Spotify doppia Apple Music e si prepara all'IPO

Con 60 milioni di utenti registrati al servizio, Spotify ha nettamente superato il principale avversario. La quotazione in borsa è il prossimo passo, ma prima occorre convincere le major
Con 60 milioni di utenti registrati al servizio, Spotify ha nettamente superato il principale avversario. La quotazione in borsa è il prossimo passo, ma prima occorre convincere le major

I servizi di streaming musicale si contendono fette di mercato sempre maggiori. E la classifica del migliore si gioca sul filo del rasoio. I due a contendersi il podio sono Spotify e Apple Music . Quest’ultimo scalzato dal concorrente per quanto riguarda il numero di utenti paganti: oltre 60 milioni . È quanto si apprende dall’ aggiornamento appena pubblicato dalla piattaforma. Apple Music a giugno contava 27 milioni di sottoscrittori, che ora presumibilmente hanno superato i 30. Spotify da marzo a luglio ha galoppato forte, riuscendo ad acquisire ben 10 milioni di utenti.

Spotify

Il servizio ha ormai acquisito una degna maturità testimoniata anche dall’elevato numero di utenti che usano il servizio attivamente in oltre 60 Paesi. Considerando anche gli utilizzatori della versione gratuita il suo pubblico vanta oltre 140 milioni di persone . La forza del servizio è rappresentato evidentemente dalla facilità di utilizzo, dalla vastità dell’archivio (oltre 30 milioni di canzoni) in continua espansione e dal prezzo contenuto del servizio in abbonamento (meno di 10 euro al mese).

Ma dalla sua parte Spotify ha anche il “riconoscimento” delle major, che volenti o nolenti accettano ormai di far cassa anche approfittando di questo tipo di servizi. D’altronde, se la vendita di musica è aumentata dell’11 per cento , pari a 7,7 miliardi di dollari negli USA nell’ultimo anno (stando alla Recording Industry Association of America), è anche merito loro. La forza che Spotify ha acquisito gli permette di dettare regole e soprattutto stabilire fee più elevate per le major . Allo stato attuale viene riconosciuto alle case discografiche il 55 per cento dei proventi, contro un più generoso 58 per cento di Apple Music (seppur in via di ricontrattazione ).

La strategia adottata dalla piattaforma sembra essere ora orientata ad una contrattazione specifica con le tre principali case discografiche mondiali. Il recente tentativo di accordo con Sony Music testimonia questa intenzione, così come il già siglato accordo con Warner Music. L’ultima etichetta che manca all’appello è Universal Music Group. Raggiunto questo obiettivo e garantito un piano di crescita economico e di performance stabile, Spotify potrà quotarsi in borsa . L’intenzione di avanzare una IPO era già stata comunicata a maggio, per un valore di 13 miliardi.

I prossimi passi per l’avanzata? Puntare maggiormente sui podcast che garantiscono tempi di permanenza sull’app più lunghi e aprono nuove partnership (che esulano dal coinvolgimento delle major). I competitor SoundCloud e Pandora lo stanno già facendo. E forse tornare a puntare sul video live, dopo l’abbandono del test condotto in Europa. Ancora una volta video e musica potrebbero rappresentare un’interessante opportunità. YouTube del resto ce l’ha fatta su entrambi i fronti.

Mirko Zago

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02 08 2017
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