UK, il dragaggio del traffico è vicino?

Virgin Media non ci sta, non accetta l'etichetta di ISP anti-neutralità, e argomenta: necessario controllare il flusso di bit
Virgin Media non ci sta, non accetta l'etichetta di ISP anti-neutralità, e argomenta: necessario controllare il flusso di bit

“Questa roba della net neutrality non è che una manica di balle”: la sortita del dirigente di Virgin Media, Neil Berkett, risale a pochi mesi fa. Ora sembra potersi materializzare in una discriminazione di bit sul traffico Internet dei suoi utenti del Regno Unito.

A snocciolare dettagli sui piani per il prossimo futuro di uno dei maggiori provider britannici è The Register : Virgin Media, insieme all’ introduzione di servizi che fanno gola al mercato, sembra ammettere che nell’infrastruttura si insinuerà un sistema di controllo del traffico degli utenti. Che potrebbe impedire agli utenti di sfruttare appieno i servizi per cui hanno pagato.

Virgin Media sfrutta tuttora un meccanismo per tutelare l’infrastruttura dalla congestione innescata dagli utenti più avidi di banda, ma non si spinge a ispezionare i pacchetti: nonostante il Regno Unito non impedisca agli ISP di impugnare tecnologie di deep packet inspection, Virgin Media si limita ora a ridimensionare a monte le pretese dei netizen che mungono il proprio abbonamento fino all’ultima goccia. Ma all’orizzonte sembrano stagliarsi sistemi decisamente più invasivi: “La banda larga è diventata fondamentale per fornire servizi di home entertainment – ha spiegato un dirigente di Virgin Media – e stiamo esplorando nuovi modi per migliorare la nostra offerta, fra cui il monitoraggio intelligente e sistemi che ci consentano di capire come le persone sfruttano i nostri servizi di connettività”. The Register tira le somme: il protocollo BitTorrent sarà la prima vittima del sistema di controllo che Virgin Media medita di introdurre a metà del prossimo anno.

A completare il quadro ci sarebbe il fatto che Virgin Media stia meditando di offrire un servizio P2P per il download legale di musica, contingenza che farebbe il paio con l’atteggiamento mostrato dai provider nei confronti dell’industria dei contenuti. Se molti provider del Regno Unito, pressati dalle autorità , si erano fermamente opposti all’eventualità di agire da cani da guardia sui comportamenti online degli utenti, Virgin Media è stato il primo ISP a collaborare con l’industria del copyright e a farsi ambasciatore dei titolari dei diritti violati, tempestando di lettere e di avvertimenti gli utenti più irrequieti. Eventualmente suggerendo di estinguere la loro sete di contenuti attingendo, per l’appunto, a servizi di download legale.

Virgin Media non sembra limitarsi a voler spremere i propri utenti solo sul fronte dei contenuti: il Guardian riferisce che l’ISP avrebbe accennato alla possibilità di cominciare a monetizzare i propri utenti racimolando informazioni riguardo alla loro vita di rete e rivendendola ad inserzionisti interessati a colpire target mirati. Se la pratica del behavioral advertising è contestata da più fronti, le autorità del Regno Unito hanno dato il via libera a quelle che i difensori della privacy non hanno esitato a definire delle vere e proprie intercettazioni. Tanto che British Telecom, che di soppiatto aveva avviato sperimentazioni già negli scorsi anni, medita di implementare il servizio a pieno regime.

Ma Virgin si è affrettata a rettificare il tiro dei media britannici. “Non è vero – ha assicurato un portavoce dell’ISP a Wired – non abbiamo pianificato alcun cambiamento nella nostra policy di gestione del traffico”. Non è dato sapere se la smentita di Virgin Media basterà a placare le apprensioni dei consumatori che già smaniavano per scaricare un film in meno di cinque minuti.

Gaia Bottà

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17 12 2008
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