P2P, la prevenzione si fa a scuola

Partita a Singapore la singolare campagna degli studios di Hollywood: con depliant e altre iniziative, agli studenti verrà spiegato perché usare il P2P è un rischio. MPAA spera che ci credano
Partita a Singapore la singolare campagna degli studios di Hollywood: con depliant e altre iniziative, agli studenti verrà spiegato perché usare il P2P è un rischio. MPAA spera che ci credano

Singapore – Da qualche giorno gli alunni che frequentano i 180 istituti scolastici superiori di Singapore hanno ricevuto un opuscolo nel quale l’ Intellectual Property Office of Singapore , aiutato dall’industria hollywoodiana della MPAA , vuole avvisare gli studenti dei rischi che si corrono nel condividere file protetti da copyright.

Oltre 200mila ne sono stati stampati e sono stati distribuiti anche nelle 23 biblioteche nazionali della grande città-stato. In particolare viene spiegato che la maggior parte delle applicazioni per il file-sharing obbliga l’utente, spesso inconsapevole, ad effettuare l’upload dello stesso file che sta scaricando, il che costituisce reato , e danno economico.

Sono due le ragioni che hanno spinto MPAA a fare pressioni sul governo isolano: in primis il fatto che dei sei miliardi di dollari USA di perdite registrate, più di uno provenisse dal mercato del sud-est asiatico; dalla vicina Kuala Lumpur (Malaysia) poi continua il traffico di DVD contraffatti, nonostante l’impegno degli ormai celebri cani sniffa cd .

Michael Ellis, direttore locale di MPAA, sostiene la necessità di questo progetto: molti clienti dei contrabbandieri cinematografici risiedono a Singapore e sono, a detta di Ellis, allo stesso livello di perseguibilità penale di chi spaccia stupefacenti.

Gli studenti di oggi – continua Ellis – sono coloro che un domani si troveranno a difendere la proprietà intellettuale di un qualcosa da loro creato, e il futuro che gli si prospetta è tutt’altro che roseo. Il problema di fondo è che la maggior parte dei ragazzi tende a non dar peso a queste tesi.

Va detto che non è la prima volta che Hollywood, per proteggersi, entra nelle scuole, e ora dagli States si è spostata nella lontana “Perla d’Oriente”, dove però non sembra trovare gli stessi consensi. Forse aveva ragione chi negli ultimi anni sosteneva che il piccolo stato asiatico affronta l’evoluzione della rete con profonda diffidenza , limitando la libertà dei propri utenti. E anche adesso ci sono blogger che si dicono totalmente contrari , oltre che infastiditi, a come il loro governo sta gestendo la questione pirateria.

Le autorità dell’isola si sono spesso distinte per azioni di censura e iniziative contro il peer-to-peer , ma soprattutto verso quei cittadini che intendevano avvalersi della rete per fare informazione: lo scorso anno sollevò attenzione la censura di un famoso blogger . Questa solerzia si è manifestata anche quando si è trattato di chiudere chat , controllare telefoni cellulari o minacciare chi esprime commenti non allineati .

Giorgio Pontico

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05 04 2007
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