RFID, ecco come oscurarli

Una nuova iniziativa potrebbe aprire uno spiraglio per la privacy dei cittadini taggati. Si potrà decidere più facilmente quando e come rendere leggibili i propri chip
Una nuova iniziativa potrebbe aprire uno spiraglio per la privacy dei cittadini taggati. Si potrà decidere più facilmente quando e come rendere leggibili i propri chip

Un gruppo di studenti dell’Università di Amsterdam, capitanato dalla laureanda in Fisica Melanie Rieback, sta mettendo a punto un dispositivo che, se si rivelerà efficiente, permetterà a chi lo utilizza di rendere illeggibili i tag RFID che si possono avere addosso, impedendo quindi che le informazioni contenute in essi possano diventare di pubblico dominio.

Il prototipo, le cui specifiche tecniche sono esposte qui , è stato presentato da poco nell’ambito di una conferenza a tema e ha funzioni difensive ispirate a quelle di un firewall tradizionale, ovvero evitare che qualcuno possa monitorare e/o controllare tutti i chippetti che, in un modo o nell’altro, vengono trasportati dall’utente-cittadino.

In sostanza, l’equipe olandese vuole permettere all’utente di gestire la “sicurezza” della propria privacy nel modo che preferisce, decidendo ad esempio chi può accedere a determinate informazioni. Una volta completato, RFID Guardian dovrebbe avere le dimensioni di un walkman e sarà alimentato a batterie.

Gli studenti hanno detto di aver trovato l’ispirazione in una dichiarazione in cui Katherine Albrecht, celebre esperta di RFID e autrice tra le varie cose di spychips : diceva, senza troppa ironia, di non volere che degli estranei possano scoprire, attraverso l’uso di questa tecnologia, che tipo di biancheria intima indossa e sapere se è raffreddata o ha il morbillo. Tuttavia alcuni, pur approvando, si domandano se effettivamente sarà possibile bloccare le trasmissioni dei chip.

Da tempo ormai il mercato dei chip ha spiccato il volo, in particolare negli USA, dove sono stati introdotti non solo in prodotti di consumo ma anche in documenti ufficiali, dove vengono usati per immagazzinare i dati dell’intestatario, come le patenti e gli ormai celebri e-passport, per non parlare delle applicazioni sottopelle che si vanno esplorando.

Anche l’Italia non è immune dall’ evoluzione dei radiochip e si assiste ad un aumento della vendita di prodotti “taggati”. Anche da noi si parla dell’introduzione di passaporti biometrici all’RFID, già caldeggiati negli States .

Giorgio Pontico

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09 04 2007
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