strumenti, quindi é corretto rispondere nel medesimo modo. Qualcuno ha iniziato a usare Ubuntu, ma sono ancora pochi. Il problema é che ogni giorno devi dare risposta a migliaia di persone, e tutti pretendono risposte rapide e corrette.Un server 2003 non é minimamente paragonabile ad un mainframe da 1.5 milioni di euro. Sia per le soluzioni HW che SW adottate sia per l'assistenza, sia per le licenze. Oggi nel mercato server Linux offre prestazioni migliori.E noto da chi ci ha provato che già oltre i 35 clients collegati contemporaneamente Win2003 degrada le prestazioni ( senza contare che ogni 5 clients in più devi pagare 150 euro di licenze ). Un mainframe non ha problemi fino 150000 clients , linux inizia a degradare oltre 1500 clients. Chi deve fornire servizi a un numero elevato di clients se non può permettersi un mainframe trova solo Linux.
      Ora lascia che ti risponda :
      1) Le Licenze, come le paghi sotto Windows, cosi le paghi
      sotto Linux. Se non lo fai, o sei un privato ( e quindi
      IN ALCUNI CASI ) ti e' data la possibilità di avere una
      copia del S.O. GRATIS, o sei un PIRATA che come evade il
      costo di licenza di Windows, cosi evadi il costo di
      licenza di Linux ( va sul sito della RedHat o di altre
      compagnie e vedi che le licenze "free" sono per privati e
      studenti ).Attualmente nel mercato Linux licenze a numero i clients sono rare. Quello che paghi dipende da cosa compri :Nel caso del solo sistema operativo se hai le competenze in casa non paghi nulla. Se non vuoi spendere per un RedHAt Enterprise installi una CENT OS che é identica. Se invece desideri assistenza sistemistica fai un contratto con RedHat, ma i prezzi sono ragionevoli, niente di paragonabile a IBM che arrivava alle centinaia di migliaia di euro.Per il software di base come database , gestore dei backup , gestore delle reti , et simila, i principali venditori non fanno grandi differenze tra windows o linux, ti stroncano invece se hai un mainframe.Se parliamo di procedure complete per la PA li invece il mercato é abbastanza artigianale, ci sono poche offerte più o meno economiche o affidabili. Si trova di tutto, e bisogna imparare a saper scegliere bene perché i venditori sono abbastanza abili a tirare dei pacchi.
      2) OpenOffice e' gratuito e su questo ti do ragione. Non
      so se M$ in futuro prevederà di rilasciare Office
      "gratis" per contrastare OpenOffice o se invece
      continuerà per la sua strada ( ne se per le PA Office ha
      un costo molto ridotto o meno )...Open office é un buon prodotto per l'utente medio, che fa cose semplici, ma non é maturo abbastanza per i professionisti. Il modulo Base é lontano anni luce da Access, per esempio. Inoltre la suite manca di strumenti come Visio, Publisher, Project, OneNote, InfoPath e Frontpage, Outlook (Parzialmente compensato da Thunderbird diciamo all'80%). Costa niente scaricarlo é vero. Ma costa sempre 1-2 persone costantemente impegnate a seguire le installazioni e a fare i docenti agli utenti interni. Cose che facevamo anche con la suite MS. Segue nel post successivo ....che ho finito i caratteri a disposizione per continuare.
      • Polemik scrive:
        Re: Esempi pratici?
        Ma non è uscito già Windows Server 2008? E non mi risulta che Windows Server 2003 si sieda con appena 35 clients collegati... a meno di non installarlo in un computer pachiderma.
        • Rolex scrive:
          Re: Esempi pratici?
