2009, Fuga dal Googleplex

Ex dipendenti della Grande G si raccontano in un gruppo di discussione. Molti di loro hanno mollato, oppressi dalle inefficienze, subissati di lavoro, scontenti del proprio stipendio

Roma – Abbandonano gli sconfinati open space e le suppellettili colorate, decidono di rinunciare alla piscina e ai luculliani pasti a base di alimenti biologici . Lasciano Mountain View perché la Grande G non offre loro abbastanza, perché è un moloch capace di assorbire tutta l’energia vitale che li anima.

Pathfinder Linden - Googleplex A scandagliare fra le motivazioni che hanno spinto gli ex dipendenti di Google ad abbandonare la nave è Techcrunch , che ripubblica il thread di un gruppo di discussione privato. Le voci che si alternano parrebbero essere sincere e accorate, le storie raccontate sembrerebbero provenire da dipendenti del Googleplex che hanno cambiato vita.

In molti erano affascinati dall’alone di dinamismo e di freschezza che aleggia intorno alla Grande G e che la rende un brand riconoscibile e amato , in molti ambivano ad investire il proprio afflato creativo in un’azienda nella quale militano mostri sacri che si potrebbero incrociare all’ombra di un Tech Spot , in attesa della celere riparazione dei propri strumenti di lavoro.

Ma il primo contatto con la Grande G è bastato a temperare gli entusiasmi e a svilire le ambizioni: il processo di assunzione , sovente celebrato come uno dei migliori al mondo, a parere dei dipendenti è estenuante. “Inefficiente” e “interminabile”, “ridicolo” e “doloroso”, così lo definiscono i lavoratori che avrebbero abbandonato Mountain View e le sue ramificazioni, nonostante si fossero guadagnati con successo uno spazio nel Googleplex.

È inoltre l’atteggiamento che Mountain View sembra nutrire nei confronti del vile denaro uno dei principali motivi che ha spinto i presunti dipendenti ad abbandonare: “Le persone non lavorano a Google per i soldi – parafrasa un ex dipendente le parole del CEO Eric Schmidt – lavorano a Google perché vogliono cambiare il mondo”. Con queste giustificazioni, racconta il fuoriuscito, i vertici della Grande G avrebbero soprasseduto su un aumento dei benefit promessi ai dipendenti, e che sarebbero costati a Google 22 milioni in più all’anno, ovverosia, calcola un altro dipendente, l’1 per cento dei profitti dell’azienda. Se non tutti i profili lamentano stipendi inadeguati, sottolineando come gli ingegneri possano contare su gratifiche monetarie, si tratta di una situazione sperimentata anche da dipendenti di divisioni estere della Grande G: “Offrivano uno stipendio decisamente troppo basso per sopravvivere a Singapore – ricorda Issara, reclutato da Google – mi è sembrato che l’immagine che il mondo si è costruito di Google non corrisponda ai comportamenti dell’azienda sul posto di lavoro”.

L’ambiente di Google, racconta Shelby, che ricostruisce i suoi mesi di lavoro, è estremamente burocratizzato e gerarchico ; altri dipendenti raccontano di manager che creavano compartimenti stagni e attriti fra la forza lavoro; altri, da Londra, parlano altresì di una crescita vertiginosa della struttura aziendale, crescita che ha portato inevitabilmente alla proliferazione di manager che non hanno piena cognizione di causa dell’ambiente in cui lavorano. Dirigenti che in molti casi vengono ricordati con “moti di disgusto” per gli “atteggiamenti moralizzatori” che li pervadevano.

Pathfinder Linden - Google Soda Ma non mancano le voci dei dipendenti entusiasti, di coloro che rammentano con piacere l’ ambiente informale e confortevole , sicuro e stimolante in cui hanno vissuto parte della loro carriera lavorativa. Ricordano sciate aziendali e lezioni di cioccolateria, tessono lodi dell’equilibrio perfetto che bilanciava la vita lavorativa e la vita personale. Mountain View, c’è chi assicura nel thread, è popolata da una vita sociale brulicante : i dipendenti si fermano al lavoro, i progetti più interessanti e stimolanti fanno da catalizzatore per innescare la reazione con cui la vita lavorativa si compenetra con gli spazi personali. Ma di contro c’è chi ha deciso di “non sacrificare la propria felicità personale e le ambizioni per la propria carriera, nemmeno in cambio di tutto il tè kombucha che si poteva bere gratuitamente”.

Google, sottolineano in molti, è capace di assorbire tutta la vita del dipendente, forse per le aspettative che i suoi dipendenti nutrono nei confronti dell’azienda. Mountain View è totalizzante : “Appena entrato mi è sembrato di essere inghiottito da un gigante borg, mi sembrava di non esistere mentre guardavo le persone che si affollavano qua e là con i loro laptop”. “Dopo 5 mesi – ricorda il dipendente inghiottito – ho lasciato Google”.

Gaia Bottà

fonte immagini: qui e qui

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  • lucolan scrive:
    Articolo pieno di errori
    Leggo Punto Informatico da parecchi anni, ma credo senza sbagliare che questo sia uno degli articoli più sballati della storia. :o
  • blackshard scrive:
    L'articolo è tutto sbagliato
    L'articolo è tutto sbagliato.Il 740G è il chip vecchio e il 760G è il chip nuovo. Nell'introduzione questo viene già detto, ma poi nel testo si fa continuamente riferimento al 740G come se fosse il nuovo chipset.Il nuovo chip (il 760G) non incorpora, come si scrive erroneamente nel testo, il southbridge SB700, al massimo ci viene accoppiato.Poi le mainboard che lo monteranno sono normali socket AM2+ che possono montare Sempron, Athlon e Phenom, non solo athlon x2.Infine dubito che il prezzo del solo chip all'ingrosso sia di 80 dollari (forse di 8 dollari...), visto che una mobo intera che lo monta costerà molto meno, essendo un chip destinato ad uso prettamente Office (per il quale il 3D e l'HD non servono si spera...)
  • Lilith scrive:
    è il chipset 760g non il 740g
    come da oggetto, ci sono alcuni errori nell'articoloil 740g è un die shrink del 690g che implementava una grafica radeon x1250
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