Vale la pena segnalare quanto emerge da un nuovo report pubblicato da NordVPN: l’Italia è salita alla posizione 10 nella classifica mondiale stilata sulla base delle conoscenze a proposito di sicurezza e privacy online. Abbiamo fatto un buon balzo in avanti rispetto allo scorso anno, quando ci eravamo classificati 13esimi. Il podio composto da Singapore, Polonia e Germania e Finlandia (le ultime due a pari merito) è comunque ancora lontano.
Italiani, sicurezza e privacy: come siamo messi?
Lo strumento di valutazione impiegato è il National Privacy Test che permette di mettere alla prova le proprie skill. Include un totale di 24 domande su temi come app e autorizzazioni, interazioni con i social, policy sul trattamento dei dati, accesso alle reti pubbliche, gestione degli account, condivisione delle informazioni e altro ancora.

Tornando alle statistiche, dallo studio emerge che il 75% degli italiani sa quanto sia importante aggiornare le applicazioni e il 97% come creare una password robusta. Questo, nonostante molti ancora si ostinino a utilizzare 123456 come codice di accesso ai profili, la propria data di nascita o il nome dei figli.
Cosa possiamo ancora migliorare
Tutto bene, dunque? Non esattamente, perché c’è ancora un ampio margine per migliorare. NordVPN afferma che quasi nessuno, tra i nostri connazionali, è in grado di individuare correttamente l’insieme degli strumenti necessari a proteggere la privacy online. E non solo, ci piazziamo anche sotto la media globale quando si tratta di valutare le capacità nel riconoscere le truffe basate sull’intelligenza artificiale e gli ormai molto diffusi deepfake prodotti dall’AI. Di seguito il commento di Marijus Briedis, Chief Technology Officer di NordVPN che abbiamo incontrato e intervistato durante il nostro recente viaggio a Vilnius, nella sede di Nord Security.
La sicurezza digitale non si limita più alla semplice conoscenza delle regole. Con un’intelligenza artificiale che rende le truffe sempre più credibili e la raccolta dei dati sempre più difficile da percepire, le persone sono chiamate a chiedersi quali informazioni servano davvero a un servizio, quanto siano affidabili i contenuti che incontrano e quale protezione garantisca concretamente uno strumento per la tutela della privacy. Il passo successivo dell’alfabetizzazione digitale non sta solo nel riconoscere le minacce, ma nel cogliere quando qualcosa che appare normale merita un secondo sguardo.
In sintesi, prendendo in considerazione gli italiani, dalla ricerca emerge che il 6% di noi rientra nella categoria dei cosiddetti Vagabondi Cyber con conoscenze minime in fatto di sicurezza. Il 68% è invece descritto come Turisti Cyber, con una consapevolezza di base accompagnata da qualche errore comune di troppo. Ci sono poi gli Avventurieri Cyber a coprire il 24% della quota e solo il 2% che può vantare lo status di Cyber Star.