          Il problema é più complesso. Si parla di clients collegati simultaneamente e che simultaneamente effettuano una interrogazione. Nel caso di connessioni aperte ne puoi tenere ovviamente molte di più, con una licenza standard vedo che un migliaio si mantengono bene , giocando sul fatto che le interrogazioni in definitiva arrivano un po alla volta. Se ti affidi agli strumenti del solo sistema operativo é così, dopo 35 interrogazioni simultanee con windows 2003 le prestazioni iniziano a degradare. Devo dire che ho sempre trovato strano al momento dell'acquisto delle licenze che ti chiedano se vuoi estendere il numero di utenti o il numero di devices collegati. Ho notato che la licenza standard di Win2003 é 5 clients e 5 devices e pochi la estendono ( qualche anno fa circa 150 euro per ogni 5 clients in più ). Con 5 clients simultanei riesci comunque a gestire un mucchio di cose , proprio giocando sul fatto che le interrogazioni arrivano un po alla volta, o che per certe richieste tipo le stampe la gente qualche secondo in più é disposto ad aspettarlo.Nel caso invece di programmi tipo gestione delle prenotazioni, o interrogazioni di grandi banche dati la cosa si fa sentire pesantemente.Si ovvia al problema nel caso dei sistemi gestionali con terminale a caratteri (tipo quelli delle banche, ed enti pubblici ) installando un transation server che solleva il SO da questo compito , questi applicativi prendono in carico le transazioni al posto del sistema operativo e gestiscono il contenzioso delle risorse. Il più vecchio e famoso e anche più diffuso si chiama CICS ed é di IBM. Esiste anche un suo clone più economico che va bene lo stesso che si chiama XCICS, sviluppato da HTWC, una ditta di Roma. Un buon CICS ben configurato riesce a superare il muro delle decine di migliaia di interrogazioni contemporanee. Ovvio che va supportato da un buon database transazionale come Oracle o DB2. Questi prodotti ci sono sia per Linux e Windows che per OS/390.Perché dopo 35 interrogazioni simultanee degrada ?Alcuni esperti mi hanno spiegato che la tecnolgia NT ha un paradigma di gestione della memoria che la sfavorisce sotto l'aspetto transazionale. Ad ogni nuovo task aperto sul server viene assegnata nuova RAM per i dati , ma anche nuova ram per il programma. Ad ogni nuovo task devi ricaricare il programma. In sostanza se hai tante instanze dello stesso programma in esecuzione , hai anche tante repliche in RAM del codice eseguibile. Nei sistemi UNIX invece se hai tante instanze dello stesso programma in esecuzione, hai una sola instanza del codice eseguibile, e solo più istanze per i dati. Ad ogni nuovo task devi solo allocare la ram per i dati. Questo rende la schedulazione dei processi più efficiente e il consumo di risorse come la RAM é bassissimo. Inoltre la gestione dei processi su protocollo IP é più efficiente proprio perché internet é nata e si é sviluppata su UNIX. Se hai un proXXXXX server che serve 35 clients. Col meccanismo detto prima ti mangi tantissima ram oltre ad appesantire moltissimo la gestione dei processi. Per questo motivo La tecnologia NT ( Versione 4, 2000, 2003, non conosco la 2008 ) , ha avuto poco sucXXXXX in quegli ambiti dove i clients sono tanti e i tempi di risposta devono essere rapidi. Non vi sembra troppo che per gestire un client Vista necessiti di 1gb di ram e almeno 250gb di disco ? Con queste caratteristiche per 10 anni il nostro mainframe ne ha gestiti qualche migliaio di clients. Per quello che ho visto moltissimi server Microsoft vengono praticamente usati come files servers o printer server ma niente di più, o nei casi più raffinati, come application server di tipo iis-asp, ma rivolti ad un ristretto numero di clients con compiti complessi. Magari c'é chi é riuscito a fare di meglio , però almeno dalle mie parti la situazione é questa. Per la fortuna di Zio Bill in Italia ci sono 6 milioni di piccole aziende con meno di 10 addetti, e quindi Microsoft non ha da preoccuparsi per questo. In ambito pubblica amministrazione invece é cruciale. Se metti on-line il servizio di pagamento dell' ICI via web, stai sicuro che i primi mesi lo usano in pochi, poi gli ultimi 3 giorni il server