Un brevetto minaccia il mondo Linux?

Una società di IP licensing ha trascinato in tribunale Red Hat e Novell accusandole di violare, con i rispettivi sistemi operativi Linux-based, un brevetto relativo alle GUI. Groklaw parla già di SCO II
Una società di IP licensing ha trascinato in tribunale Red Hat e Novell accusandole di violare, con i rispettivi sistemi operativi Linux-based, un brevetto relativo alle GUI. Groklaw parla già di SCO II

Marshall (USA) – C’è chi, come Microsoft , da lungo tempo abbaia ma non morde, e chi invece azzanna senza preavviso. È questo il caso di IP Innovation, che lo scorso venerdì ha intentato un’azione legale contro i due più grossi vendor di Linux, Novell e Red Hat , accusandoli di violare un suo brevetto relativo alle interfacce grafiche utente.

L’oggetto del reclamo è il brevetto numero 5.072.412 , intitolato “User interface with multiple workspaces for sharing display system objects”, ed è lo stesso su cui lo scorso aprile IP Innovation ha imbastito una causa contro Apple : causa conclusasi a giugno con un accordo extragiudiziale .

Nel testo dell’azione legale, pubblicato qui da Groklaw.net , IP Innovation afferma che Novell e Red Hat stanno utilizzando la tecnologia descritta nel brevetto ‘412 all’interno dei propri sistemi operativi Linux-based: la società manca tuttavia di specificare quale sia il software in violazione. È ipotizzabile che si tratti dei desktop environment GNOME e KDE , entrambi integranti un gestore di desktop multipli con funzionalià molto simili a quelle descritte nel brevetto di IP Innovation.

Diverse fonti non hanno esitato a definire questa causa “contro Linux”, anche se in realtà Linux – inteso nella sua accezione più corretta come kernel – non sembra affatto coinvolto nella questione . È pur vero, tuttavia, che gestori di desktop multipli sono utilizzati nella stragrande maggioranza dei sistemi operativi Linux-based sul mercato. Anzi, si può aggiungere che questo tipo di software sia adottato da praticamente tutte le piattaforme Unix dotate di interfaccia grafica : il già tirato in ballo Mac OS X ne è un esempio.

Il fatto che IP Innovation abbia citato in giudizio solo i due maggiori distributori di Linux non sorprende: gli altri vendor del Pinguino sono quasi tutti molto piccoli e, al pari di progetti come GNOME e KDE, difficilmente potrebbero far fronte al pagamento di risarcimenti.

Sia Red Hat che Novell affermano che i propri clienti possono beneficiare di solide protezioni legali , e non devono dunque temere eventuali rivalse di IP Innovation nei loro confronti.

IP Innovation è una sussidiaria di Acacia Technologies , ben nota nel panorama IT per i frequenti contenziosi legali con cui tenta di far fruttare il suo gonfio portafoglio di proprietà intellettuali. Si pensi che nel solo terzo trimestre dell’anno le società del gruppo Acacia risultavano impegnate in 33 diverse cause , alcune delle quali vedono coinvolte aziende come Toshiba, Intel, Barnes & Noble, Verizon, Symantec, Gateway ed eBay.

Va detto che IP Innovation, come la maggior parte delle società che fanno parte del gruppo Acacia, non sviluppa né produce alcunché : i suoi unici profitti derivano dalla concessione in licenza di tecnologie acquistate da terzi (quella coperta dal brevetto ‘412, ad esempio, fu sviluppata da Xerox ). Nell’industria tali società vengono comunemente bollate con il nomignolo di “patent troll”, perché il modo con cui traggono vantaggio dall’attuale sistema americano dei brevetti viene da molti considerato sterile e dannoso per l’innovazione .

Groklaw evidenzia alcuni presunti collegamenti tra Acacia e Microsoft : in particolare, risulta che proprio di recente la prima abbia accolto tra le proprie file almeno tre ex manager di BigM , due dei quali sono stati nominati vice presidenti. “A luglio un dirigente di Microsoft arriva in Acacia; il primo ottobre ne arriva un secondo, un esperto di brevetti. Il 9 ottobre, IP Innovation, una sussidiaria, fa causa a Red Hat e a Novell. Ce n’è abbastanza per definire Acacia un’amichetta di Microsoft”, si legge sul celebre blog paralegale. “Credo che SCO II sia arrivata”.

Tali sospetti erano già stati avanzati anche in relazione a SCO Group , ma quelli odierni – per altro già smentiti da Microsoft – appaiono decisamente più deboli e stiracchiati : prima di tutto perché tra le società trascinate in tribunale compare anche Novell, che solo pochi giorni fa il CEO di Microsoft, Steve Ballmer, ha definito “la nostra migliore alleata nel panorama open source”; ed in secondo luogo, perché il gigante di Redmond trarrebbe ben pochi vantaggi da un’eventuale vittoria legale di IP Innovation . La tecnologia di gestione dei desktop multipli rappresenta infatti un componente tutto sommato marginale nel vasto ecosistema di tecnologie Linux, e di certo non può essere utilizzato per scuotere il mercato di questo sistema operativo. Ben diverso sarebbe se il brevetto della sussidiaria di Acacia colpisse direttamente il cuore di Linux, ovvero il kernel, magari in una sua parte cruciale.

Qualcuno ricorda poi come non molto tempo fa, poco più di un paio d’anni, persino la stessa Microsoft sia rimasta impigliata nella rete legale di Acacia . E dunque, si chiedono in molti, perché IP Innovation si è fatta avanti proprio ora?

“Parafrasando lo scrittore Alessandro Baricco, è solo caduto l’ennesimo quadro attaccato al muro”, dichiara a Punto Informatico Patrizio Tassone , direttore editoriale della rivista Linux&C . “Red Hat, che non ha alcun accordo con Microsoft, adesso è sullo stesso piano di Novell: entrambe le società appartengono all’ OIN (Open Invention Network), che dovrebbe fare da scudo per cause legate a presunte violazioni del software open source. Ma in questo caso un portafoglio di brevetti da contrapporre a IP Innovation è inutile: quest’ultima, non essendo una software house, non può essere contrattaccata con le sue stesse armi, a meno di non tentare di invalidarne il brevetto. Ma con un precedente come l’accomodamento con Apple, questa ipotesi appare assai remota”.

“Quante altre Acacia ci sono là fuori? È stata effettuata una seria analisi dei rischi reali da parte delle grandi distribuzioni? Ancora: non si trattava di una causa prevedibile, visto che IP Innovation aveva già bussato alla porta di Apple? Possibile che nessuno avesse valutato in maniera anche solo marginale questa eventualità?”, si domanda Tassone. “La questione è che se c’è una tecnologia brevettata, e quel brevetto è valido, o si acquista in licenza o non si usa. Non ci sono alternative. Per quanto riguarda Microsoft, chissà che il gigante non ci stupisca, arrivando magari a stringere accordi direttamente con Acacia per proteggere Novell, mostrando così al mondo, e a Red Hat in primis, cosa voglia dire mettersi sotto la propria protezione. Oppure potrebbe stare a guardare, vedere l’esito della causa e sperare che questo piccolo problema possa incrinare il mercato open source”.

Come ultima nota va detto che sebbene Groklaw paragoni l’iniziativa di IP Innovation a quella di SCO, la campagna legale di quest’ultima era incentrata sulla violazione di copyright e di contratti, non sui brevetti. Questa, secondo gli esperti, è la prima volta che una causa per violazione di brevetto colpisce la piattaforma Linux.

Alessandro Del Rosso

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