YouTube è anche a pagamento

di G. Niola - L'offerta premium parte da 53 canali. Ma non stravolge la natura del tubo. Serve più che altro a garantire che chi vuole fare le cose in grande trovi il modo restando su YouTube

Roma – Dal proprio blog YouTube ha fatto il più clamoroso e contemporaneamente più atteso degli annunci. Da ieri ha aperto i canali a pagamento.
Solo sul territorio statunitense 53 dei suoi canali passano a pagamento. Chi vuole vedere Sesame Street , Ultimate Fighting Champion (sono i due più noti e pesanti), Cars.tv , Jim Henson family TV , Gaydirect ecc, dovrà pagare 0,99 dollari al mese (ovviamente attraverso Google Wallet), cifra da dividersi tra aggregatore e proprietario del canale secondo una proporzione che, stando a Wired , penderà a favore del secondo. Per quella cifra gli utenti avranno diritto a vedere i suddetti canali su tutti i loro device (basta loggarsi con i propri nome utente e password), ovviamente senza pubblicità, inoltre per chi decidesse di pagare tutto l’anno subito è previsto uno sconto.

Questi 53 canali sono le lepri che fanno da apripista, le cavie per un sistema che ben presto diventerà una funzione attivabile da tutti i partner, ovvero tutti quei canali a cui il grande aggregatore concede (in ragione del loro successo) le funzioni avanzate e quindi la possibilità di condividere con Google gli introiti pubblicitari dei propri video. Dal lato utente quel che è importante, è evidente ed è stata una scelta precisa di Google, sono i 14 giorni di prova gratuita nei quali è possibile guardare il canale senza pagare. YouTube abbraccia il modello shareware e non rinuncia a mostrarsi, cioè non dimentica che la prima cosa è essere visti e la seconda è fare denaro.

Il cambiamento era molto atteso anche perchè in linea con tutte le innovazioni che abbiamo visto negli ultimi anni. Prima i milioni di dollari di finanziamento ai propri canali, poi l’apertura di studios in diverse location, i film a pagamento e ancora il redesign del sito con maggiore enfasi su certi tipi di contenuti (quelli professionali) a discapito di altri.

YouTube però al momento non gareggia con Netflix, perchè non propone la visione di qualcosa di noto e ricercato, non punta cioè su TV e cinema ma continua a dare fiducia e insistere con forza sempre maggiore sui propri talenti, su quanto ha creato e coltivato nel tempo all’interno del proprio vivaio. Troppo spesso infatti i successi del tubo vanno a cercare il vero denaro altrove, troppo spesso (specie al di fuori degli Stati Uniti) i partner che capiscono di poter aspirare a contratti di altro tipo su altre piattaforme vengono inglobati dalla televisione, attirati da altri fondi e altri stipendi. I nuovi canali a pagamento sono un modo per tenere dentro di sè i propri pezzi più pregiati, dare un motivo in più per continuare a produrre dentro YouTube, un motivo che sa di denaro.

Dall’altro lato è anche l’ennesima mossa per avvicinare il proprio modello di business a quello dei canali via cavo o satellitari. Perchè come per quel tipo di canali anche per quelli di YouTube è molto più facile ottenere dei sottoscrittori se molto “verticali”, cioè dotati di una programmazione caratteristica, di nicchia, facilmente individuabile e che garantisca all’utente una selezione di suo gradimento. Nessuno paga per una webserie che non conosce, ma per un abbonamento ad un canale con tanti contenuti che sa che gradisce (in cui ci sarà quella stessa webserie) magari sì.

Da tutto ciò dovrebbe essere evidente che questa mossa non significa la fine del tubo come lo conosciamo, ma una sua evoluzione che non ha motivo di uccidere quanto di buono avvenga nell’altro terreno (decisamente più esteso, vasto, inesplorato, stimolante e sorprendente), quello dei contenuti amatoriali, le varie declinazioni dell’UGC in cui prosperano meme e videocompilation fatte malissimo ma attraenti come calamite. Il reame dei gattini non verrà toccato da tutto questo, almeno non più di quanto sia stato colpito dal redesign del sito (quello sì poteva essere un colpo forte). Si tratta del ventre di YouTube, la base del suo successo, il grosso del suo traffico e il cuore del suo potenziale. Una forza intoccabile.

Da Google stanno solo lavorando ad un’offerta premium che li faccia entrare nei salotti migliori a parlare con gli sponsor migliori, al momento, senza sporcarsi le mani con le star, gli agenti e il sistema di licenze dei contenuti di Hollywood.

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo

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  • Skywalkersenior scrive:
    Ghiaccerà l'inferno...
    ...prima che la stessa cosa venga, non dico realizzata, ma anche solo proposta (seriamente) in Italia.
    • tucumcari scrive:
      Re: Ghiaccerà l'inferno...
      - Scritto da: Skywalkersenior
      ...prima che la stessa cosa venga, non dico
      realizzata, ma anche solo proposta (seriamente)
      in
      Italia.(rotfl)(rotfl)Scusa ma non potevo trattenermi...
  • deluso scrive:
    Povero PI
    Avete notato il vero crollo di commenti e post su PI?Peccato non era un brutto sito prima che lo pasticciassero per "modernizzarlo"... certo arrivare su certe notizie dopo giornali generalisti come il corriere e il sole24 ore pure pesa....Perchè non prendono spunto da Tom's Hardware o da Hardware Upgrade?
  • Il declino scrive:
    Il declino di PI
    Avete notato il vero crollo di commenti e post su PI?Peccato non era un brutto sito prima che lo pasticciassero per "modernizzarlo"... certo arrivare su certe notizie dopo giornali generalisti come il corriere e il sole24 ore pure pesa....Perchè non prendono spunto da Tom's Hardware o da Hardware Upgrade?
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