P2P, Jammie Thomas al contrattacco

La madre single crocifissa dagli avvocati dell'industria ha trovato un nuovo legale che dimostra di voler dare battaglia alle major su tutti i fronti. Tutte le vittime di RIAA potranno inoltre partecipare a una class action

Roma – Vista l’esposizione mediatica e l’importanza del caso Capitol vs. Thomas era facile prevedere che all’ appello di Jammie Thomas dopo la perdita dell’assistenza legale qualcuno avrebbe certamente risposto. Il nuovo avvocato della madre single del Minnesota è Kiwi Camara, che nonostante il poco tempo a disposizione avuto per prepararsi sul caso dice di essere pronto a dare battaglia contro RIAA in ogni modo possibile .

L’avvio della celebrazione del nuovo processo concesso dal giudice Davis è fissato per il prossimo 15 giugno, e Camara ha già dato prova di voler fare sul serio chiedendo alla corte di escludere dal dibattimento le prove raccolte da MediaSentry , organizzazione che a suo dire ha agito senza alcuna autorizzazione non risultando quindi idonea a fornire alcunché di accettabile dal tribunale. L’altra richiesta pre-processuale fatta al giudice sostiene che il caso vada archiviato perché il file sharing è una pratica ascrivibile al diritto del “fair use”, l’utilizzo libero di contenuti protetti dal copyright senza fini di lucro, profitto e quant’altro.

Purtroppo per la difesa entrambe le richieste sono state respinte dal giudice distrettuale Michael Davis , che ha stabilito la legittimità delle prove presentate da MediaSentry e l’inconsistenza della “difesa del fair use” presentata da Camara. Nel primo caso la corte ha praticamente salvato la vita alle major , come sottolinea l’ex-avvocato dell’industria ed esperto di copyright Ben Sheffner, perché senza i log degli “investigatori” di MediaSentry sarebbe stato “praticamente impossibile” prevalere nel processo.

Riguardo il fair use, inoltre, il giudice sostiene che il caso è andato avanti per anni e presentare una simile difesa a pochi giorni dalla celebrazione di un nuovo processo andrebbe contro i diritti dell’accusa, cioè delle major. La richiesta è stata insomma presentata troppo tardi, e poco importa che essa venga da un avvocato che ha preso in carica il caso solo da pochissimo tempo dopo l’abbandono del legale precedente.

Jammie Thomas e il suo nuovo avvocato provano a contrattaccare in maniera vigorosa ma per ora devono accontentarsi di aspettare e scontrarsi con le major in tribunale. Ma contro RIAA e l’industria del copyright le cose si muovono anche su un piano più generale, e anche qui è coinvolto Kiwi Camara assieme al professore di legge Charles Nesson : i due legali hanno deciso di unire le forze per portare RIAA alla sbarra nell’ambito di una class action senza precedenti , il cui obiettivo è quello di “riprendersi indietro” i 100 milioni e più di dollari sin qui spremuti dalle major ai cittadini statunitensi.

La linea difensiva in questo caso si trasforma in attacco, un attacco che intende minare alla base le tesi dell’industria riguardo la legittimità del copyright sulle copie dei contenuti presentati in tribunale come prova, una legittimità che secondo Camara andrebbe certificata per ogni singolo file MP3 portato a sostegno della posizione delle major con tanto di carte bollate provenienti direttamente dall’Ufficio del Copyright statunitense.

Alfonso Maruccia

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  • Ubunto scrive:
    Come se non pagassero già...
    Ma il traffico in uscita, i fornitori di contenuti non lo pagano già?Certa gente andrebbe linciata in piazza, se lo meritano.
  • gianni scrive:
    banda
    ma i "produttori di contenuti" nn la pagano la banda agli isp? quindi riassumendo gli isp prendono i soldi dall'utente e i dai "produttori di contenuti", quante volte vogliono prenderli??
  • Enjoy with Us scrive:
    Fossi un produttore di contenuti...
    .... farei presente che se gli ISP hanno tanti abbonati il merito è proprio dei fornitori dei contenuti, P2P in primis! Io non gli sgancerei neanche una lira, non ce la fanno? Aumentino il costo degli abbonamenti o taglino la banda degli stessi, sarà poi l'utente a scegliere l'opzione migliore!Quante volte vogliono guadagnare questi ISP?
  • pippuz scrive:
    il fine è sempre lo stesso
    far decidere non agli utenti, ma ai pezzi grossi dell'economia, quello che possiamo guardare e quello che non possiamo guardare. televisione 2.0, insomma.
    • atamata scrive:
      Re: il fine è sempre lo stesso
      quotissimo- Scritto da: pippuz
      far decidere non agli utenti, ma ai pezzi grossi
      dell'economia, quello che possiamo guardare e
      quello che non possiamo guardare. televisione
      2.0,
      insomma.
    • Sarchiapone scrive:
      Re: il fine è sempre lo stesso
      No, secondo me non è proprio la stessa cosa.Un content provider costretto a pagare, tendenzialmente sarà portato a fare accordi economici in esclusiva con gli isp e allora addio net-neutrality!Mentre se fosse l'utente a pagare una banda minima garantita, potrà decidere lui cosa vedere e cosa no.
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