si sovraccarica giorno e notte di richieste pressanti. Se il cittadino non riesce a pagare si arrabbia e ha ragione. Un esempio concreto l'ho visto l'anno scorso con il decreto flussi. Per la prima volta hanno obbligato gli stranieri a chiedere il permesso di soggirno via web. Siccome il numero delle domande accettate era esiguo, si decise di assegnarle in base all'orario di arrivo della richiesta. Il servizio apriva alle 8, e avevi tempo fino alle 12, ma quello che contava era l'ora di arrivo del collegamento e invio domanda, perché raggiunto un certo numero di domande eri fuori. Il giorno prima mi sono divertito a vedere i sorgenti delle pagine web per capire come muversi , e mi era sembrato di capire che il server era di tipo NT ( non sono riuscito a capire che versione). Comunque il giorno dopo visto che un amico doveva fare domanda per un suo conoscente, ho voluto assitere. Ebbene alle 8:08 il server era crollato, alle 10:30 si era ripreso per 15 minuti, ma é andato a singhiozzo fino alle 15 (forse hanno avuto pietà per gli utenti). Non mi sento di dire se era meglio Linux, perché non ho idea di quanta gente ha fatto richiesta in quegli 8 minuti. Comunque l'effetto é stato quasi pari ad un attacco DDOS. Ecco in sintesi come vanno le cose nel pubblico impiego. Noi lo chiamiamo FALLIMENTO DA ECXXXXX DI SUCXXXXX. Ovvero le troppe richieste ti portano al collasso.Il nostro web server da + di 10 anni é di tipo UNIX ( Solaris prima - Linux poi ) e il bilancio é per ora ampiamente positivo. Non é detto che si possa cambiare. Il motto é : "non sarà sempre così" , a significare che devi stare sveglio che lo scenario cambia velocemente. Vorrei lasciare una nota su solaris di sun, su hardware sun : con poca gente collegata va piano, poi più si collega gente e meglio funziona. Per me é rimasto un mistero questo fatto, tanto che non sono mai riuscito a vedere un solaris capitolare.Un amico mi ha detto che le cose in Microsoft stanno migiorando con Windows Datacenter Edition, ma non ne ho ancora visto uno e quindi non posso esprimermi in merito.Ciao Ciao.
  • Lemon scrive:
    Come no
    le solite cose trite e ritrite per far lavorare dei teorici dell'informatica, l'open source nelle PA non esiste, almeno come lo intendevano loro, non certo il browser o qualche timida installazione di open-office.cerchiamo di essere più pratici
  • Paolo scrive:
    Giusto un pensiero
    "[...]Però tutti possono pensare di contribuire, anche solo attraverso il feedback: è quanto già oggi accade con due dei principali successi dell'open source, vale a dire Firefox e OpenOffice. In un certo senso, l'open source abbatte pure il digital divide: coinvolge l'utente finale nella crescita della tecnologia che utilizza, lo rende più consapevole degli strumenti che ha a disposizione[...]"Sono due realtà di opensource molto promettenti ma, diciamoci la verità, questi due software sono diventati popolari perchè il primo era la prima netta concorrenza all'odiato internet explorer ed il secondo per non pagare la costosa licenza di office! Anche se molti diranno "scusa, non è poco" bisogna fare i conti con chi usa a casa la versione pirata del software, parlando di office, e va ad un internet point dove c'è l'antagonista che non può nè aprire e nè formattare il documento come era originariamente. Naturalmente il caso vale anche e soprattutto al contrario.
  • lol scrive:
    così famoso che non si trova neanche
    questo seminario doveva essere così interessante che non c'è neanche il link sul sito dello stesso tedis... nn male :Dmanie di autocelebrazione?
    • Mi scoccio di loggare scrive:
      Re: così famoso che non si trova neanche
      - Scritto da: lol
      questo seminario doveva essere così interessante
      che non c'è neanche il link sul sito dello stesso
      tedis... nn male
      :D
      manie di autocelebrazione?Gia'...la penso esattamente cosi...A meno che l'open-source non sia una tecnologia closed-friends
  • Francesco R scrive:
    slide
    Bella iniziativa, peccato che sul sito non ci siano registrazioni video o slide dell'evento. Si possono reperire da qualche parte?
  • Lorem Ipsum scrive:
    Non impariamo mai...
