USA, Second Life sconfina in un tribunale federale

Un utente pretende di risolvere in tribunale i suoi attriti con Linden Labs: i termini del contratto sarebbero poco chiari, il selvaggio West dei mondi virtuali deve sottostare alla legge. E il tribunale non si tira indietro
Un utente pretende di risolvere in tribunale i suoi attriti con Linden Labs: i termini del contratto sarebbero poco chiari, il selvaggio West dei mondi virtuali deve sottostare alla legge. E il tribunale non si tira indietro

Non si placa la disputa riguardo alla proprietà degli appezzamenti di pixel di Second Life : Linden Lab, azienda-demiurgo del metamondo, continuerà a difendersi presso un tribunale federale, segnala Alfonso Fuggetta, linkando un articolo di ArsTechnica . Il metamondo sconfina nel mondo reale non solo in termini psicologici , per questioni economiche , organizzative o tributarie , per ritorni d’immagine : anche giudici e avvocati iniziano a scontrarsi con il gioco di scatole cinesi di lande di pixel, di valuta virtuale convertibile in denaro reale, di persone che traggono di che vivere impartendo istruzioni a simulacri di sé al di là dello schermo.

Il contenzioso era stato aperto da tale Marc Bragg. Disinvolto immobiliarista virtuale, Bragg aveva accumulato un territorio di pixel per un grande valore, e vi aveva edificato, a mezzo script, palazzi e abitazioni da rivendere agli avatar del metamondo. Un’operazione contemplata dalle condizioni di utilizzo di Second Life: il patrimonio di proprietà intellettuale sulle creazioni che risiedono nel metamondo sembra spettare interamente all’utente, che può disporne come ritiene opportuno. Ma Linden Lab aveva congelato l’account di Bragg, ne aveva requisito i territori senza addurre motivazioni, né rifondere i danni.

A giustificazione del provvedimento di Linden Lab, c’è da osservare che Bragg aveva trovato una scorciatoia per acquistare a prezzi stracciati: manipolava gli indirizzi della pagina delle aste e acquistava territori non ancora sul mercato, un aspetto della questione fin qui trascurato dal tribunale a cui lo stesso Bragg si è rivolto.

Linden Lab, negli scorsi mesi, aveva tentato di sgonfiare il caso facendo leva su tecnicismi legali, richiedendo l’intervento di un collegio arbitrale per risolvere la controversia, senza ricorrere alla magistratura ordinaria. Bragg non si è lasciato intimorire: ha chiesto supporto economico e legale e ha perseverato nel suo intento. Ritiene di doversi ergere a difensore di tutti coloro che agiscono nei mondi virtuali: il suo caso potrebbe tradursi in un precedente dalle molte conseguenze .

E il tribunale non si è sottratto alle sue responsabilità, lo si è appreso da un documento emesso nei giorni scorsi: il contenzioso non verrà affidato ad arbitri esterni, nominati dalle rispettive parti. A sorpresa, il giudice federale incaricato di valutare la questione, Eduardo Robreno, sembra districarsi con disinvoltura fra i livelli di realtà su cui si fonda il metamondo: non acconsentendo alle richieste di Linden Lab, ha dichiarato che il caso non è affatto chiuso .

Sono in discussione le condizioni di utilizzo del servizio, e vanno chiarite, in maniera da tutelare l’utente. I gestori del metamondo le avrebbero redatte intenzionalmente in maniera torbida, in modo da potersi arrogare poteri spropositati. Fino ad ora considerato un dittatore benevolo, Linden Lab costringerebbe gli utenti ad accettare condizioni che, fra le righe, permettono all’azienda di agire come una divinità volubile , che dà e che toglie. Ma la legge degli uomini non contempla diritti divini.

Linden, che costruisce il suo impero sull’operato creativo degli utenti, avrebbe la libertà di agire come un feudatario senza scrupolo, trattando gli utenti come mezzadri, di cui disporre a proprio piacimento. Bragg ha configurato i mondi virtuali come un selvaggio West . Un Far West in cui non ammette di aver agito da pioniere approfittando di terre vergini senza legge, ma per il quale reclama l’emergenza di un governo che ne tuteli i cittadini. Una affermazione a cui fa eco quella del giudice Robreno: “Se le proprietà sono virtuali, la disputa è reale”. E come tale verrà regolata.

Gaia Bottà

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04 06 2007
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