Roaming Zero, slitta l'applicazione delle nuove tariffe?

Dal 15 giugno le telco dovranno adeguarsi al roaming zero. Chiamare all'estero costerà come a casa, ma con qualche eccezione

Roma – Dal 15 giugno scatterà il Roaming Zero nei Paesi dell’Unione Europea come previsto dal Regolamento UE 2015/2120 del Parlamento europeo (“i fornitori di servizi in roaming non dovranno imporre alcun costo aggiuntivo al prezzo al dettaglio nazionale sui clienti in roaming in qualsiasi Stato membro”). Le tariffe all’estero applicate dagli operatori telefonici dovranno essere uguali a quelle domestiche. La fase di transizione ha comportato qualche difficoltà per gli operatori (e alcune diffide ) nella corretta applicazione delle novità. Il Berec (Body of european regulators for electronic communications) ha elaborato nuove linee guide che sostituiscono quelle previste per la fase di transizione ormai giunta agli sgoccioli.

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Le rimodulazioni tariffarie in questo caso dovranno andare a beneficio dell’utente finale nonostante siano contemplate alcune eccezioni . È evidente che queste siano invece volte a tutelare gli interessi delle telco. Secondo il regolamento è infatti prevista la possibilità che l’operatore applichi spese extra qualora il cliente stia consumando più del previsto (ovvero più di quanto solitamente spende a casa) oppure se sfrutta il cosiddetto “roam like home” per più di 4 mesi (a meno che non sia dovuto a questioni familiari o di studio che il cliente dovrà dimostrare). In questo caso l’operatore potrà applicare un sovrapprezzo di 19 cent al minuto, 20 cent al MB e 6 cent per SMS oltre a poter “tagliare” la quantità di GB sfruttabili per la navigazione all’estero.

Ma ciò che lascia più perplessi è una nuova “concessione” fino ad oggi non considerata: gli operatori entro il 15 maggio potranno chiedere una proroga per 12 mesi in presenza di una giustificata difficoltà economica all’adeguamento (perdite complessive di almeno il 3 per cento). Il Berec ha sviluppato un modello utile a determinare i margini di roaming sostenibili che sarà utilizzato per valutare costi ed eventuali perdite lamentate dall’operatore dinanzi alla volontà di sfruttare la proroga. Oltre al mero tema economico verranno considerati anche altri elementi tra i quali la concorrenza, l’appartenenza dell’operatore ad un gruppo internazionale e l’aver tratto il massimo vantaggio dalle regole del fair-use (ovvero le regole di buon utilizzo del roaming).

Secondo Antonio Nicita, commissario dell’Agcom, ciò potrebbe comportare uno slittamento dannoso per l’utente finale: “La nostra normativa limita molto le sanzioni che possiamo dare agli operatori che violano le regole del roaming o della neutralità della rete, ossia per quei temi non espressamente citati nel Codice delle comunicazioni elettroniche” – ha raccontato a Repubblica. C’è quindi il rischio che per gli operatori risulti più conveniente accollarsi una sanzione (o ovviamente chiedere la proroga) piuttosto che adeguarsi, come d’altronde era già accaduto nella fase di transizione.

Codacons dal lato suo non giustifica l’eventualità della deroga e promette di fare pressing sull’autorità garante affinché non conceda questa possibilità con facilità: “oggi i costi del roaming sono sensibilmente diminuiti, ma non esiste alcun giustificato motivo per concedere deroghe agli operatori italiani”- ha affermato Carlo Rienzi, presidente dell’associazione dei consumatori. Anche Aduc teme che le nuove regole del Berec finiranno per ritardare di un ulteriore anno la realizzazione del Roaming Zero . Timori privi di fondamento vista la situazione di mercato in Italia, almeno secondo il direttore generale della Dg Connect della Commissione UE Roberto Viola.

Mirko Zago
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