    "...Se si vuole davvero che l'open source cessi di essere una ideologia e si trasformi in una realtà, anche imprenditoriale, occorre anche tenere un approccio quanto più laico possibile..."A me sembra il discorso di chi vuole cambiare tutto affinche' tutto rimanga uguale.Va bene il pragmatismo alla Torvalds, ma da qui ad auspicare che cessi l'ideologismo... e' l'unico motivo per cui esiste e sopravvive il software libero.Il software libero nasce da un'ideologia e il codice aperto ne' e' solo uno strumento, un mezzo. E' la stessa ideologia alla base della creative common, di wikipedia, di tutti i buoni concetti di internet come la net neutrality, l'anti digital divide.Se gli imprenditori, magari alle prese con la crisi economica, si mettono in testa di risolvere i loro problemi con l'OS, senza nessuna riflessione sull'ideologia che ce dietro, partono veramente con il piede sbagliato.Il modello economico attuale sta' collassando e non e' certo per colpa del mezzo, ma dell'ideologia che lo muove (o della sua assenza).Il potenziale del free software sta' nello spirito collaborativo di chi lo adotta e la consapevolezza di quest'ultimo di arricchire tutto il sistema, oltre che se stesso. E dato che il nostro sistema, la terra, e' un sistema a risorse limitato, o si vince tutti insieme o non vince nessuno. John Forbes Nash vinse il nobel nel 1994 dimostrando matematicamente un concetto molto simile.Chi non crede in questo ha durata molto breve, Novell se ne sta' accorgendo e se ne accorgera' sempre di piu'.
    • Gino ErNano scrive:
      Re: Non impariamo mai...
      Già così come non imparano mai gli ideologi del software libero che la posizione laica di chi vuole l'open source (e non il freeware!!!) svincolandosi dalle ideologie ha la medesima dignità. E mi piacerebbe sapere cosa dovrebbe aver capito Novell... è un'azienda che fa business e contribuisce alla grande al *software libero*!
    • pabloski scrive:
      Re: Non impariamo mai...
      soprattutto se metti da parte le ideologie e non attacchi MS ogni secondo, finirai col trovarti a 90 con Ballmer che spinge da dietropurtroppo è accaduto spessissimo in passato e proprio perchè gli opensorciari sono stati troppo buonimi fanno ridere coloro che ancora licenziano il proprio software sotto MIT o BSD....e mi dispiace per progetti come Haiku che definiscono la GPL come un virusè giusto che così come le multinazionali difendono a spada tratta i loro software scopiazzati e chiusi, così anche gli opensorciari difendano il proprio lavoroper questo ritengo che Stallman ha ragione e che la GPL è l'unica vera licenza open....le altre sono open ma non sono di certo licenze se permettono a chiunque di rubacchiare
    • xxxxxxxxxx scrive:
      Re: Non impariamo mai...
      - Scritto da: Lorem Ipsum
      "...Se si vuole davvero che l'open source cessi
      di essere una ideologia e si trasformi in una
      realtà, anche imprenditoriale, occorre anche
      tenere un approccio quanto più laico
      possibile..."Neppure l'uso delle parole: la parola "laico" sicontrappone a "religioso" e l'ideologia delfree software non ha niente di religioso bensi' e'pratica, nel senso che chi la sostiene ritieneche sia complessivamente conveniente per la societa'di mantenere il software condiviso nei sorgenti.Si puo' essere d'accordo o no ma la religionenon c'entra nulla (e neppure la politica).
      • Garson Pollo scrive:
        Re: Non impariamo mai...

        la parola "laico" si contrappone a "religioso"Non necessariamente: http://old.demauroparavia.it/618095 agg., estens., di gruppo, movimento e sim., che dichiara programmaticamente la propria autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico: partiti laici, nello schieramento politico italiano, ciascuno dei partiti che si definiscono programmaticamente autonomi sia dal dogmatismo cattolico sia da quello marxista; polo l., quello formato da tali partiti | agg., s.m., che, chi rifiuta di uniformarsi rigidamente e in modo acritico a un'ideologia: pensatore l., un membro l. del partito
    • Luca scrive:
      Re: Non impariamo mai...
      Mi trovi alquanto d'accordo con la tua esposizione. Volevo solo chiederti se potevi sviluppare meglio il discorso relativo a Novell, che mi interessa.Grazie.
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