Quel colabrodo di Skype

Le autorità austriache sarebbero riuscite in quello che ai vicini tedeschi non è stato possibile. Tracciare, ascoltare, loggare, registrare le chiamate VoIP attraverso la più nota applicazione del settore. E non solo
Le autorità austriache sarebbero riuscite in quello che ai vicini tedeschi non è stato possibile. Tracciare, ascoltare, loggare, registrare le chiamate VoIP attraverso la più nota applicazione del settore. E non solo

Altro che trojan di stato . Per tenere sotto controllo le chiacchiere su Skype, per arginare il montante pericolo del terrorismo , non occorre dividere le spese per comprare un software in grado di intercettare le conversazioni VoIP. Basta chiedere al produttore le chiavi di accesso a Skype: almeno è quanto ha fatto intendere un funzionario austriaco durante una recente conferenza sul tema delle intercettazioni, tenutasi in terra asburgica la scorsa settimana.

Come riporta Heise Online , un alto dirigente del ministero degli Interni austriaco ha chiarito che per il suo paese “non è un problema ascoltare le conversazioni via Skype”. Una affermazione che in un attimo riporta all’attualità le innumerevoli chiacchiere sull’ esistenza di una fantomatica backdoor del servizio di telefonia via Internet, da qualcuno ritenuta una bufala, da altri una possibilità concreta: ora più che in passato .

Heise rincara ulteriormente la dose, citando le dichiarazioni dell’emittente locale ORF: nella minuta del meeting sarebbe riportata a chiare lettere l’affermazione che “la polizia austriaca è in grado di monitorare le connessioni su Skype”, sebbene il ministero degli Interni abbia declinato l’invito a confermare o smentire questa informazione. Da parte sua, anche Skype ha preferito non pronunciarsi sull’argomento.

In ogni caso, prosegue la testata tedesca, all’evento erano presenti massimi rappresentanti di istituzioni e ISP. Obiettivo dell’incontro era “convincere i provider a consentire l’installazione di bridge di rete e computer nei propri nodi di rete, da usare per registrare e filtrare il traffico dati e trasmetterlo al ministero degli Interni attraverso un collegamento cifrato”. Per semplificare la questione, ai netizen indagati si dovrebbero assegnare IP fissi .

Se gli ISP non avessero voglia di collaborare, gli sarebbe stata promessa e prospettata una modifica alle leggi vigenti per costringerli convincerli a farlo. “La ragione addotta per non modificare subito la legislazione – chiarisce Heise – alla luce della attuale mancanza di una certa attività terroristica, è che non sarebbe possibile mobilitare il supporto politico per questo tipo di azione”.

Sempre secondo queste indiscrezioni, i funzionari sarebbero consci dei limiti che questo tipo di approccio avrebbe nella capacità di intercettare i pesci grossi del crimine: solo i malviventi più sprovveduti utilizzerebbero cifrature deboli come quelle contenute nei software come Skype, mentre le menti delle organizzazioni internazionali ricorrono senz’altro per le loro comunicazioni ad algoritmi e sistemi più complessi e più difficili da tracciare e decodificare.

A dispetto degli sforzi delle amministrazioni teutoniche, dunque, in Austria il processo di allestimento di un network parallelo di sorveglianza procederebbe spedito. Ufficiosamente sarebbero già due gli ISP che hanno accettato di installare questo tipo di apparecchiature nelle proprie centrali, anche se non mancano i comunicati ufficiali che fanno a gara a smarcarsi da un marchio di collaborazionismo che forse non costituirebbe la migliore pubblicità verso l’utente finale.

Luca Annunziata

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27 07 2008
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